L`amore fin che dura<small></small>
Italiana − Canzone d`autore − indie-pop

Non Voglio Che Clara

L`amore fin che dura

2014 - Digital Picicca Dischi/Sony
18/03/2014 - di
Lo ammetto: nutro una profonda e intensa stima nei confronti dei bellunesi Non Voglio Che Clara, e l’attesa per un loro nuovo lavoro assume sempre dei contorni ansiosi per la paura che il risultato sia alquanto deludente.
Un amore impulsivo, il mio, ma che capita con poche realtà della nostra scena musicale, e, d’altra parte, l’attesa n’è valsa la pena, dato che De Min e soci, anche questa volta, non ci hanno deluso.

Consolidato il sodalizio con Giulio Ragno Favero (One Dimensional Man e Il Teatro Degli Orrori) alla co-produzione, L’amore fin che dura è l’ennesima conferma dello stato di grazia compositiva che ci consegna la band bellunese.
Non si tratta di un vero e proprio concept – album, anche se, le storie raccontate sembrano seguire un filo conduttore che si snoda intorno al concetto dell’amore, scandito già nel titolo. L’amore è un monito dal quale non si può non prescindere, ma, allo stesso tempo, non dura in eterno: finisce come qualsiasi altra cosa e ciò che ne resta non è altro che la paura. È questo il messaggio che trapela e che volutamente i Non Voglio Che Clara vogliono dare, e come non darli ragione.

È un disco che penetra l’anima: le canzoni si sciolgono in un caloroso abbraccio melodico prettamente indie-pop, impregnato di una canzone d’autore tanto cara ad un Battisti, ma che non sdegna reminescenze folk.
La sincerità emanata dalle loro canzoni è un qualcosa di, a dir poco, straordinario: De Min è abile nel dosare le parole, quando narra dei personaggi che animano i dieci episodi di questo pseudo-racconto, ottimamente supportato dal resto della band (Batelli, Cuman e De Paoli), e dal contributo, qua e là, oltre del già citato Favero anche di musicisti come Rodrigo D’Erasmo e Paola “Dilaila” Colombo.

Mantenendo la carica spirituale che avevano elargito nel precedente Dei cani, in questo lavoro i Non Voglio Che Clara riprendono l’inclinazione intimistica tipica dei primi dischi. Siamo dinnanzi ad un album senza cali di tensioni: le canzoni scorrono, una dopo l’altra, con gran piacere raccontando storie disilluse sul tradimento presunto, presente o futuro (Il complotto, Le mogli e Le anitre), sulle attese di un uomo (Lo zio), le convinzioni e l’attese di una donna (Gli acrobati e I condomini), o di omicidi (La sera e Le bonne heure).

Se De Min è abile paroliere, la band bellunese, anche musicalmente, manifesta un’innata dote in fase compositiva, sviscerando soluzioni stiliste interessanti che si palesano, ad esempio, nell’elettronica dei brani Il complotto e L’escamotage, nell’intuizione acustica de I condomini, nell’essenza pianistica de La bonne heure e nell’arrangiamento di fiati del brano Gli acrobati.

Constatata l’ennesima ottima prova dei Non Voglio Che Clara, non resta che continuare a ribadire sempre lo stesso concetto: meriterebbero molta più visibilità di quella che hanno.

Track List

  • Il complotto
  • Le mogli
  • Le anitre
  • Gli acrobati
  • La sera
  • L’escamotage
  • Lo zio
  • La bonne heure
  • I condomini
  • La caccia

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