Jim Jarmusch Father Mother Sister Brother
2025 » RECENSIONE | Drammatico
Con Tom Waits, Cate Blanchett, Adam Driver, Charlotte Rampling, Mayim Bialik, Sarah Greene





24/12/2025 di Claudio Mariani
Sono lontani i tempi degli esordi, del periodo d’oro del genio di Akron, di quegli incredibili primi anni in cui ha riscritto le codifiche del cinema indipendente con Mystery Train, Stranger Than Paradise e, soprattutto, Daunbailò.
Questo è un Jarmusch molto diverso dagli episodi precedenti: sembra aver raggiunto una maturità particolare, soffusa, meditativa, quasi come quella in cui è approdato il suo corrispettivo europeo Wim Wenders.
Nella pacatezza, ci vengono mostrati prima il Father Tom Waits e la Mother Charlotte Rampling, che accolgono i rispettivi figli tra falsità non esplicite e momenti quasi glaciali, per poi passare la palla ai due Brother and Sister che, con un registro affettivo ben diverso, fanno i conti con l’assenza dei genitori morti suicidi. Tutti bravissimi, straordinari: da Driver a Blanchett, da Bialik a Indya Moore, anche se i due grandi vecchi restano di proporzioni irraggiungibili.
Ancora una volta ci troviamo di fronte a una storia a episodi, apparentemente slegati l’uno dall’altro, con tre focus differenti. L’autore riesce a condensare la galassia dei rapporti genitori-figli dicendo e mostrando… quasi nulla. Un grande gioco in sottrazione, nel quale i silenzi, i non detti, le allusioni fanno risalire in superficie le delusioni, le promesse mancate, le bugie, l’anaffettività, i malcelati rancori, ma, soprattutto, il rumore di fondo che regola ogni rapporto: “quanto conosciamo davvero di lui o di lei?”.
La straordinaria forza dell’opera è proprio la capacità dell’autore di mostrare e non mostrare, ma soprattutto di non prendere posizione. E poi, con la sua solita ironia e non sense, puntella i passaggi con alcuni richiami quali il Rolex, il viaggio in auto, i brindisi con bevande non-alcoliche, la presenza di skater, l’ossessione per la parte economica della vita, le coincidenze dell’abbigliamento.
È un film scritto velocemente, e su cui l’autore stesso sembra non dare molte spiegazioni né tantomeno importanza. Un film che è necessario fare sedimentare, e magari riguardare, per scoprire nel non detto… il tutto.