David Byrne

David Byrne

Festival Lo Sguardo Di Ulisse, Napoli


23/07/2009 - di Francesco Bove
David Byrne
23 luglio 2009 - Festival Lo Sguardo di Ulisse, Napoli
David Byrne approda a Napoli e rappresenta sul palco di Piazza d'Armi il suo ultimo show accompagnato da tre ballerini, tre coristi e un gruppo di prestigio. Tutti vestiti rigorosamente di bianco.
L'attesa si avverte nell'aria, i posti a sedere sono tutti occupati, alle 21.30 Byrne sale sul palco e suona una sferragliante "Strange Overtones" piena di groove e ritmo. Si passa a "I Zimbra", con l'ingresso sul palco dei tre ballerini che dipingono le canzoni con alcuni passi essenziali di teatrodanza, liberi e compositi, che ricordano molto Carolyn Carlson.
"Songs of David Byrne & Brian Eno", questo è il sottotitolo del concerto. Infatti, Byrne si concentra su tutte quelle canzoni nate dalla collaborazione con Brian Eno dandogli una veste nuova ma conservandone il retrogusto funk.
Uno show che riesce ad essere sempre sorprendente, anche quando Byrne fa sospendere il concerto perché la security non permette al pubblico di ballare sotto al palco o quando, a causa di un abbassamento di pressione, i musicisti sono costretti ad uscire di scena per qualche minuto.
Ovviamente, il concerto è ripartito nel migliore dei modi in entrambi i casi, anzi, nel primo caso, con David Byrne sedotto dal calore del pubblico napoletano, ormai schiacciato in piedi sotto al palco, e la security a lato, nell'ombra.
Byrne attinge a piene mani dalla produzione dei Talking Heads ristorando i cuori dei presenti con la meravigliosa "Heaven", "Once in a lifetime" suonata con rigore e precisione, con il frenetico elettro-gospel di "Air" e una "Life during wartime" che rapisce letteralmente il corpo e la mente del pubblico.
Byrne sul palco è statuario, la sua figura è imponente, bizzarra, carismatica, utilizza la sua voce duttile al massimo, senza sforzo, in una performance coinvolgente, leggera.
Il pubblico è un elemento aggiuntivo dello show, crea delle proprie coreografie, interagisce con le coriste e le ballerine mettendo in piedi uno show nello show, una sorta di festa collettiva che non risparmia nessuno e che va a sfidare la rigidità di un servizio d'ordine forse troppo ligio al dovere.
Il primo dei bis snocciolati da Byrne è la cover di "Take me to the river" del "reverendo" Al Green contenuta nel secondo album dei Talking Heads, una performance gospel di alto livello che riflette la versatilità di Byrne e la bravura degli artisti che lo accompagnano in questo magnifico tour.
Seguono la famosa "Road to Nowhere" e un'incendiata "Burning down the house" che misura la grandezza di un ensemble pirotecnico, vitale, che non si risparmia minimamente sullo stage e che dà vigore alla statura interpretativa di Byrne.
Il concerto termina con "Everything that happens", una ballata delicata ed eterea tratta dall'ultimo lavoro del duo Byrne-Eno, gli artisti si inchinano ripetutamente sul palco, David Byrne è visibilmente contento della serata e il pubblico è, ormai, delirante e richiede, a più voci, una "Psyco Killer" che, purtroppo, non verrà eseguita. Non mi resta, quindi, che ringraziare l'organizzazione di questo festival che, giunto alla sua XII edizione, riesce sempre a combinare qualità e divertimento, nonostante la pesante crisi economica che attanaglia anche il mondo dello spettacolo, augurando di tornare l'anno prossimo con un cartellone sempre dello stesso spessore. Foto di: Simona Salmieri