La Rappresentante Di Lista Bu Bu Sad
2015 - Garrincha Dischi
“Wooooow!”, è la prima cosa che mi è venuta da pensare mentre ascoltavo questo disco. Finalmente un album completo: testi intelligenti e non un accozzaglia di parole messe una dietro l'altra, musiche complesse e un timbro vocale particolare che accompagna una voce potente.
A rapirmi, sin dalle prime cinque parole “qui piove miele e rose”, è il secondo album de La Rappresentante Di Lista: Bu Bu Sad. Il disco, prodotto in collaborazione con Roberto Cammarata è uscito il 4 Dicembre per Garrincha Dischi.
Già il primo lavoro, (Per la) via di casa, mi aveva colpito, aveva forza espressiva, testi intelligenti e molta intimità. Ma nonostante, questa complessità, le melodie erano scarne e composte pochi elementi. Con Bu Bu Sad siamo su un altro registro, probabilmente anche su un altro pianeta.
L' album, come il precedente, è scritto da quattro mani, quelle di Veronica Lucchesi, voce, cori, synth e percussioni, e di Dario Mangiaracina, guitalele, pianoforte, fisarmonica, farfisa, synth e cori che, dal 2011, lavorano insieme come La Rappresentante di Lista. A loro, da quest'anno si sono aggiunti Marta Cannuscio, batteria e cori, e Enrico Lupi, tromba, piano e synth. Da duo si sono evoluti in una band vera e propria.
Ogni spazio vuoto che potevamo trovare nelle canzoni precedenti è stato riempito. La Rappresentante di Lista non si sono snaturalizzati, anzi hanno sviluppato alla massima potenza quello che già era sottilmente accennato nell'album precedente.
Infatti Veronica e Dario, negli anni, hanno creato un suono che va al di la della semplice canzonetta, un suono che cerca di fuggire a qualsiasi classificazione generica. L'offerta è variegata e in Bu Bu Sad, niente fa a pugni con niente, tutto è armoniosamente concentrato in otto brani molto belli. Il pop, il folk, l'electro, l'etno, il cantautorato, solo per citarne alcuni, creano un ottimo mix per qualsiasi ricetta.
I testi sono ironici, poetici e intelligenti “ l'ispirazione nasce da tutto quello che questo e l'altro mondo ci sbattono addosso, dalle quattro mura di casa, dal particolare che spiega l'universale”.
Il disco si apre con Guardateci tutti sintesi perfetta di quello che sarà il resto dell'album: arrangiamenti nuovi da gruppo strutturato, un misto di melanconia, atmosfere sognanti e testo che entra subito in testa. Un cantato che rimane in bilico tra la rabbia e la gioia e un verso che, seppur semplice, ha una forza mostruosa “Eccoci: siamo fradici di gioia”.
Il secondo pezzo è Cosa farò?, un incipit funky e una melodia rock/r&b per un tema per niente facile, qual'è il nostro posto qui? C'è confusione. La voce di Veronica si fa travolgente, un altalena di dolcezza e urla.
Passiamo poi ad una delle mie preferite Apriti Cielo!, primo singolo estratto dall'album: “Apriti Cielo! è l’invocazione di un evento straordinario, quasi impossibile, magico. È come invocare la pioggia. Preannuncia la bufera. Se il cielo si apre, piangiamo la pioggia e facciamo tempesta anche sotto i fulmini di un disastro. Poi, che vada via qualche nuvola per lasciarci intravedere l’arcobaleno!”. Le melodie continuano su un registro funky r&b e il riff entra in testa e non esce più, è un pezzo che volente o nolente si continua a canticchiare in loop. Sarebbe perfetto per un passaggio in radio.
Siamo ospiti inizia con atmosfere lontane ed esotiche nonostante, la voce rotta, racconti della precarietà delle situazioni umane: oggi siamo qui e chissà domani cosa ci succederà e dove saremo. A volte il dove e il come non ci appartiene e l'unica è approcciare la vita con lo spirito giocoso dei bambini che in fin dei conti offre sempre un ancora di salvezza, seppur momentanea.
Invisibilmente, Bora Bora e Non mi riconosci, seppur sostenendo testi dai temi non del tutto leggeri ributtano sul piatto melodie gioiose con trombe, cantato ritmico, tastiere scanzonate e un po di house, in Bora Bora.
Il disco si chiude in intimità con Un'isola, voce e lieve arpeggio di chitarra. Una sfilza di situazioni nere della vita umana in cui l'egoismo tende a prevalere. Ma tra la bruttura del mondo c'è sempre un isola felice, quella che si crea tra due persone che si amano “ chi se non tu? Che sei l'unico amore. Ma noi siamo un isola”.
La copertina è una rielaborazione di “Peek-a-boo” del disegnatore manga giapponese Shintaro Kago. Tutto è in bilico tra il gioco e la tristezza. Situazioni brutte che si possono risolvere con l'animo del bambino che non ci ha mai abbandonato.
