La Rappresentante Di Lista

La Rappresentante Di Lista

Una Rappresentante (Go)Diva


14/12/2018 - di Arianna Marsico
Lo showcase di presentazione di Go Go Diva di La Rappresentante di Lista a ‘Na Cosetta non è stato solo un modo di ascoltare per la prima volta dal vivo i nuovi brani. E’ stato anche un modo per toccare con mano la crescita di una formazione decisamente unica.
Un freddo pomeriggio romano di Dicembre offre l’occasione di ascoltare in anteprima La Rappresentante di Lista alle prese con il nuovo intenso album Go Go Diva.

Marcella Sullo fa da moderatrice, indagando sul disco tra un brano ed un altro. Parla del corpo visto come strumento in quest’ultimo lavoro, e, interrogata al riguardo e sull’origine del titolo, Veronica Lucchesi rivelerà che in parte è legata alla storia di Lady Godiva: una nobildonna anglosassone che in pieno Medioevo girò a cavallo nuda per la propria città per  protestare contro l’ennesimo tributo che il marito era intenzionato a imporre ai sudditi. E’ un’immagine di femminilità potente, e Dario specificherà che l’elemento della femminilità intesa come capacità di ascoltare (Lady Godiva ascoltò gli oppressi, anche contro la volontà del consorte) appartiene in realtà ad ognuno, anche uomo.

Marcella evidenzia la struttura visiva delle canzoni, data anche l’estrazione teatrale di Dario Mangiaracina e Veronica. Il teatro per quest’ultima è infatti un insieme di organi che si muovono, e il primo sottolineerà  che proprio in funzione dell’interpretazione nel libretto i testi sono corredati di didascalie che in qualche modo indicano come “sentire” i pezzi. Colpisce della formazione il perfetto equilibrio tra Veronica e Dario, il darsi spazio senza sovrapporsi e la sinergia che sprigionano.

A questo punto sale la band formata da Marta Cannuscio, Enrico Lupi, Erika Lucchesi. E’ il momento di ascoltare Giovane femmina: un tributo al femmineo che accoglie, un effluvio di  sensualità. Marcella Sullo osserverà che è un brano sulla giovinezza intesa come permanere della curiosità, come si evince dal verso adesso che bevo, voglio ancora la sete”.

Prima di ascoltare il singolo Questo corpo, si parla del suo video. Un video con cui Dario afferma che in qualche modo miravano a restituire un po’ di oscenità alla canzone italiana, inteso come un qualche elemento disturbante. Tant’è che Veronica racconterà che alcuni suoi parenti erano rimasti un po’ turbati, perplessi, alla vista della sua lingua durante il videoclip. 

Durante l’esecuzione del brano la sua voce è ipnotica, sembra tutto girare intorno ad essa e al suo corpo che “fluttua, vibra, si muove liberamente”, il battito di mani sembra un incantesimo.

Un racconto della genesi del disco, tra il Marocco, per distendersi dopo il lungo tour (circa duecento date) per Bu Bu Sad, Palermo con il contributo di Roberto Cammarata e Milano con Fabio Gargiulo e Davide Rossi e dei propositi per il tour dopo la data di esordio a Berlino precede Panico, scritta dopo i fatti di Piazza San Carlo a Torino.

Marcella, raccontando di averli conosciuti tramite Cristina Donà che li aveva coinvolti in  Tregua 1997 - 2017 Stelle buone, coglie l’occasione per chiedere al gruppo del loro rapporto con le cover. Veronica spiegherà che accostarsi ad un brano come Tregua per reinterpretarlo non è stato affatto facile. Dario rivelerà che delle volte avere a che fare con arrangiamenti altrui permette di essere più rilassati se si decide di stravolgerli e che delle volte invece suonare pezzi non propri ha anche lo scopo di farli conoscere, come per loro è stato con Perfum Genius.

Prima dell’ultimo brano c’è modo di anticipare una delle domande che avevo in serbo.

M*: Il vostro disco è elegante, sia nella musica che nelle parole. Si è sempre parlato di influenze letterarie nei vostri lavori. Nel parlare del corpo io ci ho visto qualcosa di Amelie Nothomb, e anche di Simone De Beauvoir quando parla della percezione che si ha della donna come Altro, come entità malefica o debole e non semplicemente come essere umano. C’è questo o c’è anche altro?

