Niccolò Falsetti Caro mondo crudele
2026 » RECENSIONE | Drammatico | Cartoni animati | SPECIALE FESTIVAL DEL CINEMA DI ROMA
Con Aurora Malianni, Tara Trocchia, Francesco Turbanti, Petra Valentini, Leonardo Baldon





24/10/2026 di Arianna Marsico
“Ogni adolescenza coincide con la guerra che sia falsa che sia vera” cantavano i Tre Allegri Ragazzi Morti. E Caro mondo crudele, che segna il ritorno alla regia di Niccolò Falsetti dopo Margini (2022) sta lì a ricordarcelo. Il film, presentato alla Festa del Cinema di Roma, si avvale di una parte di animazione realizzata con personaggi disegnati da Zerocalcare. La colonna sonora originale è di Giancane, perfetta fotografia del disagio adolescenziale, di quel sentirsi perennemente fuori posto.
Siamo ad Albinia, in Maremma, in quella Maremma già tanto odiata in Margini, nel 1999. Mentre Piotta imperversa con Supercafone e il suo video pieno di lustrini, la vita per Giovanna (Aurora Malianni) e il suo amico Mirko (Leonardo Baldoni), è tutt’altro che facile. Entrambi sono considerati dei nerd e vengono spesso presi in giro dai compagni di classe. In più la ragazza, che ha perso il papà, è figlia di una professoressa della sua stessa scuola, Sabrina (Petra Valentini). La quale cerca di crescere la figlia come meglio può, e ha una storia (clandestina) con il collega Alberto (Francesco Turbanti), un professore sensibile ma anche capace di disastri.
Questo equilibrio traballante si sbriciola quando Mirko scompare. Cosa significa scomparire quando si ha tutta la vita davanti? Quando le possibilità sono così tante da diventare un peso schiacciante? Questa è la domanda che si pone, senza però poter trovare risposte (perché forse non ce ne sono) Caro mondo crudele. Forse la risposta è “Forse lui ha preferito andar via quando tutto era ancora intero” come scriveva Enrico Brizzi di Martino in Jack Frusciante è uscito dal gruppo, un’opera con cui il film di Falsetti e Turbanti ha molto in comune: l’importanza della musica, il descrivere senza giudizio le difficoltà di un’età in cui si è tutto e niente allo stesso tempo, l’attenzione all’immaginario dell’epoca.
I cartoon sono parte integrante della narrazione, e ci raccontano la vita interiore che Giovanna nasconde dietro la sua timidezza e le sue felpe oversize. Probabilmente senza volerlo, Caro mondo crudele permette di capire tanto delle proteste di giovani e giovanissimi (ma non solo), che sempre per citare Giancane, sono “cresciuti in cattività/strappati lungo i bordi”.
Siamo ad Albinia, in Maremma, in quella Maremma già tanto odiata in Margini, nel 1999. Mentre Piotta imperversa con Supercafone e il suo video pieno di lustrini, la vita per Giovanna (Aurora Malianni) e il suo amico Mirko (Leonardo Baldoni), è tutt’altro che facile. Entrambi sono considerati dei nerd e vengono spesso presi in giro dai compagni di classe. In più la ragazza, che ha perso il papà, è figlia di una professoressa della sua stessa scuola, Sabrina (Petra Valentini). La quale cerca di crescere la figlia come meglio può, e ha una storia (clandestina) con il collega Alberto (Francesco Turbanti), un professore sensibile ma anche capace di disastri.
Questo equilibrio traballante si sbriciola quando Mirko scompare. Cosa significa scomparire quando si ha tutta la vita davanti? Quando le possibilità sono così tante da diventare un peso schiacciante? Questa è la domanda che si pone, senza però poter trovare risposte (perché forse non ce ne sono) Caro mondo crudele. Forse la risposta è “Forse lui ha preferito andar via quando tutto era ancora intero” come scriveva Enrico Brizzi di Martino in Jack Frusciante è uscito dal gruppo, un’opera con cui il film di Falsetti e Turbanti ha molto in comune: l’importanza della musica, il descrivere senza giudizio le difficoltà di un’età in cui si è tutto e niente allo stesso tempo, l’attenzione all’immaginario dell’epoca.
I cartoon sono parte integrante della narrazione, e ci raccontano la vita interiore che Giovanna nasconde dietro la sua timidezza e le sue felpe oversize. Probabilmente senza volerlo, Caro mondo crudele permette di capire tanto delle proteste di giovani e giovanissimi (ma non solo), che sempre per citare Giancane, sono “cresciuti in cattività/strappati lungo i bordi”.