Michael Mcdermott Flowers From The Graveyard
2026 - Pauper Sky Records
Dal suo debutto, nell'ormai lontano 1991, che fece gridare al "nuovo Dylan", sono passati non solo decenni, ma trasformazioni radicali, cadute e risalite, momenti disperati e rinascite; la nuova vita di McDermott è un tesoro da custodire con cura e riconoscenza, e il cantautore lo sa molto bene, da tempo, come dimostra un'intervista del 2005. Per questo, il nuovo disco sintetizza le diverse anime che lo abitano, e che nel lavoro del 2024 erano incise in due dischi diversi: c'è il rock cantato con energia, a squarciagola, per incitare se stesso e gli altri a trovare ovunque quella scintilla di luce che tutti meritiamo, ma c'è anche la ballata meditativa, controcanto indispensabile per ritrovare forza e motivazioni, per prendere The Best We Get, semplicemente, senza cercare né chiedere risposte alle inevitabili domande.
Un percorso da seguire, per comprendere lo spirito dell'album, è segnato dai titoli, sia dell'intero lavoro, sia delle canzoni: Fiori dal cimitero porge una chiave di lettura per le canzoni che verranno, perché, dopo aver scritto di lotte e fallimenti, di speranze e di riprese, il cantautore vuole dirci che è possibile trovare bellezza, vita, profumo, colore, anche in un luogo tradizionalmente inteso come sinonimo di morte, oscurità e dolore. Da qui, ecco la strada: The Best We Get, Always A Ways Away, Nobody, But For The Little Moments, Old Feelings, ma soprattutto The Struggle Makes You Stronger, Johnny Sparrow And The Sunset Girl (storia di un incontro tra una ragazza e "an Irish Kid from the Bronx...", che diventa subito una sceneggiatura da grande cinema alla Jarmush) e The Lords Of Lincoln Park, col suo caratteristico crescendo (come il capolavoro Getaway Car), che sottolineano la caratteristica tipica del cantautore di trovare significati anche nelle storie minime delle persone. La conclusiva, dolcissima Ain't Life Beautiful si commenta da sola, animata da una voce vibrante, commossa e commovente, tra ricordi e speranze, rivolgendo lo sguardo verso il cielo: "there is love everywhere".
Ma non sono solo i testi a condurci verso il cuore di McDermott; anche la musica trova la strada per comunicare quanto lui desidera, dal rock and roll ad alto potenziale positivo della traccia iniziale, che sa di Tom Petty e di energia, all'introspezione meditativa di Nobody, giocata su un dialogo tra piano, chitarra e voce, che canta versi come "I'm a human grenade, I'm like a lion in a cage, With an unassuming rage, Throwing punches in the dark and still, Acting half their age". Ancora, la confessione sincera di But For The Little Moments, dal respiro arioso, lieve, cifra caratteristica della personale epica dell'autore, o l'arpeggio di chitarra che apre la ballata rock di Old Feelings. Il culmine è forse la protest song 2.0 di The Future, scritta per il No Kings Day, che ci dà l'esatta misura dello spessore umano e civile di un artista indomito, perché, sotto le mentite spoglie di una canzone pop, con tanto di "Shalalala", la voce scandisce questi versi:"Jefferson would roll over in his grave If he saw how these people behave... Here, we don't bow to any king, Certainly not a clown from Queens Here, we don't bow to any king, Let's let the motherf...ing freedom ring".
Canzoni da ascoltare alla radio, orecchiabili, accattivanti, ma che, a differenza di moltissima musica usa e getta, ci regalano parole preziose, riflessioni profonde e condivisibili, a ricordarci che "Life is beautiful".
Sappiamo anche che McDermott dà il meglio di sé nella dimensione live, e per questo lo aspettiamo presto in Italia. Le date del tour italiano:
