Non Voglio Che Clara

Non Voglio Che Clara

Da Hotel Tivoli ad oggi, con la playlist delle canzoni preferite del 2014


03/01/2015 - di Ambrosia J. S. Imbornone
La loro musica in evoluzione, tra raffinatezza e sperimentazione, da Hotel Tivoli all’ultimo L’amore fin che dura, i loro punti di riferimento (dalla canzone d’autore ai Beach Boys, passando per Scott Walker e The Smiths), i brani preferiti del 2014 in una playlist Spotify tutta da ascoltare. E come questi dieci anni hanno cambiato i Non voglio che Clara secondo Fabio De Min.
A dieci anni dalla prima pubblicazione, lo splendido disco d’esordio dei Non voglio che Clara, Hotel Tivoli, scrigno prezioso di eleganza, malinconia e classe, è tornato nei negozi, remissato, completato dall’inedito Se chiami rendi tutto più facile e pubblicato con nuovo progetto grafico da una vivace realtà di qualità, l’etichetta Lavorarestanca, fondata proprio da Fabio De Min. Nel disco, come recita la nostra recensione:

ritroviamo così ballate nostalgiche dal sapore dolceamaro, che combinano il suono morbido e classico degli archi con chitarre dolorose o volte ad intessere trame di serenità solo apparente (v. I piani per il sabato sera, dal retrogusto struggente), con pennellate di elettronica agrodolce e melodie sixties, accarezzate dalle spazzole sulla batteria, da sprazzi di fiati jazzati e da linee cadenzate e liquorose di piano.

Potete leggere qui l’articolo completo:

http://www.mescalina.it/musica/recensioni/non-voglio-che-clara-hotel-tivoli

Un anniversario importante è un’occasione di bilanci e riflessioni: abbiamo rivolto a Fabio De Min alcune domande sul percorso artistico della band, indubbiamente una delle più talentuose e originali della musica indipendente italiana: abbiamo così spaziato dall’evoluzione delle loro atmosfere e delle loro sonorità, in cui oggi sono più frequenti i synths, al rapporto con i possibili punti di riferimenti, dalla canzone d’autore ai Beach Boys, passando per Scott Walker e The Smiths, fino alla stima per gli artisti della loro generazione e alle canzoni preferite del 2014. Abbiamo chiesto infatti ai Non voglio che Clara di compilare una playlist Spotify con i brani del 2014 che più li hanno colpiti. Eccola qui, con nomi come Beck, The War on Drugs, Goat, Sharon Van Etten, Ben Frost, ma anche italiani come Edda e Artemoltobuffa. Buon ascolto e buona lettura!



Mescalina: L’amore fin che dura attestava in parte uno slittamento verso il disincanto e atmosfere più rasserenate rispetto al ben più drammatico Dei Cani: è stata un’opzione dettata dagli umori del momento o si tratta di un qualche segno di un cambiamento stabile di mood?


Fabio De Min: Ogni disco ha un proprio corpo narrativo che sicuramente è dettato dal momento. In tal senso mi fa piacere che il trend dei nostri dischi sia proiettato verso una maggiore leggerezza, se questa va di pari passo con gli stati d’animo.

Mescalina: Come sei cambiato nei dieci anni che vi separano da Hotel Tivoli o come ti hanno cambiato questi dieci anni musicalmente? Le alchimie di synths si sono fatte più presenti e ardite negli ultimi anni (penso a L’escamotage o alla collaborazione con i Port Royal nel 2010).

Fabio De Min: La presenza dei sintetizzatori rispetto ai primi dischi più acustici e orchestrali riflette la nostra curiosità e il nostro approccio mutevole alla scrittura. Mi piace pensarmi come un artista in continuo movimento, indipendentemente dal fatto che poi sempre di canzoni si tratti. Mi piace sperimentare, il che non significa necessariamente inseguire la novità o cercare l’originalità a tutti i costi, ma piuttosto utilizzare approcci via via diversi.

Mescalina: Agli esordi affermavi che del vostro nome nella vostra musica ci fosse “tutto. La componente femminile, l’esclusività, la negazione e la volontà”: lo pensi ancora?

Fabio De Min: Spesso mi interrogo rispetto a quanto sia giusto continuare a comporre dischi sotto un’unica denominazione, di quanto influiscano sulla composizione la consapevolezza di appartenere a un percorso definito e le aspettative del tuo pubblico. Quindi direi di no, ho smesso da tempo di pensare al nome del gruppo e ai concetti che lo ispirano. A questo punto Non voglio che Clara è niente più di una etichetta che identifica la nostra storia e la nostra musica.

Mescalina: Il percorso artistico dei Non Voglio che Clara nacque, almeno mediaticamente, sotto il segno di Luigi Tenco, ma quali sono gli anni ’60 che preferisci? Quelli della canzone d’autore italiana, da Endrigo a Bindi e Paoli, e/o di Phil Spector e dei Beach Boys, entrambi citati agli esordi tra i vostri punti di riferimento?

Fabio De Min: A livello musicale ho subito anch’io il fascino, soprattutto in quel periodo, delle cose della Tamla, le girls-group, i Beach Boys di Pet Sounds e le canzoni firmate Goffin-King. Gli autori italiani mi hanno aiutato invece a migliorare la scrittura dei testi.

Mescalina: Come pensi invece abbia influito su di voi l’ascolto di Scott Walker, altro modello frequentemente menzionato nel 2004? E cosa pensi del suo ultimo lavoro con i Sunn O)))?

