Jim Jarmusch

Daunbailò

Jim Jarmusch


1986 » RECENSIONE | Commedia | RE-VISIONE
Con Tom Waits, Roberto Benigni, John Lurie, Nicoletta Braschi



28/06/2018 di Claudio Mariani
Non è facile ricostruire o ricordare se il film sia effettivamente divenuto un piccolo cult subito dopo la sua realizzazione o dopo anni, fatto sta che per molti Daunbailò è IL FILM di Jarmusch. L’affetto che si prova verso questa pellicola è particolare e prezioso, e forse per gli italiani ancora di più, grazie alla presenza di un Benigni in gran forma e a un titolo che storpia meravigliosamente la lingua anglosassone. Una scelta perfetta per dare colore a un film a tinte chiaroscure così apparentemente di nicchia.

Jarmusch veniva da altri due lungometraggi in bianco e nero, e con questo conclude idealmente un trittico. Tre è un numero ricorrente, come i protagonisti del film: da una parte abbiamo le vite parallele e così simili di due poco di buono, Jack e Zack, che per circostanze sfortunate si ritrovano in carcere, e dall’altra c’è il classico pesce fuor d’acqua, Roberto (Bob). La convivenza forzata in carcere di questi tre è il vero fulcro della storia.

Il film inizia con quella che è e sarà una caratteristica del cinema del regista statunitense: una lunga carrellata nei sobborghi degradati di una metropoli americana (stavolta è New Orleans). Immagini splendide, evocative, che ci introducono nel mondo di Jarmusch, fatto di desolazione, abbandono, decadimento. Quasi una riscrittura apocalittica dei sobborghi, seppur molto vicina al reale.

Il regista riesca a condurre un film tutto sommato potenzialmente cupo, serioso come le facce dei due protagonisti americani, in territori propri della commedia, attraverso una sorta di alchimia particolare, resa possibile anche grazie all’utilizzo di Benigni. Quel trio, a cui andrebbe aggiunto il prezioso contributo di Nicoletta Braschi, è da sogno: due musicisti che erano già dei punti di riferimento alla loro giovane età, i personaggi più cool che si possa immaginare: un Tom Waits che lascia senza parole per la sua naturalezza, e un Lourie già magistralmente rodato nei primi due film del regista. Tanto simili che, una volta imprigionati, non legano per niente. Poi subentra appunto l’attore toscano in stato di grazia, completando così il triangolo perfetto.

Si sorride e si rimane stupiti dai pochi dialoghi, già così splendidamente jarmuschiani, e dall’atmosfera creata dalla colonna sonora dei due musicisti protagonisti. Una scena che dice tutto, e che viene poi ri-presa idealmente nel finale: Benigni cita Bob Frost, in italiano, e Tom Waits ride, incredulo. Ecco, basterebbero questi pochi minuti per giustificare lo status di cult di Down By Law.

Prima di riportare la citazione di Frost, un ultimo consiglio, anzi, quasi un obbligo: per godere del film fino in fondo, andate in rete o su dvd a vedere la conferenza stampa a Cannes. Surrealismo allo stato puro!

 

Nel bosco divergevano due strade, io ho preso la meno battuta e da qui tutta la differenza è venuta”, in inglese non la sappiano, se volete…ridetene pure!

 



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