Stefano Giaccone

live report

Stefano Giaccone Morya Alter Bar - Cellatica (bs)

22/10/2004 di Christian Verzeletti

#Stefano Giaccone#Derive#Voci

  STEFANO GIACCONE
  MORYA ALTER BAR
  CELLATICA (BS)
  
22 ottobre 2004 È nel destino di Stefano Giaccone essere un ex, anche se ha da tempo avviato una carriera solista: per molti ancora adesso è un ex-Franti, quasi che il suo passato fosse una medaglia appuntatagli al petto troppo tardi. Oppure un gene che lo ha contagiato e di cui altri vantano la scoperta.
Eppure lui non rimpiange nè si fa rimpiangere, come la parola ex farebbe pensare. È uno che non si è fatto adottare dal sistema, che vive ai margini, con piena coscienza e dignità del proprio nome: è portatore di storie e canzoni da tramandare, che provengono da un tempo molto prossimo. È un cantautore necessario: il resto sono convenevoli, comodi per evitare di conoscerlo e di filarselo più di tanto.
Adesso è in giro per presentare "Una canzone senza finale", album che già dal titolo si fa testimone di continuità e di vitalità: attenzione però, le sue date, almeno così è stata quella di Brescia, non sono serate promozionali, ma incontri fatti di piccoli gesti, di sguardi pacati e di parole dosate, che assumono valore piano, senza fretta. Stefano si fa amare una canzone alla volta, una storia alla volta, cominciando proprio da quel passato che molti gli mettono sempre davanti: "No future" dei Franti, eseguita all'inizio, è punto di partenza e non d'arrivo.
Il set dura appena più di un'ora, perché lui ama suonare quanto basta per comunicare (e non celebrare) la sua esperienza. Così in scaletta ci sono tanto i suoi brani quanto quelli degli Howth Castle, dei Bandamanera (altre bands di cui è ex) e di Mario Congiu, tanto quelli di cantautori storici quanto quelli di altri della scena torinese. Tutto è suonato con l'umiltà di chi sa dove può e vuole arrivare: anche quando esprimono la loro convinzione facendo forza sul rock, le canzoni non eccedono e non smettono di rivolgersi ai presenti, uno ad uno.
A tratti Stefano può ricordare Guccini, ma ha una voce sua, meno prosaica e meglio modulata. Di una caratura minore è il canto del giovane Mario Congiu, che si alterna al microfono provando di aver assimilato la stessa sincerità e un'invidiabile equilibrio strumentale.
Ogni canzone è un concentrato di vita e di musica, con qualche slancio di sax a prolungare le riflessioni cantautorali costruite sul drumming di Donato Stolfi e sulle tastiere di Matteo Castellan. Il concerto sale di tono nel finale con "La fabbrica" introdotta con una breve lettura da "Non Fiat" di Loris Campetti e con una "Ragazzo mio" sostenuta dalla batteria e dalla slide.
A chiudere è "Ti ho visto in piazza" dei Truzzi Broders, che ha trovato il suo posto nel nuovo cd e che viene eseguita per due volte su pressante richiesta del pubblico, quasi a ribadire che … non c'è finale. Altro che ex!

SFUGGONO LE PAROLE
NO FUTURE
IL MONUMENTO
OF WINDS AND SHORES
COME MI AMERAI
PICCOLA CANZONE PER VICTOR JARA
STORIE DI IERI
NON HO BISOGNO DI TE
VEDI
LA FABBRICA
RAGAZZO MIO
T'HO VISTO IN PIAZZA
DA MAE RIVA
LA CANZONE DELLA TRISTE RINUNCIA
T'HO VISTO IN PIAZZA