Emanuele Colandrea Ritrattati
2015 - 29Rec.
Potreste anche non condividerlo, ma ritengo Emanuele Colandrea uno di quei classici cantautori che potrebbero, senza ombra di dubbio, esercitare un ruolo di prestigio nella leva cantautoriale italiana (vedi Dente, Brunori Sas, Le Luci Della Centrale Elettrica e tanti altri) che tanto sta andando in voga in questi anni, invece di ritrovarsi a vagare nel limbo dei cosiddetti eterni “sconosciuti” che non sono riusciti, per una ragione o per l’altra, ancora ad affermarsi nella scena underground del nostro “bel paese”, nonostante attestati di stima e capacità compositiva degna di nota.
Cresciuto artisticamente negli anni 00, dapprima con i Cappello a Cilindro e, successivamente, con gli Eva Mon Amour, Colandrea presa la decisione di camminare in solitario e in attesa di pubblicare il suo debutto ufficiale, ci dà un assaggio della sua arte poetica e musicale re-interpretando e re-inventando canzoni appartenute al suo passato (con i Cappello a Cilindro ed Eva Mon Amour), più tre inediti, e contenute nel disco che già nel titolo riflette la sua essenza: Ritrattati.
Interamante ripensate e ritrattate in acustico, in questa nuova veste, le canzoni sono l’esempio di cosa possa significare ai giorni nostri, se vogliamo, canzone d’autore, senza abusare del termine o limitarne il significato, donando loro una poetica prettamente personale, Colandrea, plasmato dall’ermetismo degregoriano, si mostra, finalmente, a nudo nel suo modo di fare musica.
Accompagnato dalla musicista “in erba”, Erika Trivelloni, il cantautore laziale riveste le sue canzoni semplicemente con chitarra, cassa, timpano, rullante e diverse percussioni, e tralasciando quelle che nella versione acustica già avevano la loro dimensione ideale, come Prometto, Per lo più e Nascondiglio per i cani, è sorprendente il risultato che ne viene fuori per le altre. Ascoltando canzoni ricomposte come Il vento forte, Rum & pera (con la voce di Luca Molise, ndr), Ancora non so come si fa, Tutto quello che vuoi, Piazza di provincia e Senza niente addosso, viene fuori un modo di fare musica e di raccontare davvero sorprendente, evidenziando quelle doti che ne fanno uno dei cantautori più bravi dei giorni nostri.
Senza dimenticare i tre inediti (Non sono mai nato in città, Belgioiosa vita bella e Canzone inutile), tre bellissime canzoni che dimostrano, ancor di più, la vena compositiva del “figlio di Armando”, e che ci fanno sperare per il futuro disco d’imminente uscita (Settembre 2015, ndr).
Colandrea è senz’altro in grado di camminare con le sue gambe: con passo sicuro, come dimostra ogni singolo brano del disco, con una purezza d’intenti, un’onestà intellettuale e un coraggio nel sapersi mettere in gioco davvero degno d’encomio.
Cresciuto artisticamente negli anni 00, dapprima con i Cappello a Cilindro e, successivamente, con gli Eva Mon Amour, Colandrea presa la decisione di camminare in solitario e in attesa di pubblicare il suo debutto ufficiale, ci dà un assaggio della sua arte poetica e musicale re-interpretando e re-inventando canzoni appartenute al suo passato (con i Cappello a Cilindro ed Eva Mon Amour), più tre inediti, e contenute nel disco che già nel titolo riflette la sua essenza: Ritrattati.
Interamante ripensate e ritrattate in acustico, in questa nuova veste, le canzoni sono l’esempio di cosa possa significare ai giorni nostri, se vogliamo, canzone d’autore, senza abusare del termine o limitarne il significato, donando loro una poetica prettamente personale, Colandrea, plasmato dall’ermetismo degregoriano, si mostra, finalmente, a nudo nel suo modo di fare musica.
Accompagnato dalla musicista “in erba”, Erika Trivelloni, il cantautore laziale riveste le sue canzoni semplicemente con chitarra, cassa, timpano, rullante e diverse percussioni, e tralasciando quelle che nella versione acustica già avevano la loro dimensione ideale, come Prometto, Per lo più e Nascondiglio per i cani, è sorprendente il risultato che ne viene fuori per le altre. Ascoltando canzoni ricomposte come Il vento forte, Rum & pera (con la voce di Luca Molise, ndr), Ancora non so come si fa, Tutto quello che vuoi, Piazza di provincia e Senza niente addosso, viene fuori un modo di fare musica e di raccontare davvero sorprendente, evidenziando quelle doti che ne fanno uno dei cantautori più bravi dei giorni nostri.
Senza dimenticare i tre inediti (Non sono mai nato in città, Belgioiosa vita bella e Canzone inutile), tre bellissime canzoni che dimostrano, ancor di più, la vena compositiva del “figlio di Armando”, e che ci fanno sperare per il futuro disco d’imminente uscita (Settembre 2015, ndr).
Colandrea è senz’altro in grado di camminare con le sue gambe: con passo sicuro, come dimostra ogni singolo brano del disco, con una purezza d’intenti, un’onestà intellettuale e un coraggio nel sapersi mettere in gioco davvero degno d’encomio.
