Gamblin’ house<small></small>
Americana

Malcolm Holcombe Gamblin’ house

2008 - Echo Mountain Records

11/06/2008 di Christian Verzeletti

#Malcolm Holcombe#Americana

“Gamblin’ house” è il sesto disco di Malcolm Holcombe ed è probabile che passi inosservato ai più, come già successo pressoché ai suoi predecessori.
È vergognosa la poca considerazione che la stampa riserva a questo songwriter, che è in assoluto uno dei migliori folksinger americani attualmente in circolazione. Si badi bene che per folksinger non intendiamo vecchie cariatidi militanti-pacifiste, ma dei veri interpreti della canzone: certo, Malcolm ha la sua età e si vede, eppure, soprattutto dal vivo, dà prova di una forza rara.
Rapito dal folk-blues, Holcombe canta e suona come un fantasma. Ad alzare il volume – sì, anche i dischi folk si possono ascoltare loud! -, si sente che questo spirito è presente nei suoi dischi, compreso questo “Gamblin’ house”.
Prodotto da Ray Kennedy e suonato con un gruppo di musicisti ridotti all’osso, tra cui spicca Ed Snodderly nelle vesti di polistrumentista a corde (dobro, mandolino, mandola, fiddle, banjo), l’album è fatto di un folk-blues spartano, in linea con “I never heard you knockin’” (2005) e “Not forgotten” (2006).
Ci sono anche gli arrangiamenti di Chris Carmichael, violoncello e viola in un pezzo, ed un intervento di Kirk "Jelly Roll" Johnson all’armonica, ma protagonista è la voce di Malcolm Holcombe. E la sua scrittura.
Aspro, senza alcuna concessione al piacevole, nemmeno in una canzone ispirata dalla propria compagna come “Baby likes a love song”, Malcolm è uno all’antica, che non si perde in dolcezze e che va subito al nocciolo dei pezzi. Ne è esempio “Evelyn”: qualche tocco basso di chitarra, un banjo ed una voce che fa un po’ di moanin’ con tutti i crismi del blues, a costruire un brano che fa sentire la propria anima. Sullo stesso livello sono anche la title-track e “Blue flame”, con quest’ultima che andrebbe presa come modello da parecchi cantautori dediti all’arte del lamento.
Dopo qualche ballata che sfiora il country ed un paio di tracce morse dal fingerpicking, chiude “I’d rather have a home”, altro pezzo che finirà spesso nelle scalette dal vivo del nostro: con quella luce crepuscolare e quella voce rotta è una chiosa perfetta per un folksinger errante, che non ha ancora trovato il suo posto nel mondo. Ma che non si rassegna e continua a suonare come se quel posto fosse lì, a portata di mano, nella prossima canzone.

Track List

  • My ol´ radio|
  • Goodtimes|
  • Baby likes a love song|
  • Goin´ downtown|
  • Evelyn|
  • You don´t come see me anymore|
  • Gamblin´ house|
  • Blue flame|
  • Cynthia margaret|
  • The shade|
  • From lovin´ you|
  • I´d rather have a home

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