Fabio De Min: Conosco bene i dischi dello Scott Walker crooner, i Walker Brothers e i suoi primi lavori solisti, mentre ho dato un ascolto solo distratto ai lavori più recenti, compreso quello con i Sunn O))), troppo poco per farmi una opinione. Ma non mi sorprende che la sua produzione attuale sia così profondamente diversa da quella degli inizi, sono passati 50 anni e Scott Walker non è Bobby Solo oggi, né lo era allora.

Mescalina: Altri nomi che ricorrevano spesso all’epoca del primo album tra le vostre possibili influenze erano gli Smiths e Morrissey: pensi che l’amore per il pathos, pur “asciugato”, l’eleganza e la malinconia dei ‘60s dei crooner vi leghi in effetti al gusto e alla sensibilità di Moz?

Fabio De Min: No, si tratta di un passione molto più profonda e radicata nel tempo. Conosco pressoché a memoria tutta la produzione degli Smiths, anche se ho smesso di seguire da un po’ il Morrissey solista.

Mescalina: Come nacque l’idea della cover de L’ultima occasione?

Fabio De Min: E’ figlia della stessa fascinazione di cui parlavo prima, la scrittura elegante, le partiture d’archi. Oggi probabilmente la scelta ricadrebbe su altri brani, ma allora ci sembrava una buona scelta; in effetti mi sembra che sia funzionale alla scaletta del disco e che abbia un mood comune agli altri pezzi.

Mescalina: Da cosa scaturì invece l’idea di reinterpretare Bene di De Gregori nel 2006? Vi accomunano a lui la sobrietà con cui esprimere anche la tristezza, il raccontare sentimenti e nostalgie a ciglio asciutto?

Fabio De Min: Non conoscevo De Gregori, se non per le cose più note, e quando ho sentito questo pezzo mi è piaciuto subito. Magari il testo è un poco ermetico per i miei standard, ma contiene dei passaggi di grande effetto. Nell’arrangiamento di Non torneranno più, il lato B del nostro 45 giri che contiene anche Bene, ho anche cercato di ricreare le atmosfere di 1940.

Mescalina: Come mai non fu ultimato e pubblicato Se chiami rendi tutto più facile? E come mai questa canzone non è stata pubblicata finora? L’avevate messa da parte e dimenticata, o era giusto che non apparisse al di fuori del contesto delle sue sessioni di registrazione?

Fabio De Min: Non ricordo il motivo esatto, ma in ogni disco ci è capitato di perder per strada almeno un tassello o due di un ipotetica scaletta pensata a priori. Nel caso di Se chiami rendi tutto più facile mi ero anche scordato di avere ancora le sessioni di registrazione, l’ho scoperto ripristinando il backup. L’arrangiamento era incompleto, ma ho preferito lasciarlo così perché se fossi intervenuto sull’arrangiamento l’avrei fatto con la testa e il gusto di oggi, snaturando l’idea originale del pezzo. Mi sono limitato ad un paio di tagli, per ridurre la durata.

Mescalina: Come mai Hotel Tivoli è stato ripubblicato anche con una veste grafica nuova?

Fabio De Min: Perché avevo promesso a un amico che qualora fosse stato ripubblicato avremmo cambiato la copertina!  Di più non posso dirti :)

Mescalina: A quale canzone di questo album sei legato di più per riscontri ottenuti dal vivo, oppure per sfumature emozionali e colori musicali?

Fabio De Min: La canzone che dà il titolo al disco. Perché è tutta sbagliata, non c’è un ritornello, la struttura è irregolare, il testo è bizzarro. Eppure funziona ugualmente.  Ma anche Il nastro rosa, dove c’è un solo di sax che mai avrei pensato di inserire in un disco, ma che invece è perfetto.

Mescalina: Che rapporto avevi allora con i live e in generale con pubblico e ascoltatori e che rapporto hai ora?

Fabio De Min: Sono senza dubbio un musicista migliore di quanto non lo fossi dieci anni fa, e questo mi permette di affrontare i concerti con un po’ di sicurezza in più e di ansia in meno.

Mescalina: Una domanda un po’ personale. Ti definisci tuttora “introverso e schivo”: in questi dieci anni esprimere le tue emozioni attraverso le canzoni e suonarle dal vivo non ti ha aiutato in qualche modo a cambiare le modalità di comunicazione, ad aprirti e a modificare in parte il tuo carattere?

Fabio De Min: Certamente. Stare in tour e salire su un palco è una buona palestra per un sacco di aspetti. Soprattutto rispetto alla comunicazione, visto che si tratta per lo più di raccontare delle storie, cercando di coinvolgere emotivamente il pubblico anche quando magari per la testa hai tutt’altro, o sei distratto da questioni tecniche tipiche di un live.

Mescalina: Quali sono gli artisti italiani della vostra generazione che stimi maggiormente?

Fabio De Min: Francesco Bianconi e i Baustelle, Mario Pigozzo Favero e i Valentina Dorme, Alberto Muffato e Artemoltobuffa, Giulio Ragno Favero e Il Teatro degli Orrori. Persone intelligenti che si approcciano alla musica con intelligenza, senza scorciatoie. Ogni volta che sento un loro nuovo lavoro, ho l’impressione di imparare qualcosa, indipendentemente dalle questioni stilistiche.

Mescalina: Grazie, Fabio :) 

Info:

Sito ufficiale: http://www.nonvogliocheclara.com/

Facebook: https://www.facebook.com/pages/Non-voglio-che-Clara-OFFICIAL/126186157424540?fref=ts

Spotify: Non voglio che Clara

Lavorarestanca:  http://www.lavorarestanca.com/

L’etichetta su Facebook: https://www.facebook.com/pages/Lavorare-Stanca/104657672924768?sk=timeline

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