The days of wine and roses<small></small>
• Rock

The Dream Syndicate The days of wine and roses

1982 - Slash Records

08/06/2006 di Christian Verzeletti

#The Dream Syndicate#Rock

“The days of wine and roses” è un disco storico a tutti gli effetti.
Ad ascoltarlo oggi viene da sorridere, penalizzato com’è da un suono vittima degli anni ’80 (ancora la batteria) e dell’ingenuità dei musicisti in questione (la differenza d’esperienza in studio si sente già nel successivo “The medicine show”). Eppure all’epoca non si poteva ascoltarlo senza ritrovarsi con la pelle segnata dalla chitarra di Karl Precoda o dalle canzoni avvinghianti di Steve Wynn.
In questo disco era contenuta un’urgenza rock che sembrava potesse appiccare un nuovo fuoco sulle ceneri del punk: venne definito Paisley Underground e si consumò invece di divampare, ma bastò ad orientare la via a molti.
Preceduto da un Ep che già lasciava intuire parecchio, “The days of wine and roses” offriva un’estetica romantica e stridente prodotta graffiando sullo spirito dei Velvet Underground, dei Television, dei Doors e di Dylan (la band aveva già pubblicato una propria versione di “Outlaw blues”).
La voce di Wynn era ancora debole, ma le canzoni erano pronte a resistere all’usura del tempo e a chitarre che uscivano direttamente dagli ampli sin dall’attacco di “Tell me when it’s over” e dai fischi distorti di “Definitely clean”. “That’s what you always say”, “Halloweeen” e “Until lately” diventeranno punti fermi nella carriera di Steve Wynn al punto da essere riproposti tuttora dal vivo: intuizioni da vero autore erano il giro di chitarra che sfiora l’inizio di “That’s what you always say” e il ritornello pop sul battito acido di “Until lately”.
Il basso incuteva linee a cui le chitarre reagivano sfogandosi con accordi urticanti che non mancavano di costruire pezzi di musica: era una formula già definita nella mente di Wynn, che porterà alla trance del disco successivo (“John Coltrane Stereo blues”) e di “Live at Raji’s”. La ballata da femme fatale “Too little too late”, cantata da Kendra Smith, serviva infatti ad insinuare quella decadente precarietà su cui portare all’apice gli oltre sette minuti della storica title-track.
Ristampato con un’abbondante aggiunta di bonus-tracks, “The days of wine and roses” è un disco storico (im)perfetto.

Track List

  • Tell Me When It´s Over|
  • Definitely Clean|
  • That´s What You Always Say|
  • Then She Remembers|
  • Halloween|
  • When You Smile|
  • Until Lately|
  • Too Little, Too Late|
  • The Days of Wine and Roses

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