Malcolm Holcombe

Malcolm Holcombe

L’ottava (bs)


23/04/2008 - di Christian Verzeletti
MALCOLM HOLCOMBE

23 aprile 2008 - L'Ottava (BS) L'Ottava è un istituto musicale nascosto nei sobborghi di Brescia, in una zona dove città e campagna ancora si fronteggiano. Qua, tra un campo e un capannone, è in programma il concerto di Malcolm Holcombe, folksinger americano che da tempo seguiamo su queste pagine.
Qualche tavolino ed un manipolo di appassionati fanno da contorno ad una serata per pochi intimi, che si rivelerà una vera sorpresa.
In apertura un breve set di Massimiliano Larocca, cantautore toscano che ha da poco pubblicato il suo secondo album, "La breve estate". Ad accompagnarlo c'è Andrew Hardin, uno che con la sua chitarra è già garanzia di qualità (lo ricordiamo a fianco di Tom Russell). Larocca offre una manciata di canzoni genuine ed impegnate, quasi delle preghiere per un tempo migliore: canta di storie italiane, come quella di sua nonna emigrata a Genova ("Maria delle montagne"), mentre gli arrangiamenti, grazie ai ricami di Hardin, sfiorano il folk americano e qualche aria di Messico. Sincero nel coinvolgere il pubblico, cantando anche lontano dal microfono, chiude con "Dopo il diluvio", un pezzo in aria di Jackson Browne con venature soul-gospel combinate a "People get ready".
Pochi minuti e sul palco sale Malcolm Holcombe: a vederlo mentre accorda la chitarra con qualche gorgheggio vocale, pare di trovarsi di fronte ad una reliquia della folk music. Abiti dismessi, fisico consumato e andatura sciancata, si presenta in tutto e per tutto come un vecchio hobo, ma, quando comincia a suonare, rivela una forza inattesa, che l'ascolto dei suoi dischi lascia appena intuire.
Chitarra e voce, le canzoni acquistano uno spirito che attinge al folk e al blues più primitivi. La scaletta si apre con una "Sittin' sad", che ben introduce alla postura di Holcombe, affatto accomodata nelle sue interpretazioni: con due occhi da serpente, canta invasato, scuotendo il capo e dondolandosi ad inseguire qualche spirito perduto nella tradizione dell'american music.
Da paura è la versione di "Hundred lies", segnata da degli urlacci e soprattutto da un chitarrismo molto personale e percussivo, che produce ripetuti colpi sullo strumento. Della stessa tensione vivono anche le ballate per così dire più romantiche, appoggiate sul fingerpicking e sul battito del piede.
La performance rapisce i presenti, soprattutto con "Not forgotten" e "Yesterday's clothes", quest'ultima cantata tutta chino sul microfono. Malcolm poi è bravo a variare il set con la "techno-grass", così la chiama lui, di "In Marvelene's kitchen", durante la quale coinvolge Andrew Hardin alla batteria in un forsennato ritmo bluegrass.
Riluttante di fronte agli applausi, snocciola un pezzo dopo l'altro, come se nulla fosse, con un'intensità da brividi, e, quando viene richiamato sul palco per i bis, si ripresenta con un "I don't wanna piss you off", che la dice lunga sulla schiettezza del personaggio: accogliendo una richiesta quanto mai azzeccata, conclude con "The station", che ricorda a tutti quanto nella sua musica risuoni forte l'eco del migliore folk-blues.
A suggello poi dell'intero concerto, Malcolm si presta volentieri, insieme ad Andrew Hardin e Massimiliano Larocca, per un paio di pezzi improvvisati con i ragazzi de L'Ottava. Ne esce una jam che mette in risalto la spontaneità di una serata, in cui ognuno ha messo in campo le proprie doti: ovviamente quelle offerte da Malcolm Holcombe hanno inciso con una perentorietà che si trova solo tra i grandi songwriters americani. Massimiliano Larocca:
La breve estate
Il ritorno delle passioni
Maria delle montagne
I ragazzi del vicolo
Dopo il diluvio / People get ready

Malcolm Holcombe:
Sittin' sad
Mama told me so
A hundred lies
Who carried you
Teachin' Michael Anthony
Sparrows and sparrows
Not forgotten
Yesterday's clothes
Baby likes a love song
Dressed in white
Only for you
In Marvelene's kitchen
Gone by the ol' sunrise
To the homeland
I'd rather have a home
Animated sanctuary
Backin' up on Peggy
A far cry from here
The station