Tutto quello che vediamo è qualcos´altro<small></small>
Derive

Stefano Giaccone

Tutto quello che vediamo è qualcos´altro

2003 - Santeria/Audioglobe
24/04/2003 - di
Ci sono viaggi la cui meta è scritta ancora prima della partenza, altri durante i quali è necessario prestare la dovuta attenzione e lasciarsi trasportare dall’istinto, errando solo apparentemente.
Viaggi di ricerca, di scoperta, viaggi nei quali fuggire, per lasciarsi trovare. In viaggio tutto è rivelazione, e non è detto che ciò che si incontra sia sempre quello che appare. A volte è qualcos´altro, come a dire che il ricordo, il sogno e una realtà spesso tutta da inventare possono giocare scherzi crudeli a chi volutamente tende a rimanere in superficie, sfiorando il reale senso delle cose che incontra quotidianamente.
In viaggio tutto ciò si vive sulla propria pelle. Lo sa bene Stefano Giaccone, forte di uno spirito cosmopolita che fin dalla nascita lo ha sempre accompagnato in scelte coraggiose e radicali, basti pensare al gesto istintivo e antiautoritario dei Franti, esperienza nata direttamente da queste impellenze. Allo stesso modo le tappe di questo suo nuovo intenso lavoro discografico sono segnate da un forte richiamo simbolico ai ritmi e alle sensazioni ispirate al significato autentico di viaggio.
Un itinerario minuzioso nel quale ciascuna tappa segna i contorni di un’esperienza umana e politica intensissima, lontana dai clamori ai quali questo termine ci ha abituati, evocando un vissuto quotidiano che ne amplifica il richiamo intimo e morale. Il viaggio come senso di lontananza quindi, ma anche come luogo d’incontro, confronto e scoperta (Intro). Viaggio come ponte per ricordi e nostalgie (Piccola canzone per Victor Jara, Scrivimi una lettera), luogo di interrogativi e angosce (Punto di fine). Viaggio che travalica il senso dello spazio e delle frontiere (“Canzone urgente” ripresa dal repertorio degli Ishi, “Fratello seduto oltre i cancelli” con la toccante ritrovata voce della cara compagna Lalli) e del tempo (“Radici” dove Guccini viene recuperato senza retorica). Viaggio come intima riflessione sul senso sociale della solitudine umana (Così che va, Un altro giro, Questo pane che spezzo).
Giaccone, con il fare tipico dei viandanti più navigati, è un folk singer capace di distillare con indiscutibile forza espressiva una serie di brani dal segno poetico profondo, che lo avvicinano all’idea di cantautorato elaborata dal Fossati più profondo. La pacatezza del canto e le atmosfere rarefatte ricreate da un manipolo di validissimi strumentisti, tra cui brillano la chitarra e il piano di Gigi Giancursi e Dylan Fowler e il violoncello di Elena Diana Giancursi, rendono “Tutto quello che vediamo è qualcos´altro” un album notturno e affascinante, che si impone catturando l’attenzione con testi di straordinaria intensità.
Ci sono viaggi in cui spesso è preferibile evitare di alzare la voce privilegiando piuttosto le idee, militanti come sempre, e lasciarsi accarezzare dal loro significato.
Stefano Giaccone è un viaggiatore autentico e privilegiato a cui basterà una valigia, un paio di scarponi e una chitarra per ripartire, chissà per quale nuova meta, appena ridestato dal sogno che mite sta abbracciando.


Discografia:

- Tutto quello che vediamo è qualcos´altro (2003)
- The difficult land (2001)
- Immortali ospiti sono arrivati (2000)
- Le stesse cose ritornano (1998)
- Corpi sparsi (1995)

Track List

  • Intro|Piccola canzone per Victor Jara|Punto di fine|Scrivimi una lettera|A mio
  • figlio|Così che va|Radici|Incontrandoti per caso|Canzone urgente|Fratello seduto
  • oltre i cancelli|Un altro giro|Questo pane che spezzo

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