Temporary Happiness<small></small>
Americana − Rock − Rock Blues Southern Rock

W.I.N.D.

Temporary Happiness

2013 - Artesuono
13/06/2013 - di
I nostri progenitori latini ritenevano che nel nome di una persona fosse contenuto il presagio del suo destino. Nomen omen dicevano e, nel caso degli W.I.N.D., tale locuzione sembra calzare a pennello. Una possibile interpretazione dell’acronimo (titolo anche del loro penultimo album) è walkin’ in a new direction, camminare in una nuova direzione, perciò l’idea di movimento, di ricerca di nuove possibilità espressive per il prorio linguaggio musicale è insita nel nome stesso della band. Ci eravamo lasciati tre anni fa con quello che, fino ad allora, rappresentava giustamente il punto più alto della loro carriera e che, con il senno di poi, conteneva in nuce alcune delle soluzioni che sarebbero poi state adottate in Temporary Happiness, il nuovissimo lavoro che stiamo per presentarvi.

Fabio Drusin (basso e voce), Anthony Basso (chitarra e voce) e Silver Bassi (batteria) sono una delle formazioni più solide e longeve (la prima line-up risale al 1998, presente il solo Drusin) del panorama italiano, una delle poche che ha collezionato collaborazioni eccellenti e che può vantare una lunga esperienza dal vivo fatta di concerti e tournée in tutta Europa con artisti di fama internazionale, basti ricordare i tour con il compianto Gary Moore, con il bluesman Alvin Youngblood Hart, quello con il tastierista Johnny Neel (nei credits di Seven Turns dei rinati Allman Brothers) e le comparsate con il grandissimo Warren Haynes e i suoi Gov’t Mule. Come per questi ultimi, il piatto forte del gruppo è l’hard blues, declinato con grande rigore alla luce di un’attitudine live che trova nella jam il linguaggio preferito e si esprime, anche in studio, in lunghe improvvisazioni in cui la fulgida creatività dell’ensemble spicca il volo. Se fino ad ora è stato facile paragonarli proprio ai Gov’t Mule, con una semplicità di catalogazione che correva il rischio di diventare sempre più scomoda, adesso gli W.I.N.D. si sono affrancati del tutto da quest’ombra ingombrante e si sono ritagliati uno spazio riconoscibile e autonomo. Certo, con la band americana hanno una forte affinità elettiva e condividono lo stesso tipo di formazione, ma adesso nella loro musica c’è di più, molto di più.

Temporary Happiness è la prima delle due tracce che introducono le novità maggiori: al power trio si affiancano il FVG Gospel Choir e una sezione fiati diretta da Mauro Ottolini (il valido trombonista che aveva già suonato nell’album precedente), in quella che possiamo definire una svolta black ben riuscita e sorprendente! La potenza granitica del rock blues che conoscevamo si scioglie al calore del soul di matrice Stax , pura energia che imprime al brano un groove incalzante e un ragguardevole impatto sonoro. La nuova fase evolutiva viene ulteriormente focalizzata nella sanguigna Stand for your brother (fiati e coro ancora in primo piano): qui la temperatura si alza e il ritmo diventa quello di un’autentica festa gospel in cui i ripetuti call and response conducono la danza, intercalati dagli assoli fulminanti del bravissimo Anthony Basso (anche voce solista). L’amore per la musica nera e il soul, che in Walkin’ in a new direction era stato un episodio isolato (pensiamo a Funky to the bone), esce prepotentemente allo scoperto e irradia il suo calore su tutte le altre composizioni, sia che assumano venature psichedeliche, come Lonely pace inside e Dreaming my life away o che rivelino il gusto per la melodia classica, come la lunga ballata More than myself, un brano dal forte sapore seventies caratterizzato da parti vocali sviluppate assai efficacemente. Non mancano naturalmente l’energia del blues e i riff potenti e corposi che rendono avvincenti Sun shines through the rain, Waiting for next Friday e la cavalcata elettrica Born to ride, degna delle migliori southern band. Infine una chiusura di gran classe, In the winter time, acida e sognante, che lascia intravedere il fantasma di Jerry Garcia evocato dalla liquida chitarra di Anthony Basso, un musicista davvero di grande sensibilità.

Una grande alchimia lega i componenti del gruppo, dotati ciascuno di una spiccata personalità messa però al servizio del risultato finale, che va ben oltre la somma delle parti. Il basso di Fabio Drusin pulsa sempre deciso e puntuale e, unito al drumming potente di Silver Bassi, costituisce una solida base per le incursioni ficcanti di Basso, che ancora una volta ci stupisce per l’ottima tecnica, sfoggiata senza esagerazioni fini a se stesse. Il giovane chitarrista trae infatti dal suo strumento dei bei suoni puliti, producendo assoli fantasiosi e ricchi di dinamica, ben calibrati e inseriti con precisione nel contesto di ogni singola esecuzione. Un altro pregio del disco sono le voci, aggressiva e sporca quella di Basso, solista in tre brani cui conferisce un carattere del tutto particolare (vedi la già citata Stand for your brother), un valido contraltare a quella soulful e potente di Drusin che, come sempre, regala momenti di grande espressività.

A parere di chi scrive, Temporary Happiness si colloca tra le produzioni migliori del rock italico cantato in inglese, un album maturo, compatto, scritto e arrangiato in piena autonomia dal gruppo, che in questo lavoro raggiunge un livello compositivo ed una padronanza di mezzi degni di nota. L’ottima registrazione, effettuata dal vivo presso l’Artesuono Recording Studio, valorizza appieno il sound fresco e spontaneo delle primissime take, utilizzate senza ricorrere ad alcuna sovraincisione, tranne che per i fiati e le parti vocali, come si usava fare nei dischi della vecchia scuola.

Definire vintage rock (termine ormai di uso frequente) la loro musica è quanto di più semplice ed immediato, anche se è bene evitare il rischio di considerare retrò quanti amano ancora i Led Zeppelin, gli Allman Brothers, i Rolling Stones e in generale i grandi gruppi degli anni ’70. Se però ciò serve a segnare una netta linea di demarcazione rispetto al nostrano movimento indie che, dietro l’apparente modernità, nasconde spesso mancanza di idee e punti di riferimento, allora ben venga il classic rock e ben vengano soprattutto gli W.I.N.D.. Non fateveli sfuggire, anzi seguiteli con attenzione perché una volta saliti on that soul train (come canta Drusin nella title track) la felicità che ne ricaverete non sarà assolutamente temporanea!

Track List

  • Temporary Happiness
  • Sun Shines Through The Rain
  • More than Myself
  • Dreaming My Life Away
  • Social Paranoia
  • Waiting For Next Friday
  • Stand For Your Brother
  • The First Day Of The Rest Of My Life
  • The Lonely Place Inside
  • Born To Ride
  • In The Winter Time