Robbie Robertson

Robbie Robertson Insomnia


Jimenez, 2026, Traduzione di Gianluca Testani, postfazione di Dominique Robertson, 224 pagine, 20 euro Biografie | Musica | Società

26/03/2026 di Laura Bianchi

Vi sarebbe piaciuto essere coinquilini di Martin Scorsese, al punto da chiamarlo Marty e condividere con lui esperienze estreme, eccessi, ma anche momenti di intensa creatività, e al punto da essere comprimari di alcuni dei suoi film più famosi, sottolineandone i momenti con la colonna sonora (veloce riassunto: Toro scatenato,Re per una notte (1983), Il colore dei soldi (1986), Casinò (1995), Gangs of New York (2002), The Departed - Il bene e il male (2006), Shutter Island (2009), The Wolf of Wall Street (2013), The Irishman (2019) e Killers of the Flower Moon (2023))? Ecco: Robbie Robertson ha fatto tutto questo, e ce lo racconta in Insomnia, un memoir lisergico e coinvolgente, splendidamente tradotto da Gianluca Testani per la sempre benemerita Jimenez Editore.

Dopo Testimony: A Memoir, pubblicato nel 2016, la rockstar scomparsa nel 2023 (ultimo suo capolavoro, la colonna sonora di Killers of the Flower Moon) riprende da dove il primo libro si fermava - The Last Waltz - e si conferma come un brillante storyteller, dallo stile più vicino alla confessione a cuore aperto, come se parlasse al lettore, che all'autobiografia autoreferenziale e autoindulgente, anche se ovviamente qua e là si può - giustamente, peraltro - cogliere qualche sprazzo di autocompiacimento. Ed è questo ciò che ce lo fa amare, perché ci permette di entrare nella quotidianità di un genio della musica e capire cosa succede quando questo incontra un genio del cinema, oltre ad alcuni tra i personaggi più influenti del periodo. L'autore è abile nell'avvicinare al contesto storico, sociale e culturale in cui si muoveva anche quanti non erano nati in quel periodo, gli ultimi anni dei Seventies (fino a Toro Scatenato), e a farci cogliere l'essenza del mondo che abitava, popolato da persone interessanti, creative, ma dalla vita disordinata, a cui la strana coppia Robbie - Marty ("Tutto ciò che mi rimaneva era la gentilezza di Marty. Stava salvando la mia anima, così, su due piedi") aderisce totalmente, tra avventure sessuali e sentimentali, come quella di Robertson con la modella Jennifer O' Neill, party con il gotha del cinema mondiale, da Wenders a Kurosawa, concerti di Dylan, e il solito "ciclo di Quaalude, coca, marijuana e Valium", con le relative conseguenze, anche se confessa: "Ogni tanto venivo travolto da un'ondata di lucidità, da un'ondata di preoccupazione per la vita e la morte e dalla consapevolezza di ciò che era realmente in gioco", per poi aggiungere: "Ma poi quell'ondata di lucidità passava. 'Nah, viviamo per l'oggi, e infrangere le regole fa bene'".

Soprattutto, però, ad avvincere è quanto si coglie attorno al racconto, agli eventi che vi fanno da cornice: prima di quel periodo, Robertson aveva collaborato al progetto di The Basement Tapes, aveva composto The Weight o The Night They Drove Old Dixie Down, mentre Scorsese ("incrocio tra Che Guevara e George Patton") aveva diretto Mean Streets e Taxi Driver. Giovani, talentuosi, ricchi di inventiva, i due si incontrano, ed è feeling intimo, coesione di spiriti (anche nel senso alcolico del termine), un mondo a due, inserito nel mondo di glamour e scintillii in cui si trovano a vivere. Una "strana coppia" di due geni sregolati, che insieme avrebbero creato una magia destinata a restare, il regista coinvolgendo la rockstar in un mondo di immagini, e la rockstar portando il regista a contatto con la musica; e The Last Waltz rappresenta la sintesi della loro sinergia, lasciando sullo sfondo il resto della Band, come è naturale che sia, in un rapporto di amicizia tanto stretto. Le cause dello scioglimento, le polemiche con Levon Helm, la ricerca di una nuova identità, tanto simile a quella di McCartney post Beatles, tutto si sfuma, in un flusso di coscienza tumultuoso e brillante, che converge in una lettura avvincente, come un film. O come un disco ben suonato.


Jaime Royal Robertson, detto Robbie, è stato un cantante, polistrumentista e compositore canadese, famoso soprattutto per la sua appartenenza al gruppo The Band, uno dei più grandi gruppi rock della storia, e ha avuto una lunga carriera da solista durante la quale ha realizzato diverse colonne sonore per film di Martin Scorsese, da Toro scatenato a Killers of the Flower Moon. È stato inserito al cinquantanovesimo posto nella lista dei 100 migliori chitarristi secondo Rolling Stone. È scomparso nel 2023.


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