Solo acoustic vol. 1<small></small>
Americana

Jackson Browne

Solo acoustic vol. 1

2005 - Inside Recordings / Emi
17/01/2006 - di
Forse un disco così i fans di Jackson Browne se lo sognavano da tempo. E forse il suo stesso autore lo teneva nel cassetto da anni, in attesa del momento giusto.
Si tratta di una raccolta dal vivo in cui il cantautore americano è catturato da solo sul palco, nella versione più spoglia possibile, con il solo ausilio di una chitarra acustica o di un pianoforte. La situazione è molto intima: Browne parla volentieri col pubblico e pesca nel suo repertorio degli anni ‘70, quello che i fans prediligono.
“Solo acoustic vol. 1” sembrerebbe un live da non perdere, raro come ne escono pochi, invece è un altro disco nella media di questo signor cantautore che da troppo tempo sembra godersi la sua musica e i suoi sogni senza metterli in discussione: è un’altra compilation, priva di materiale inedito, dopo “The very best of”, ed è soprattutto un live in cui l’autore non osa azzardare coi suoi pezzi.
La performance è buona e, pur essendo composta da registrazioni di varie date degli ultimi tre anni, risulta scorrevole, lasciando pensare ad un seguito (Vol. 2) che colmerà alcune assenze in scaletta.
Quello che manca sono delle vere chicche, perché in fondo per chi segue Jackson Browne queste canzoni non rappresentano una novità e chi non è un suo fan assiduo probabilmente ne conosce le album version che non si differenziano molto.
È sempre un piacere sentire “The pretender” al piano o “For everyman” per sola chitarra, ma manca quel magnetismo che Springsteen ha dimostrato lo scorso anno in una tournèe simile cambiando pelle a più di un pezzo. Certo, l’azzardo non è mai stato nella natura di Jackson Browne e non lo si può pretendere ora, eppure una maggior oculatezza avrebbe potuto rendere questo “Solo acoustic vol. 1” un disco più interessante: ci sono momenti di stanca evidenti, come “Your Bright Baby Blues” e “For a Dancer” o come una “Looking East” che si perde per strada, allo stesso modo in cui ci sono passaggi profondi come “These Days” e “The Birds Of St. Marks” in cui vengono fuori tutta la gentilezza e la toccante sensibilità di Browne.
I momenti migliori sono comunque quando l’acustica va a pizzicare il folk in “Too Many Angels” e “Lives in the Balance” riuscendo a catalizzare gli spettatori con richiami attuali, delicati ma profondi. Da buon cantautore poi Jackson infila aneddoti e battute curiose, come quella sulla versione cinese di “Take it easy”, che servono a divertire e ad avvicinare il pubblico.
Alla fine l’ha vinta lui, facendo leva su tutta la bontà della sua musica a cui non si può che essere affezionati, ma rimane il rammarico del diverso grado di interesse che avrebbe potuto avere questo disco se solo in duetto con David Lindley. O con un Jackson Browne meno compiacente.

Track List

  • The Barricades of Heaven|
  • Intro|
  • These Days|
  • Intro|
  • The Birds Of St. Marks|
  • Intro|
  • Fountain of Sorrow|
  • Your Bright Baby Blues|
  • For a Dancer|
  • Too Many Angels|
  • Intro|
  • For Everyman|
  • Intro|
  • Lives in the Balance|
  • Intro|
  • Looking East|
  • Intro|
  • The Pretender|
  • Intro|
  • Take It Easy

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