D: Non è propriamente questo. Detto questo è vero che siamo quelli che in siciliano si dicono pellicusi, in siciliano significa amanti della cura, pignoli. Tendiamo a fare una ricerca molto approfondita delle parole che usiamo. Amelie Nothomb è una scrittrice che amo, Stupore e tremori penso che mi abbia cambiato la vita. Poi rispetto al fatto che hai citato tu, una volta ho letto anzi  Veronica mi ha letto una frase di… non ricordo chi

V: Ti aiuterei se poi me la citassi (sorride)

D: Che un artista non può mai innamorarsi di un altro artista. E questo per me è molto interessante…

V: Marina Abramovich

D: Marina Abramovich, grazie Veronica. È molto interessante non perché credo che non possa apprezzare un altro artista. Però credo che sia interessante provare a dimenticare i nostri padri, i nostri maestri, perché un artista secondo me deve prendere una propria strada. Solo così può aggiungere qualcosa altrimenti non staremmo qui a fare niente se dovessimo soltanto ribadire soltanto delle parole che sono state già usate.



Si torna alla musica suonata con Woow, che chiude il disco e il set. Nella sua delicatezza cela un potenziale da cantare in coro abbracciati mentre il cuore si spacca: “Ho capito tardi come stai,/hai sentito il mondo urlare!/Non c’è niente di male”.

Dopo i meritati applausi, torniamo da Veronica per proseguire la chiacchierata.

M: Per prima cosa grazie a nome di tutta la redazione di Mescalina e dei nostri lettori. Questo disco rispetto  Bu Bu Sad per certi versi sembra essere in continuità, tematica e stilistica, per altri sembra rimarcare dei punti di discontinuità. A tuo parere quali sono questi punti di rottura e di continuità?

V: Sicuramente in Bu Bu Sad c’erano delle domande non dico generiche, però generazionali. Per creare scompiglio c’era necessità di gridare delle cose ma senza aver afferrato con un pizzico di maturità in più il punto della situazione. Devo dire che in Go Go Diva secondo me siamo andati più nel dettaglio a comprendere quello che veramente ci rimordeva dentro. Ci siamo resi conto con un po’ più di maturità, perché siamo anche cresciuti anagraficamente, di quelle che erano le nostre urgenze. In questo caso dei desideri che avevamo, di scelte che avevamo la necessità di prendere, e questa volta abbiamo deciso di farlo in modo molto incisivo: cioè se dobbiamo dire questa cosa la diciamo fino in fondo, se dobbiamo fare questo atto ci prendiamo la responsabilità di farlo. Quindi dal punto di vista tematico credo sia cambiato questo. Dal punto di vista strumentale devo dire che quello che prima facevano i fiati come contrappunti, per quanto continuino ad esserci, in questo caso sono stati sostituiti dagli archi di Davide Rossi. L’elettronica è andata in qualche modo evolvendosi, siamo andati sempre più a fondo anche alla ricerca dei suoni, molto particolari in ogni pezzo: avevamo proprio bisogno di creare dei piccoli mondi adatti a ogni canzone. E devo dire che anche la cura della vocalità è cambiata moltissimo. Sono riuscita a fare insieme al nostro produttore milanese, che in realtà è di origini napoletane, Fabio Gargiulo, un fantastico studio sulla mia voce, sull’interpretazione di determinate cose, sull’andare a fondo, come dicevo prima, a determinate sensazioni che quelle parole producevano proprio nella mia bocca, nel modo di masticarle.

M: Infatti una cosa che ti volevo chiedere è quanto c’è proprio di te, non solo di quello che uno assorbe dalla realtà che gli sta intorno, in ogni figura di questi brani. Da un lato sembrano molto intimi, dall’altro a volte si sostiene che l’arte non debba essere autobiografia. Quindi mi interesserebbe sapere quanto c’è di te e quanto invece giustamente di lavoro, di esperienza dall’esterno.

V: Allora… Ovviamente non si può almeno in questa fase prescindere dal fatto di essere protagonisti delle proprie storie. Nel senso che tu sei il primo, come dicevo anche poc’anzi nella presentazione, che attraverso il proprio corpo fa esperienza della vita, degli incontri e delle relazioni Quindi se ti metti in gioco hai soltanto il corpo per farlo. Il corpo che comprende anche la voce, il pensiero. Quindi ti serve conoscere come tu reagiresti a determinate situazioni, c’è molto di me. Ma c’è molto anche di Dario. È proprio perché lavoriamo sempre insieme che alcune cose che parlano di me o alcune cose che parlano di lui sono state rimaneggiate poi dall’altro. Questo credo che in questo momento sia un punto di equilibrio che ci aiuta a non cadere troppo, a non rischiare di rimanere annebbiati da certe sensazioni (non  riconoscendone alcuni punti di nitidezza), a comprendere quella che poi potrebbe essere una legge universale che è possibile leggere anche agli altri, a farsi leggere dagli altri. Questo lavoro a quattro mani riesce, per quanto mi riguarda, a rimanere forte perché ci aiuta non dico a non cadere in situazioni buie ma sicuramente a vedere dei punti di luce, a tornare in superficie e guardare anche da un altro piano quello che ci è appena successo.

