Quentin Tarantino

Western

Quentin Tarantino Django Unchained


2013 » RECENSIONE | Western
Con Jamie Foxx, Christoph Waltz, Leonardo DiCaprio, Samuel L. Jackson, Kerry Washington

08/02/2013 di Claudio Mariani
Quando un film è pieno, saturo di situazioni, scene, spunti, paradossalmente è più difficile recensirlo. Se poi l’autore, come in questo caso, lo infarcisce a dismisura di citazioni, diventa quasi impossibile. Perciò risulta veramente complicato parlare di Django Unchained seguendo un filo logico coerente. Solo una cosa è certa ed evidente per tutti: l’ultima fatica di Tarantino è in parte speculare al suo film precedente, l’osannato Bastardi senza gloria. Nonostante le tematiche e le ambientazioni siano completamente diverse (da una parte l’Europa della seconda guerra mondiale, dall’altra il Wild West americano), un fattore comune permea le due opere: la vendetta, il riscatto dell’oppresso. Da una parte c’era l’intero popolo ebreo che alla fine consegnava alle fiamme la gerarchia del nazismo, in questo film c’è il riscatto dei neri contro i bianchi schiavisti. Un’altra cosa sicura è che non si tratta di un remake, l’originale Django di Corbucci del 1966 è preso solamente come spunto “ideologico”, essendo le due storie completamente diverse. D’altronde ai tempi Django produsse, sull’eco del suo successo planetario, una miriade di film ispirati -più o meno- al personaggio interpretato da Franco Nero. La stessa cosa fatta da Tarantino diversi decenni dopo quella particolare “febbre” imitatoria. Il suo debito verso gli spaghetti western e il cinema poliziesco e di serie b italiano è talmente noto ed evidente che le citazioni si sprecano, e dei riferimenti a una serie sterminata di altre pellicole (non solo italiane) sul web si possono trovare liste impressionanti.

Della storia diciamo ben poco: Django, schiavo nero, viene liberato e preso come “socio” da uno spettacolare e fuori dagli schemi dr. King Schultz, interpretato dalla scoperta di Tarantino, quel Christopher Waltz che da solo varrebbe il prezzo del biglietto. Chiudono il cerchio perfetto un compassato Jamie Foxx, un Leonardo di Caprio al pieno della sua inedita cattiveria e un Samuel L. Jackson di una bravura degna degli inizi della sua carriera. Il cameo del Django originale, Franco Nero, è invece la ciliegina sulla torta.

Non mancano chiaramente le sparatorie infinite, le scene al limite dello splatter, gli interminabili dialoghi e la tipica impagabile ironia di Tarantino, cosa che mancava totalmente nel prototipo ispiratore. Con lui, anche in questo caso, si ride molto, ci si diverte, si è rapiti da una serie di episodi che non sembrano finire mai, in quello che è, fino ad oggi, il più grande successo commerciale della filmografia tarantiniana. L’impressione che si ha è che Tarantino, se ha carta bianca su budget e su tutti gli aspetti del film, non ha limiti riguardo la sua creatività. In ogni caso è uno dei pochi registi nella storia che riesce ad affrontare un genere ben definito (in questo caso il western) e trasformarlo in un film “alla Tarantino”; cioè prendere un film di genere e trasformarlo nel proprio genere, cosa si può volere di più?

Basta così, il resto, se volete, andate a leggerlo da qualche altra parte o, se siete dei cinefili ai limiti del maniacale come il maestro di Knoxville, cercatevelo da soli nel film. In questo caso, vi facciamo gli auguri più sentiti…


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