David Byrne Who Is The Sky?
2025 - Matador
Qui però il cantautore e performer scoto-statunitense compie un passo avanti: il suo motto Reasons to be cheerful, ossia, ragioni per essere allegri, compare anche nel suo sito, dal quale si apre un banner che ci porta al sito omonimo, ricco delle famose "good news", spesso ignorate dai media. "Tonic for tumultuous times" è il sottotitolo, e potrebbe essere valido anche per le canzoni del disco, tanto sprizzano forza e positività, anche se, va detto, a tratti l'ascoltatore non riesce a decidere se quello che ha di fronte sia originale, banale, furbo o sincero. Perché altro è seguire un video o dei podcast motivazionali, altro è desiderare un'opera d'arte, come potrebbe aspettarsi chi apprezza il Byrne geniale innovatore di una delle band più influenti degli anni Ottanta, i Talking Heads.
All'incertezza contribuisce la Ghost Train Orchestra, un collettivo che ha collaborato con artisti di avanguardia, e che quindi conosce alla perfezione i poliritmi del Nostro, ma il cui apporto viene per così dire ammorbidito dalla presenza del produttore Kid Harpoon, che ha lavorato con Harry Styles e Miley Cyrus, facendo loro vincere i Grammy. È quindi evidente l'ambiguità insita nell'operazione, che non può dirsi francamente avantgarde - anzi, in The Avant Garde il musicista prende in giro la propria adesione al genere, perché, in fondo, gli piace l'idea, ma non la capisce del tutto...-, ma nemmeno totalmente pop, perché Byrne sembra proprio divertirsi a sparigliare le carte, e, accanto alla presenza di Hayley Williams dei Paramore nell'arrembante What Is the Reason for It?, piazza un brano che richiama l'epoca dei TH, la funkeggiante My Apartment Is My Friend, o She Explains Things to Me, vibes alla Beatles - o forse alla Jonathan Richman?- sulla disponibilità ad essere ascoltati e a entrare in connessione con chi ci circonda, alla faccia del "mansplaining", e, si direbbe, anche del suo spettro autistico.
Per trovare la felicità in una crostata (la surreale I Met the Budda at a Downtown Party), basta poco, per Byrne, ma quel poco, come direbbe Fossati, è già più di tanto: bastano una dose di ingenuità, nel senso etimologico del termine, e un po' di voglia di giocare con i suoni che amiamo (africani, latini, come testimonia The Truth: che ci sia un riferimento caustico al famigerato social trumpiano?), e, come direbbe Mary Poppins, "il gioco vien".
Per mandare giù la pillola del malessere quotidiano, la ricetta di Mister Byrne è semplice, forse semplicistica, e i colori della copertina lo testimoniano. Ma quei colori sono anche un po' psichedelici: non è che serva anche una dose di caffeina, o di eccitanti? La sua musica li può somministrare? Per adesso, prendiamo la sua ricetta, e gioiamo. Perché siamo contemporanei di David Byrne: una buona reason to be cheerful, no?
