Canti di lavoro della lombardia<small></small>
Italiana

Evasio Muraro

Canti di lavoro della lombardia

2001 - Il Levante
05/05/2002 - di
Scrivendo di musica non credo siano solo le parole a suggerire il peso critico. Gran parte delle impressioni piuttosto derivano da un’intuizione, o più semplicemente dal luogo in cui si ha la fortuna di leggere, ascoltare, riflettere. Non ultimo il tempo.
Ci sono periodi dove l’attenzione prestata a certi messaggi è maggiore di altri e di conseguenza questi si trovano ad assumere un valore che pochi mesi prima si sarebbe valutato diverso.
È esattamente il caso di questo “Canti di lavoro della Lombardia”, pubblicato con il sostegno dell’associazione “Il Levante” di Melegnano (MI) oramai un anno fa. Per diversi e tuttavia ovvi motivi mi è parso naturale recuperarlo nelle scorse settimane, lasciando che mi accompagnasse come colonna sonora segnando in qualche modo questo periodo.
Anche se la tentazione è di classificare tale album alla stregua delle “solite” compilazioni di cover a tema sociale di cui da qualche anno a questa parte siamo puntualmente sommersi durante le feste di fine aprile e inizio maggio, questo è da considerarsi invece in tutto e per tutto un lavoro di Evasio Muraro. Ad egli, già voce e chitarra dei Settore Out, va riconosciuto il merito di essere stato tra gli autori di quel “Il rumore delle idee” che ad oggi rimane un’ottima istantanea del rock nostrano anni ’90. In quegli anni sottile era la linea che divideva nuove certezze da vecchie illusioni, demarcazione che molti artisti non ebbero l’accortezza di notare, soccombendo a meccanismi più grandi di loro.
Dopo un periodo di latitanza dalla scena, oggi Muraro si colloca inequivocabilmente tra la schiera dei cosiddetti outsiders del panorama cantautorale italiano. Musicisti di un certo spessore lasciati ai margini di un mercato che privilegia modelli desolanti, intasato da artistucoli privi di capacità. Da questo limbo, nel quale la proposta artistica è la vera sfida lanciata ad una categoria di ascoltatori attenti alla ricerca di contenuti che superino la prospettiva sterile di un mero intrattenimento, nasce il progetto “Canti di lavoro della Lombardia”.
Se l’intento è di raccogliere una serie piuttosto eterogenea di brani che appartengono ad una precisa tradizione culturale, l’approccio adottato è peculiarmente “romantico”, e non invece come ci si aspetterebbe “politico”. Più attento quindi a valorizzare la poesia dell’immaginario della classe operaia, recuperato partendo dall’urgenza del suo grido di dolore piuttosto che dalla rivendicazione dei suoi diritti.
Ecco quindi che riproporre un campionario tutto sommato esaustivo di canti a tema lavorativo provenienti dalla tradizione popolare lombarda viene ad assumere significati che donano luce nuova al valore sociale che il canto stesso ha rappresentato per i lavoratori, accompagnandoli attraverso i sogni e le delusioni che hanno segnato il percorso delle classi sociali disagiate durante il secolo scorso. Da un punto di vista meramente stilistico abbiamo a che fare con un album di puro roots rock, in cui la distanza tra passato e presente non riesce a scalfire l’urgenza ribelle rievocata da impellenze simili.
Gli arrangiamenti sono per lo più acustici, dove a far da padrone sono gli strumenti a corda tra cui spiccano le chitarre e il cantato ispirato e poetico di Muraro. Ecco quindi il recupero del dialetto in “La mensa culetiva”, il tono lamentoso e scanzonato di “Tira la cinghia”, il piglio languido di “Il lavoro è molto poco”.
Che dire poi di una originale versione de “L’internazionale”, dichiarazione comune dei diritti del lavoratori tutti, qui straordinariamente interpretata da uno straziante violino dalla melodia frammentata e sovrapposto allo sferragliare di attrezzi da lavoro?
Suggestioni folk intervengono a tratti suggerendo la vitalità delle danze popolari, arricchendo ulteriormente “L’uguaglianza” rispetto alla versione proposta con i Settore Out nel tributo partigiano del 1995 “Materiale Resistente”, allora col nome di “Amore ribelle”.
Perla incastonata all’interno di un album già di per sé particolarmente prezioso è “Vincenzina”, struggente atto d’accusa per sola voce e pianoforte verso quella “vita giù in fabbrica… che non c’è”.
Per non dimenticare.


Discografia:

- “Canti di lavoro della Lombardia” (2001, Ed. Il Levante)
- “Passi” (1999, Ed. Il Levante)

con i Settore Out:
- “Il rumore delle idee” (1993, Polygram)
- “Un’altra volta” (1990)
- “Città” (EP, 1987)

Track List

  • Il lavoro è molto poco
  • |Mamma mia dammi cento lire
  • |La mensa culetìva
  • |L’Italia l’è malada
  • |Vincenzina
  • |Largo il passo
  • |La lega
  • |Gli scariolanti
  • |Guarda giù dalla pianura
  • |Tira la cinghia
  • |E per la strada
  • |Son vegnu da Serravalle
  • |Le otto ore
  • |L’uguaglianza
  • |Che cosa vogliamo
  • |L’internazionale
  • |Saluteremo il signor padrone
  • Vincenzina (coda)

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