Questo disco è una ventata di bellezza nel panorama musicale italiano.
A rapirmi, sin dalle prime cinque parole “qui piove miele e rose”, è il secondo album de La Rappresentante Di Lista: Bu Bu Sad. Il disco, prodotto in collaborazione con Roberto Cammarata è uscito il 4 Dicembre per Garrincha Dischi.
Già il primo lavoro, (Per la) via di casa, mi aveva colpito, aveva forza espressiva, testi intelligenti e molta intimità. Ma nonostante, questa complessità, le melodie erano scarne e composte pochi elementi. Con Bu Bu Sad siamo su un altro registro, probabilmente anche su un altro pianeta.
L' album, come il precedente, è scritto da quattro mani, quelle di Veronica Lucchesi, voce, cori, synth e percussioni, e di Dario Mangiaracina, guitalele, pianoforte, fisarmonica, farfisa, synth e cori che, dal 2011, lavorano insieme come La Rappresentante di Lista. A loro, da quest'anno si sono aggiunti Marta Cannuscio, batteria e cori, e Enrico Lupi, tromba, piano e synth. Da duo si sono evoluti in una band vera e propria.
Ogni spazio vuoto che potevamo trovare nelle canzoni precedenti è stato riempito. La Rappresentante di Lista non si sono snaturalizzati, anzi hanno sviluppato alla massima potenza quello che già era sottilmente accennato nell'album precedente.
Infatti Veronica e Dario, negli anni, hanno creato un suono che va al di la della semplice canzonetta, un suono che cerca di fuggire a qualsiasi classificazione generica. L'offerta è variegata e in Bu Bu Sad, niente fa a pugni con niente, tutto è armoniosamente concentrato in otto brani molto belli. Il pop, il folk, l'electro, l'etno, il cantautorato, solo per citarne alcuni, creano un ottimo mix per qualsiasi ricetta.
I testi sono ironici, poetici e intelligenti “ l'ispirazione nasce da tutto quello che questo e l'altro mondo ci sbattono addosso, dalle quattro mura di casa, dal particolare che spiega l'universale”.
Il disco si apre con Guardateci tutti sintesi perfetta di quello che sarà il resto dell'album: arrangiamenti nuovi da gruppo strutturato, un misto di melanconia, atmosfere sognanti e testo che entra subito in testa. Un cantato che rimane in bilico tra la rabbia e la gioia e un verso che, seppur semplice, ha una forza mostruosa “Eccoci: siamo fradici di gioia”.
Il secondo pezzo è Cosa farò?, un incipit funky e una melodia rock/r&b per un tema per niente facile, qual'è il nostro posto qui? C'è confusione. La voce di Veronica si fa travolgente, un altalena di dolcezza e urla.
Passiamo poi ad una delle mie preferite Apriti Cielo!, primo singolo estratto dall'album: “Apriti Cielo! è l’invocazione di un evento straordinario, quasi impossibile, magico. È come invocare la pioggia. Preannuncia la bufera. Se il cielo si apre, piangiamo la pioggia e facciamo tempesta anche sotto i fulmini di un disastro. Poi, che vada via qualche nuvola per lasciarci intravedere l’arcobaleno!”. Le melodie continuano su un registro funky r&b e il riff entra in testa e non esce più, è un pezzo che volente o nolente si continua a canticchiare in loop. Sarebbe perfetto per un passaggio in radio.
Siamo ospiti inizia con atmosfere lontane ed esotiche nonostante, la voce rotta, racconti della precarietà delle situazioni umane: oggi siamo qui e chissà domani cosa ci succederà e dove saremo. A volte il dove e il come non ci appartiene e l'unica è approcciare la vita con lo spirito giocoso dei bambini che in fin dei conti offre sempre un ancora di salvezza, seppur momentanea.
Invisibilmente, Bora Bora e Non mi riconosci, seppur sostenendo testi dai temi non del tutto leggeri ributtano sul piatto melodie gioiose con trombe, cantato ritmico, tastiere scanzonate e un po di house, in Bora Bora.
Il disco si chiude in intimità con Un'isola, voce e lieve arpeggio di chitarra. Una sfilza di situazioni nere della vita umana in cui l'egoismo tende a prevalere. Ma tra la bruttura del mondo c'è sempre un isola felice, quella che si crea tra due persone che si amano “ chi se non tu? Che sei l'unico amore. Ma noi siamo un isola”.
La copertina è una rielaborazione di “Peek-a-boo” del disegnatore manga giapponese Shintaro Kago. Tutto è in bilico tra il gioco e la tristezza. Situazioni brutte che si possono risolvere con l'animo del bambino che non ci ha mai abbandonato.
Questo disco è una ventata di bellezza nel panorama musicale italiano.
