W.i.n.d.

W.i.n.d.

Lugagnano (vr)

21/04/2007  |  di Christian Verzeletti

W.I.N.D.

21 aprile 2007 - Lugagnano (VR)

Per un nutrito gruppo di appassionati il nome W.I.N.D. è diventato sinonimo di un rock-blues di alta qualità, una merce rara che in Italia si trova solo importata. A differenza dei tanti prodotti locali che si limitano a riprodurre gli standard anglo-americani, il gruppo di Fabio Drusin è infatti riuscito a proporsi con un proprio marchio, oggi apprezzato e riconosciuto anche all'estero.
La differenza che corre tra il loro progetto e quello di altri "bluesmen" italiani è stata evidente anche nella serata organizzata del Club Il Giardino di Lugagnano. Qua ad aprire sono stati i Tea Spoon Quartet, una formazione nostrana di blues acustico: chitarra, dobro, armonica e voce per un set che ha fatto da gradevole aperitivo. Tra cover a tema ("You're not the one for me", "Mind your own business", "Shake what your mama gave you", "Blues when it rains") e pezzi propri con ascendenze country-ragtime, i quattro hanno fatto passare tre quarti d'ora piacevoli e sono riusciti a tratti anche a coinvolgere il pubblico, mancando però di lasciare un segno con una personalità musicale e interpretativa propria.
Personalità che hanno invece elargito in quantità abbondante gli W.I.N.D., seppur costretti dalle dimensioni del locale a proporre un set contenuto dal punto di vista dell'impatto sonoro.
Più spazio è stato dato almeno nella prima parte della scaletta alle ballate: Drusin ha attaccato con "Tomorrow never comes", una ballatona dai toni molto southern, e poi la band si è lanciata in uno strumentale improvvisato, "Moon blues", in cui ha cominciato a prendere il largo la chitarra di Jimi Barbiani.
Tra fior di strumenti vintage, preferibilmente Gibson (tra cui un basso Les Paul Triumph del '72), la prima botta è arrivata con "Taste it", che ha eletto la slide di Barbiani a protagonista della serata, mentre Drusin si scaldava la voce scolpendo "Bad luck blues" e Sandro Bencich batteva senza esagerare.
Una scossa all'unisono è stata "Boogie man", introdotta da un crescendo a tre e inframezzata da assoli di basso, armonica e parti improvvisate. Nonostante il tempo limitato a disposizione (il Club si trova in pieno centro abitato), gli W.I.N.D. si sono profusi nelle loro dilatazioni blues che hanno portato i pezzi a suonare spesso e volentieri oltre i dieci minuti.
Una sopresa si sono rivelate "Over the sun", ripescata dal primo cd della band, e poi "Chemistry", uno strumentale ancora inedito che dovrebbe far parte del prossimo album. Logica ma di alto livello è stata la cover di "Whippin' post" in versione trio, che da una parte ha riconosciuto il riferimento all'Allman Brothers Band e dall'altra ha confermato le capacità della band, in grado di suonare con notevole forza ed estensione.
Richiamati sul palco gli .W.I.N.D. hanno regalato ancora un (solo) pezzo, "Dust my broom" di Elmore James, tirata su tempi boogie scorticati con il pubblico in piedi a riconoscere lo spessore di una band di vero rock-blues. Rock-blues trip.

SET LIST:
Tomorrow never comes
Moon blues
Taste it
Can you feel me
Bad luck blues
Boogie man
Over the sun
Chemistry
Whippin' post
Dust my broom


Foto di: Photo Alex Laporta/FotoCesco©2007

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