Jim Jarmusch

BROKEN FLOWERS

Jim Jarmusch


2005 » RECENSIONE | commedia
Con Bill Murray, Jeffrey Wright, Sharon Stone, Frances Conroy, Jessica Lange, Chloë Sevigny, Pell James, Tilda Swinton, Julie Delpy

di Claudio Mariani
E’ bello vedere il pubblico che, uscendo dalla sala, si sente spaesato, dubbioso, magari non del tutto convinto. Questo è l’effetto creato dai media e delle giurie dei festival che spingono un buon film indipendente ad essere bollato come “nuovo capolavoro”. Potere della stampa, dei giornalisti e di chi vuole essere sempre lì, comodamente inserito nella moda di “conoscere quell’autore o quel regista”. “Broken Flowers” ne è il tipico esempio, grazie ad un battage pubblicitario, avevamo visto il film di Jarmusch su manifesti, muri, mezzi pubblici e chi più ne ha più ne metta. Per chi conosce il cineasta americano, diciamo subito che il suo ultimo film…è un tipico film di Jarmusch, niente di più niente di meno, un’opera medio-alta della sua filmografia, non ai livelli di “Mystery Train”, “Dawn by law”, “Dead Man” e neanche dell’ultima fatica “Coffey & Cigarettes” (ben più coraggioso di questo), ma sicuramente del buon livello a cui ci ha abituati. Per chi invece non conosce Jarmusch…attenzione: non a tutti piace quello che si può definire un vero e proprio stile, fatto di una sceneggiatura spesso con parti silenziose, dove i dialoghi sono superflui, dove spesso si intuisce, ma altrettanto spesso non si vede, dove forse tutto non ha un senso. Nel caso specifico ci troviamo davanti alla storia di Don, un moderno Don Giovanni in là con l’età, che vive la sua vita e i rapporti in una sonnolenta apatia. Uomo solo, eternamente solo anche se ha passato la vita con donne, vede scalfire l’apparentemente inscalfibile quotidianità da una probabile paternità. La scoperta di un figlio avuto 19 anni prima lo porta in un vero e proprio viaggio a cercare di capire chi sia la madre e se, effettivamente, sia tutto vero. E il film così si trasforma in una sorta di road movie, dove la ricerca del figlio probabilmente è la ricerca di se stesso. Bill Murray, attore riciclatosi grazie a Sofia Coppola come baluardo del cinema indipendente, rende benissimo il personaggio, con i suoi silenzi, la sua faccia perennemente annoiata e volutamente inespressiva; attorno a lui le 4 ex-ragazze che si sfidano in una battaglia di bravura, con Sharon Stone e Jessica Lange su tutte. Vincitore del Gran Premio della Giuria a Cannes 2005, la forza del film è quella di collocarsi in un mondo ovattato, dal ritmo compassato, dove ci si sente quasi sospesi e dove ogni tanto sono inseriti elementi del tutto estranei al racconto (la segretaria della Lange, un viso, un bicchiere di vino, ecc…) che provocano straniamento, nel più tipico stile Jarmuschiano, riprendendo un po’ il discorso surrealista di autori quali Buñuel. Ripetiamo, un buon Jarmusch, anche se lontano dai fasti degli anni ’80, dai volti di Tom Waits, di John Lurie e dal quel bianco e nero che nessuno come lui negli ultimi decenni del secolo scorso è riuscito a rendere così “particolare”. Il regista-sceneggiatore-montatore venuto da Akron, Ohio, rimane, in ogni caso, sempre in cima alla nostre preferenze.

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