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Jim Jarmusch

Mystery Train - Martedì notte a Memphis

Jim Jarmusch


1989 » RECENSIONE | Commedia | RE-VISIONE
Con Masatoshi Nagase, Youki Kudoh, Rick Aviles, Steve Buscemi, Nicoletta Braschi, Joe Strummer, Screamin` Jay Hawkins



08/10/2018 di Claudio Mariani
E’ un film importante, questo quarto lavoro di Jim Jarmusch. Importante perché è un sunto di quanto fatto vedere nei tre precedenti. C’è dentro il nichilismo dei protagonisti maschili (Stranger than paradise), la desolazione della città/provincia di Permanent Vacation, ma anche l’umorismo particolare di Down By Law.

Il registro è quello comico, anche se le tre storie raccontate e legate tra loro da un filo sottile, sono, sotto-sotto, riferite a situazioni tutt’altro che comiche (noia, morte, omicidio, degrado).

Si parte con un treno che arriva e si finisce con uno che va, da qua il titolo, citando anche una canzone del vero leitmotiv della pellicola: Elvis Presley. La vera protagonista è anche Memphis, quasi una città fantasma, esattamente come appare a volte il suo re indiscusso, che altrimenti è presente in qualità di icona-moderna appeso alle squallide pareti d’albergo, oppure trasmesso dalla radio locale, introdotto dalla voce di Tom Waits.

Tecnicamente è un film a episodi. Nel primo, Far from Yokohama, Jarmusch traccia le “sue” coordinate, mostrandoci la desolazione quasi post-atomica delle città USA, con protagonista una coppia di turisti giapponesi sulle tracce del r’n’r: lui un rockabilly sempre serio, quasi uno stereotipo dei personaggi del regista di Akron. Nei primi 15 minuti nelle strade solo due avventori, quasi un manifesto programmatico. Discorsi al limite del surreale tra i due, come la discussione su chi sia meglio tra Elvis e Carl Perkins.

Il secondo (A Ghost) è quello che convince meno. Protagonista è Nicoletta Braschi, italiana in terra straniera, in una notte a Memphis, si confronta con la curiosa fauna cittadina, compresa una convincente Elizabeth Bracco (Dee Dee), e che finisce anche lei per essere coinvolta in una delle leggende del luogo: l’ectoplasma di Elvis.

Il terzo episodio, Perduti nello spazio, è il più riuscito, ed è a tratti quasi un gioiello grazie a un terzetto di attori da favola, composto dal compianto Rick Aviles, da Joe Strummer e da Steve Buscemi. Joe Strummer (ex leader dei Clash, anche lui passato a miglior vita) in un’indimenticabile apparizione sul grande schermo, il cui ruolo fu pensato da Jarmusch esclusivamente per lui, tanto da vincolare la realizzazione del film alla sua partecipazione. Steve Buscemi al massimo della sua comicità così naturale, così poco mainstream. L’alchimia tra i due, supportati dall’ottima spalla Alves, è la cosa migliore dell’episodio. Certo vedere uno dei più grandi rappresentanti della storia della musica anti-tutto, alternativo fin nel midollo, con il più grande interprete del cinema indipendente, crea una miscela esplosiva.

A collegare il tutto un gustosissimo cameo alla reception dell’albergo dove tutti i protagonisti capiteranno: Screamin’ Jay Hawkins, vera leggenda e primo shock rocker della storia. Lui, con il giovane facchino-tuttofare al suo fianco, sono un altro tassello comico in un film importante e da riscoprire.

Un Jarmusch in splendida forma, capace di trovare ancora una volta l’ironia nel marcio della vita  contemporanea.



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