Sam Mendes

Spectre

Sam Mendes


2015 » RECENSIONE |
Con Daniel Craig, Christoph Waltz, Lea Seydoux, Ralph Fiennes

09/11/2015 di Kevin Ben Alì Zinati
L’attesissimo ventiquattresimo episodio della saga di James Bond, firmato per la seconda volta da Sam Mendes, è finalmente arrivato. Il 5 novembre è stata la data di uscita in più di 635 sale italiane di Spectre, l’ultimo capitolo delle avventure della più famosa spia a servizio di sua maestà che ha fatto registrare incassi da capogiro e che non ha disatteso le alte aspettative. O quasi.

Spectre riprende dopo i fatti raccontati in Skyfall. Bond è sulle tracce del terrorista Marco Sciarra, in una missione solitaria assegnatagli dalla defunta M. Il nuovo capo del MI6, Gareth Mallory, non approva la sregolatezza di Bond e lo sospende dal servizio attivo costringendolo ad agire da solo, sotto traccia e all’oscuro del governo. La missione porta Bond a contatto con la Spectre, una segretissima organizzazione criminale a cui sono collegati tutti i suoi precedenti avversari - Le Chifre, Dominic Green e la Quantum, Mr. White, Raoul Silva - e con Franz Oberhauser alias Ernst Stavro Blofeld, il potentissimo capo dell’organizzazione nonché figlio dell’uomo con cui James è cresciuto. Attraverso la figura di C, il nuovo capo dei servizi segreti congiunti, la Spectre tenta di creare una rete di spionaggio congiunto che permetterebbe il controllo totale sui nove paesi che ne fanno parte: con l’aiuto di Eve Moneypenny, Q e del nuovo M, Bond compirà un viaggio dentro la Spectre riuscendo a fermare il piano terroristico e a prendendersi, finalmente, una meritata vacanza lontano da uccisioni e missioni.

Giunto alla quarta interpretazione di 007, Daniel Craig si è senza dubbio guadagnato il titolo di miglior Bond di tutta la saga. È stato capace di dare alla spia inglese una forma nuova e meno banale, unendo al tradizionale “british humor” un’eleganza naturale, uno sguardo di ghiaccio e un atletismo formidabile messo in mostra in particolare negli immancabili inseguimenti di inizio film (presenti in tutti e quattro i capitoli), alquanto spettacolari e realizzati con tecniche registiche coinvolgenti. Rispetto ai precedenti episodi ed in particolar modo a Skyfall, il ritorno dell’ironia e del fare da “spaccone” rappresentano la prima novità di Spectre e la volontà di Sam Mendes di tornare alla tradizione. Se nel 2006, con la rivisitazione di Casino Royale, si è aperto un nuovo cerchio narrativo ora, dopo aver vagato per l’anima di Bond e averne saggiato il lato più oscuro, si è sentita la necessità di chiuderlo. L`interrogatorio con tanto di pistola fatto da James semi-ubriaco ad un topo, il furto dell’Aston Martin sotto il naso di Q, le battute mordenti a Moneypenny dimostrano che non è solo un moderno eroe nero: 007 in Spectre torna ad essere quel perfetto gentleman sciupafemmine con la risposta sempre pronta e con un irresistibile savoir faire che lo ha contraddistinto in quasi tutte le venti precedenti avventure.

Skyfall si assicura lo status di capolavoro in questa moderna quadilogia grazie soprattutto all`indiscutibile talento di Daniel Craig, sesto attore a vestire i panni della spia inglese e anche qui assolutamente perfetto; tuttavia Spectre si distingue per un’altra incredibile interpretazione: chi brilla infatti è anche il personaggio di Franz Oberhauser, il nemico di 007 perfettamente impersonato da Christoph Waltz. Entrato in scena durante il funerale di Sciarra e poi ritornato, in maniera quasi sacrale, nell’assemblea segreta a Roma, Waltz rimane in ombra per tutta la sequenza e lo spettatore può udire solo la voce di quello che forse - per tantissimi meriti del due volte premio Oscar - è uno dei migliori (o peggiori) avversari di Bond. Geniale e da brividi è il momento in cui dall’ombra passa alla luce rivelando finalmente il suo volto e rivolgendosi a 007 con un “cucù” terrificante che chiarisce come il profilo dell’antagonista sia elevato, come a dimostrare che ora Bond è al livello finale. Il profondo viaggio nel cuore e nel passato di James Bond è stata la grande innovazione degli ultimi quattro film. Bond è stato oggetto di una circolare trasformazione interiore che dagli inizi come agente doppio zero, lo ha portato attraverso la prima uccisione, la perdita del vero amore, la morte realmente sfiorata e l’inattività per arrivare poi ad una vera rinascita e ad una “pausa dal lavoro”.

Lo 007 “vecchio”, trasandato, con la mano tremolante e la barba incolta di Skyfall rappresenta il punto più alto della quadrilogia che è riuscita a portare sullo schermo un agente segreto nuovo, non più infallibile e divorato da fantasmi personali: un James Bond più cupo, realistico e umano che deve sistemare i conti interiori prima di poter salvare il mondo. Pensandoci bene è difficile non notare, in questo senso, un legame con il Batman di Christopher Nolan, un altro personaggio cinematograficamente (e non solo) leggendario e recentemente passato attraverso un simile “viaggio”. Anche Bruce Wayne ha affrontato il dolore, la perdita, la paura e la follia per merito di avversari tosti tanto sul piano fisico quanto su quello psicologico, su tutti indimenticabile è il Joker di Heat Ledger (“La pazzia è come la gravità: serve solo una piccola spinta”): Nolan ha compiuto un lavoro magistrale nel trasformare Batman in un cavaliere oscuro complesso e normale capace anch’egli di fallire e sempre in bilico tra giusto e sbagliato, morale e disonesto, luce e ombra. E lo stesso vale per Bond, la sua fallibilità è il tratto più apprezzato in Skyfall, la caduta dell`eroe ha convinto e portato l’agente doppio zero ad una forma più profonda che ha trovato numerosi consensi. Ed è per questo che Spectre non è il migliore della nuova serie. La presenza di Mr. White e il titolo “Vesper Lynd” sulla videocassetta trovata nel covo segreto a Tangeri avrebbero dovuto riaprire una ferita profonda per cui Bond ha sofferto a lungo e che ha “tamponato” con difficoltà: quel ricordo, invece, resta solo sfiorato per essere poi bruscamente scacciato via con un superficiale “non è nulla”. Quei punti così alti, o meglio, così bassi entro l’anima di 007 mancano in Spectre, un film che diverte, coinvolge ed impressiona lo spettatore grazie ad un cast stellare - attenzione alla nostra Monica Bellucci e anche alla nuova bond-girl, bella e brava, Lea Seydoux -, a scene spettacolari (gli inseguimenti per Roma con le supercar, la distruzione del palazzo del MI6) e una trama folta e che tiene desto lo spettatore per tutti i 148 minuti.

Forse ci si spettava una maggiore attenzione alla psicologia e agli spettri privati della spia più famosa del grande schermo. Skyfall ha abituato bene un pubblico esigente che dopo più di cinquant’anni aveva finalmente trovato un Bond diverso, più problematico e a tratti più drammatico. Tuttavia, con eleganza e azione adrenalinica, Spectre piace e vince e riporta 007 finalmente alla luce. Soprattutto porta la nuova serie di James Bond ad una temporanea perfetta conclusione. Il cerchio ora si è chiuso, aspettando che se ne apra uno nuovo. 

 

 

 



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