• Home
  • /
  • Cinema
  • /
  • Jim Jarmusch
  • /
  • Taxisti di notte - Night on Earth
Jim Jarmusch

Taxisti di notte - Night on Earth

Jim Jarmusch


1992 » RECENSIONE | Commedia | RE-VISIONE
Con Winona Ryder, Gena Rowlands, Giancarlo Esposito, Paolo Bonacelli, Roberto Benigni, Béatrice Dalle



20/05/2020 di Claudio Mariani
Jarmusch, in fondo in fondo, ha sempre avuto una doppia anima: quella riflessiva/poetica e quella giocosa/dissacrante. Nei suoi quarant’anni di carriera ci ha sempre abituato al suo alternare opere di grande spessore (Stranger than Paradise, Daunbailò, Solo gli amanti sopravvivono) ad altre fatte quasi e solo “per gioco” (da Coffee and Cigarettes all’ultimo I morti non muoiono). Taxisti di notte è stato il suo primo e vero film completamente appartenente a quest’ultima categoria; un gioco, un divertissement, senza tante pretese. Certo, il piglio indipendente c’è comunque e sempre, ma qui molto più pacato rispetto al solito.

L’idea è di raccontare storie totalmente slegate tra loro, se non con un banale pretesto: sono ambientate e circoscritte in un taxi e durano il tempo stesso della corsa. In questo vero e proprio film “a episodi”, abbiamo cinque storie in cinque diverse città: Los Angeles, New York, Parigi, Roma, Helsinki. Nel primo c’è un discreto duetto tra la giovane Ryder e la vecchia Rowlands, che hanno entrambe passato periodi in cui erano stelle di primo piano, una sorta di staffetta tra le due. Incontro condito da riflessione contro lo show business, che non può competere con le più che terrene aspirazioni della minuta taxista: diventare un meccanico! A New York uno spassoso e irriconoscibile Giancarlo Esposito è protagonista di una delle vicende più divertenti assieme a un taxista tedesco immigrato, nella notte della Grande Mela, metropoli allora non ancora trasformata e gentrificata. A Parigi l’episodio più spento -anche se con morale evidente- con Beatrice Dalle che fa la passeggera cieca. A Roma l’episodio più spassoso con un debordante Benigni e il prete, il grande Paolo Bonacelli. E poi, Helsinki, scelta strana ma motivata dalla comunanza del cinema alternativo di Kaurismaki, insieme a Jarmusch alfiere del cinema indipendente, soprattutto nel decennio che andava ad aprirsi. Comunque bello l’episodio scandinavo.

Musiche ancora una volta di Tom Waits, anche se un po’ sottotono. Certo, questo film rimane un’opera minore ma pur sempre gradevole che chiudeva la prima fase della carriera di Jarmusch, quella dei quattro film degli anni ’80. E che avrebbe anticipato le opere degli anni ’90, in assoluto le più vicine all’industria mainstream: Dead Man e Ghost Dog: il codice del samurai.