M: A proposito del discorso del corpo, del vissuto che il corpo esige in qualche modo, della vostra interconnessione qual è il brano di questo disco a cui siete entrambi più legati?

V: Credo, perché bisognerebbe sentire Dario, Gloria. Gloria parla molto di noi, del nostro modo di vivere la vita che ormai è strettamente connesso, del nostro modo di scrivere. Non volevamo ma è un brano che parla molto di noi, è nato così. “Tu vuoi quello che non c’è/Le stelle che brillano di giorno”… sono io che parlo a Dario… La nostra vita anche come coppia artistica, il nostro modo di stare insieme da quel punto di vista lì, di prenderci anche a male parole o di entusiasmarci per qualcosa che riusciamo a vedere molto chiaro davanti a noi. “Scriviamo solo canoni d’amore”, ha questo valore qua. “Lottiamo/non sulla cresta dell’onda,/ma dove cresce il mare” è in qualche modo lottare dal basso, è quello che facciamo noi. Con le nostre risorse, cerchiamo di fare qualcosa che non sia lassù in cima, ma che abbia tutta la sua scalinata e tutti i suoi passi lenti per arrivare dove la vita ti porta, perché quello che fai ti porta.

M: Si era parlato prima con Marcella del rapporto con le cover, del rapportarsi comunque con un altro artista. Con chi vi piacerebbe, tra coloro con cui non vi sia già capitato, poter incidere qualcosa o condividere lo stesso palco?

V: Sono rimasta molto affascinata da un artista che si chiama Michael Kiwanuka, lo sento molto vicino al mio modo di sentire la musica e quindi nel sogno di una vita penso al momento in cui canto insieme a lui. Per quanto riguarda altri artisti italiani a me piace molto Jacopo Incani, Iosonouncane. Mi piacerebbe trovarmi nello stesso luogo con altri musicisti italiani e vedere cosa ne viene fuori, anche molto lontani dal nostro modo di scrivere. Penso anche che potrebbe essere divertente trovarsi assieme a Calcutta in una sala di registrazione. Alle volte le commistioni più disparate sono degli atti magici, anche proprio per allontanarsi dal pensiero che uno si fa, dal preconcetto. Però questo come ultima ipotesi, molto fantasiosa. Poi ecco ci devo pensare… ad esempio vedo qui (sulle pareti del locale ndr) attaccato al muro il disco di Edda Edda è un musicista… un cantante che ogni volta che lo sento cantare dal vivo vengo rapita dal suo modo di interpretare i tuoi testi. È clamoroso.

M: Per concludere… Innanzitutto un grosso in bocca al lupo per il tour…

V: Viva!

M:...per il tour, per tutto quello che ci sarà dopo e che si spera questo disco vi porti di bello. Ancora grazie da tutta la redazione e i lettori!

V: Grazie a voi, grazie a te..e buona musica!

A questo punto non resta che segnarsi la data del prossimo concerto, per vedere come Go Go Diva terrà il palco (fra l’altro per la data natalizia a Palermo Dario ipotizzava anche un coro di Natale…).

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*M indica le domande di Mescalina, D le risposte da parte di Dario e V quelle da parte di Veronica

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Info:

https://www.fb.me/larappresentantedilistaufficiale/
https://www.instagr.am/rappresentantelista/
https://www.youtube.com/user/rappresentantelista
https://open.spotify.com/artist/0YmQyGKpZgGSDxsC8iEGQU

https://www.woodworm-music.com/

http://www.bigtimeweb.it/

 

Foto di copertina di Claudia Pajewski. Foto allegate all’articolo di Arianna Marsico

Si ringraziano Claudia Felici e Gertrude Cestiè (Ufficio Stampa Big Time) per la professionalità e la disponibilità, ‘Na Cosetta per l’ospitalità,  Marcella Sullo per gli spunti offerti durante lo showcase, La Rappresentante di Lista per il bellissimo set e Veronica per l’intervista.

 

 

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