Heathen<small></small>
Rock Internazionale

David Bowie Heathen

2002 - COLUMBIA

23/12/2002 di Christian Verzeletti

#David Bowie#Rock Internazionale

Recensire i "grandi del rock" provoca sempre un certo imbarazzo, un timore ad esprimere la propria critica, quasi come se si avesse paura di imbrattare un monumento o di violare una verità storica.
Niente di tutto questo può succedere di fronte a un disco di David Bowie, poiché il Duca Bianco non ha mai fissato né consolidato la sua arte su un genere o su uno stile, anzi ha sempre goduto nell´evolverla, nel trasformarla, nel tenerla al passo coi tempi, se non addirittura più avanti. In un certo senso, si può ascoltare un disco di Bowie, come se ci si stesse avvicinando ad un nuovo artista, da cui non ci si sa cosa aspettare, e allo stesso tempo essere certi della qualità che si va a scoprire.
Così, anche "Heathen" è un disco che ha un suo peso, ma che è assolutamente libero dal peso della storia che il suo autore ha costruito. E non lo appesantiscono nemmeno un booklet che cita dei veri e propri tomi come "La teoria generale della relatività" di Einstein, "L´interpretazione dei sogni" di Freud e "La gaia scienza" di Nietzsche.
"Heathen" ha l´eleganza di un quadro rinascimentale, dipinto con l´immediatezza di una canzone rock e con gli strumenti della più sofisticate tecnologie. Se in precedenza Bowie aveva già sperimentato con successo gli intrighi dell´elettronica arrivando a pubblicare anche uno splendido album di drums´n´bass ("Earthling"), ora continua il suo percorso verso suoni moderni, che in realtà è un´operazione di continuo restauro e di aggiornamento del suo essere. Questa volta si punta ad una maggiore intensità e densità dei suoni, obiettivi che vengono raggiunti anche grazie all´apporto di musicisti come Tony Levin, Lisa Germano e di ospiti come Pete Townshend e Dave Grohl.
Bowie poi aumenta le dosi di arrangimenti d´archi e dei cori riuscendo a dare uno spessore ancora maggiore a canzoni già colme della sua voce baritonale. Si comincia con le entrate impetuose di "Sunday" e di "Cactus", poi con "Slip away" si intuisce che, in mezzo a una varietà qualitativamente altissima di arrangiamenti, sarà il basso a diventare lo strumento principe del disco. La scelta è perfetta sia perchè tiene in movimento i tappeti d´archi e gli stuoli d´elettronica sia perchè crea spinte parallele e complementari a quelle del canto di David.
Ballate solenni, brani rock dai riff alla Pearl Jam ("Afraid") o dai suoni al limite del noise ("I’ve been waiting for you" di Neil young), pezzi di drums programming ad alta velocità e canzoni pop, il tutto condensato dalla voce di Bowie, sempre in prima fila, nobile e drammatica come poche.
"Heathen" è omogeneo, forte di una personalità e di un suono che riempiono l´ascolto. E quando il sipario cala con i fiati dei Borneo Horns, Bowie è lì che canta immobile, investito da dei raggi di luce, con tutta la sua musica che gli si muove intorno.
Questo non è un disco clamoroso, da classifica o da "storia del rock", ed è un bene, perché la musica del Duca non è riassumibile in stretti pressapochismi. Semmai dovrebbe trovar posto in una galleria d´arte, insieme agli altri dischi di Bowie.

Track List

  • Sunday|
  • Cactus|
  • Slip Away|
  • Slow Burn|
  • Afraid|
  • I´ve Been Waiting For You|
  • I Would Be Your Slave|
  • I Took A Trip On A Gemini Spaceship|
  • 5:15 The Angels Have Gone|
  • Everyone Says ´Hi´|
  • A Better Future|
  • Heathen (The Rays)

Articoli Collegati

David Bowie

The Shel Talmy Recordings

Recensione di Arianna Marsico

David Bowie

Blackstar

Recensione di Corrado Ori Tanzi

David Bowie

The next day

Recensione di Arianna Marsico

David Bowie

Reality

Recensione di Christian Verzeletti