W.i.n.d. - Groovin’ trip

W.i.n.d.

Groovin’ trip

2005 - ARTESUONO

03/03/2005  |  di Christian Verzeletti

Dobbiamo coccolarceli e tenerceli stretti gli W.I.N.D., perché, magari a furia di dire che non hanno nulla da invidiare ai colleghi americani e che meriterebbero di stare dall’altra parte dell’oceano, rischiamo di vederli emigrare e di perdere con loro quel poco di rock-blues che c’è in giro nel nostro paese.
Quello che ci sentiamo di dire, soprattutto ora che abbiamo in mano questo live, è che Fabio Drusin e compagni meriterebbero senza alcun dubbio di suonare molto di più dal vivo dalle nostre parti, perché questa è la dimensione in cui la loro forza e la loro attitudine si esprimono al meglio.
“Groovin’ trip” potrebbe essere, anzi, è a tutti gli effetti un invito ai promoters, ai gestori di locali e soprattutto agli appassionati di musica dal vivo: gli W.I.N.D. sono in grado di vincere qualunque mancanza di cultura rock e blues e qualunque sudditanza nei confronti di un genere che è quasi esclusivamente americano.
Rispetto ad “Hypnotic dream”, queste nove tracce fanno registrare una crescita a livello di compatezza: il suono è più amalgamato ed ogni strumento è parte di un lavoro d’insieme, che esula con sempre più personalità dai generi di appartenenza.
Tra gli inediti in studio e i pezzi live non c’è sostanziale differenza: gli W.I.N.D. suonano alla stessa maniera improvvisando senza problemi di durata e sapendo bene dove andare ad ogni battuta. Anche il legame con Johnny Neel è ormai consolidato e approfondito: non solo il suo organo è perfettamente calato negli interstizi del trio, ma il suo suono è ormai parte al punto da contribuire anche in fase di scrittura.
Se già “Hypnotic dream” aveva convinto e entusiasmato, “Groovin’ trip” compie un ulteriore passo avanti in fase di composizione e di esecuzione: i pezzi hanno un tiro che sale epico con la fierezza tipica del rock-blues e con un impatto che supera quello dell’hard-rock.
La voce di Fabio Drusin forse non ha quella dimensione grossa, quel fondo oscuro da far tremare, ma, più che una mancanza, si tratta di una differenza che emerge dall’accostamento col canto allargato e a tratti sciamanico di Johnny Neel. Anche per questo i due si cercano e si trovano ripetutamente, come nel finale di “Whippin’ post”: alle prese con un tale pezzo di storia, gli W.I.N.D. convincono, al punto che il grido “sometimes I fell like I’m dying” degli Allman Brothers si sposa ottimamente con il loro ’”until I die” della successiva “One in a million”.
Di grande spessore anche i primi tre pezzi, catturati in studio, soprattutto “Fake it” con dei giri zeppeliniani e un finale tribale che potrebbe continuare per ore.
L’improvvisazione è uno dei punti di forza del disco, almeno a sentire quella strepitosa suite conclusiva che è “Trieste wind”: quasi quindici minuti che partono facendo salire l’atmosfera e poi si lanciano convulsi tra l’hard e il boogie.
Per chi ancora non la conoscesse, la musica degli W.I.N.D. è un vero e proprio “groovin’ trip”: il blues e il rock si espandono con l’impatto di una live session che prende fuoco dal palco.

>> Sito ufficiale Wind: www.wind-band.net


Condividi:


Track List:

  • Lucky man|
  • Fake it|
  • Why me|
  • Boogie man|
  • Can you feel me|
  • Dance with the devil|
  • Whippin’ post|
  • One in a million|
  • Trieste wind

W.i.n.d.



Leggi anche:

Recensioni:

Interviste:

Live: