Emanuele Colandrea Due
2025 - 29Records
Vale la pena recuperare dal 2025 Due, il disco di Emanuele Colandrea uscito a pochi mesi da Uno, a cui è indissolubilmente legato. Vale la pena perché il suo cantato dolceamaro e sbilenco fa compagnia in questi tempi assurdi, ti dà l’impressione di parlare di te e allo stesso tempo del mondo.
“Due sono cinque testi ma dieci brani, ogni testo due canzoni diverse. Se Uno voleva essere in qualche modo tutta la vita davanti, DUE vuole essere tutta la vita di fianco, un modo per non sentirsi schiavi, nemmeno delle canzoni. Credo che a questi testi faccia piacere avere due vie di casa, due ombre, due destini.” E proprio Tutta la vita di fianco/Stai attento apre il disco. Una serie di consigli “da grande” per restare eternamente giovani, almeno di spirito. Lasciare “i pensieri pesanti” per camminare insieme, senza gerarchie, senza supremazie. Senza tutto ciò che alimenta quel “Dio che fa schifo” che è la guerra, senza “fare gli onori di casa ai criminali” (Né in cielo né in terra/ Anime di contrabbando).
Le due vesti sonore di ciascun brano sono perfettamente complementari. Uno è più essenziale e sussurrato. L’altro, con un quid di più solenne, sembra quasi lo sfondo musicale del quadro Il quarto stato di Pelizza da Volpedo, la guida per “anime di contrabbando” smarrite. Pensate alla marcia ne Il Sol dell’avvenire di Nanni Moretti. Pensate a un’umanità che sulle note di Emanuele Colandrea si muove in marcia contro i tiranni, mandando in frantumi il loro potere fatto di paura e prendendo Leda per mano. Due è questa speranza, e oggi ne abbiamo davvero bisogno.
“Due sono cinque testi ma dieci brani, ogni testo due canzoni diverse. Se Uno voleva essere in qualche modo tutta la vita davanti, DUE vuole essere tutta la vita di fianco, un modo per non sentirsi schiavi, nemmeno delle canzoni. Credo che a questi testi faccia piacere avere due vie di casa, due ombre, due destini.” E proprio Tutta la vita di fianco/Stai attento apre il disco. Una serie di consigli “da grande” per restare eternamente giovani, almeno di spirito. Lasciare “i pensieri pesanti” per camminare insieme, senza gerarchie, senza supremazie. Senza tutto ciò che alimenta quel “Dio che fa schifo” che è la guerra, senza “fare gli onori di casa ai criminali” (Né in cielo né in terra/ Anime di contrabbando).
Le due vesti sonore di ciascun brano sono perfettamente complementari. Uno è più essenziale e sussurrato. L’altro, con un quid di più solenne, sembra quasi lo sfondo musicale del quadro Il quarto stato di Pelizza da Volpedo, la guida per “anime di contrabbando” smarrite. Pensate alla marcia ne Il Sol dell’avvenire di Nanni Moretti. Pensate a un’umanità che sulle note di Emanuele Colandrea si muove in marcia contro i tiranni, mandando in frantumi il loro potere fatto di paura e prendendo Leda per mano. Due è questa speranza, e oggi ne abbiamo davvero bisogno.
