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Michael Mcdermott Michael McDermott in Italia: non è solo musica
Non è solo musica, è chiaro come il sole. È qualcosa che va oltre e scava a fondo dentro l'anima, ti attorciglia i sentimenti e poi, come per magia, li sbroglia e li rimette in ordine. E allora torni a casa con un senso di appagamento pieno e totale, leggero nell'anima come poche volte ti succede. Perché non è stata solo musica, perché hai incrociato la sguardo di Michael McDermott e dentro al suo c'erano tutti gli altri sguardi, quelli che cercavi e volevi trovare lì, in quel preciso momento, in quei posti, tra quelle sedie. E lo sapevi perfettamente che sarebbe successo, ma ogni volta non sei pronto a tanta Bellezza; allora resti a bocca aperta e quasi ti arrendi, perché sai benissimo che quei sentimenti, quelle emozioni sono unici e assolutamente indescrivibili.
Michael McDermott si porta sulle spalle uno zaino con dentro tante vite, alcune belle, altre pericolose, altre ancora da tenere a bada perché non ritornino fuori. Lui adesso ha occhi vivi e una sguardo che brilla sotto un cappello da D'Artagnan, mani che scorrono sul pianoforte e pizzicano le corde della chitarra e poi la voce, quella voce, capace di graffiare e accarezzare, portandoti in alto tra gioie e colori accecanti, ma nello stesso tempo di trascinarti giù in abissi neri di paure, fantasmi e disperazione.
Il Folk Club di Torino è un luogo storico e sacro per la musica, scendi quelle scale ed entri in una spazio raccolto e magico, piccola cattedrale delle emozioni in pieno centro a Torino. Due dischi nuovi in uno, Lighthouse On The Shore e East Jesus, di recente uscita, uno più acustico e intimista, l'altro più rock'n'roll, graffiante e stradaiolo, perfetta rappresentazione delle due anime di un uomo, dei suoi travagli interiori e degli slanci affettivi, impressi indelebilmente nei solchi delle quattro facciate. Le prime note escono dal piano, le dita tracciano il cammino e la voce inizia a cesellare pietre preziose, perché la sequenza con Hey La Hey #23, Lighthouse On The Shore, FCO, East Jesus, Where God Never Goes, What In The World, I Am Not My Father e Goddamit Lovely lascia una volta di più attoniti, quasi increduli. Quando poi Michael imbraccia la chitarra e partono le prime note di A Wall I Must Climb, in quel momento potresti anche alzare bandiera bianca e arrenderti, perché nel 1991 iniziò tutto da lì, da quel colpo di rullante che annunciava l'arrivo di un nuovo Local Hero. E ogni volta che la senti è sempre una gran botta, vorresti alzarti, saltare, urlare e abbracciare forte quell'uomo che è lì, a pochi metri e te lo sta dicendo una volta di più, che ci saranno sempre muri da scavalcare, ma che ce la possiamo fare, ce la faremo, insieme. Nella seconda parte del concerto la sapiente, preziosa e puntualissima chitarra di Alex Kid Gariazzo accompagna Michael attraverso Sick Of This Town, la sempre emozionante e intensissima This World Will Break Your Heart, cui segue da The Outer Drive. Let A Little Light In e Gateway Car vogliono e ottengono l'accompagnamento di tutto il pubblico, per un finale che non ha ancora esaurito la sorpresa più grande. Perché quando Michael si risiede al piano e intona una struggente, devastante, onirica, visionaria e definitiva The Idler, The Prophet And A Girl Called Rain, beh, in quel momento si viaggia veramente in una dimensione parallela, dove il sogno raggiunge la bellezza e diventa realtà, vera, vibrante e assoluta. Gonna Rise Up chiude definitivamente una serata che ancora ti dai i pizzicotti per capire se è stato tutto vero.
Il giorno dopo, Magenta racconta una storia diversa, un bel parco con un palco grande, concerto full band e festa totale, collettiva, emotivamente ancora ad altissimi livelli. Questa sera è di scena il Michael McDermott Rocker, quello che imbraccia l'elettrica e parte dritto con FCO e A Head Full Of Rain da East Jesus, perfettamente incastonate con The Arsonist, Sick Of This Town e The Outer Drive da St. Paul's Boulevard del 2022. La title track East Jesus precede These Last Few Days, Ballad splendida ed evocativa direttamente da Willow Springs. La scura e tirata Knocked Down precede I Am Not My Father, prima dell'ennesimo colpo al cuore assestato da A Wall I Must Climb. Ballate, rock'n'roll assassini raccolti ai bordi di strade polverose, momenti di poesia intima ed evocativa, c'è esattamente tutto questo, racchiuso nella meravigliosa storia che Michael McDermott e la banda ci raccontano in questo sabato sera umido e sognante. Lui è felice, ride, suona con piacere e passione, perché attorno ha una band di amici con cui ormai si trova a occhi chiusi. Alex "Kid" Gariazzo guitar, mandolin, glockenspiel e backing vocals, Riccardo "Macca" Maccabruni piano, accordion, backing vocals, Michele Guaglio basso e Matteo Frattima batteria. Non servono parole, parlano i fatti. Una intensa Bradbury Daydream apre la volata finale, che da Let A Little Light In arriva ad una Getaway Car che mette tutti in piedi a cantare. Dopo Gonna Rise Up e Goddamnit Lovely, la parola fine non poteva che scriverla una corale, struggente e infinita The Great American Novel. Eccolo lì, il piccolo grande uomo di Chicago ha fatto di nuovo centro, una volta di più ci ha raccontato una storia che non dimenticheremo facilmente.Poi sono volti, sorrisi, abbracci, pacche sulle spalle, foto e occhi umidi. No, non è solo musica, con Michael è qualcosa di più, qualcosa che fa decisamente rima con Amore.