Giancane

Giancane

Roma, Nuovo Cinema Palazzo


24/11/2018 - di Arianna Marsico
Giancarlo Barbati Bonanni, in arte Giancane, è per certi versi il lato più sorridente de Il Muro del Canto. Ed è quasi naturale che la sua ironia tra il cinismo romano e il bonario trovi piena realizzazione nel suo progetto solista (concretizzatosi nei due album Una Vita al Top e Ansia e Disagio). Ancora più naturale è che le ansie, le ipocondrie e le piccole scene di vita quotidiana raccontate nelle sue canzoni si siano sposate con lo storytelling di Michele Rech, meglio noto come Zerocalcare, prima nel video di Ipocondria ( brano al qual ha preso parte anche Rancore) e poi in due serate, prima a Firenze e poi nella loro Roma.

Proprio a Roma, nello spazio occupato del Nuovo Cinema Palazzo, anche per provare a dare una risposta “sana” a quanto di atroce è successo nel quartiere, ha luogo il secondo concerto in cui sulle note di Giancane Zerocalcare disegna. Stavolta niente code infinite per i “disegnetti”, Michele sta sul palco (un po’ defilato a dire il vero, con suo sollievo) e improvvisa.

Dopo l’Intro  si passa a Ciao sono Giancane e Hogan blu, pigiate sull’acceleratore per far saltare tutti. Vorrei essere te e La Vita con il sorriso con cui vengono cantate nascondono un po’ la loro amarezza di fondo.

È il momento dello show di Alessio Lucchesi alla chitarra, con un medley di Ti scatterò una foto di Tiziano Ferro (cantata da tutti, con buona pace dello snobismo) e L`amour toujours di Gigi D’Agostino. Il background musicale anni ’90 di tutti i presenti è decisamente messo a nudo, e probabilmente uno dei pregi di Giancane è anche quello di riuscire a non farci vergognare troppo di certi ascolti adolescenziali, ridendoci sopra, come farà qualche pezzo più tardi con Gli anni degli 883.

Una vita al top precede il countdown natalizio di Buon Compleanno Gesù (in fondo manca un mese alla Vigilia). La liberatoria Non sono ricco e la già citata Gli Anni (che fa disegnare a Michele un autoritratto commosso dal sentire Max Pezzali) portano a Ipocondria, momento in cui Zerocalcare può far bella mostra, mentre disegna, di tutta la sua scorta di farmaci per ogni evenienza. La vena ska di Adotta un Fascista, scritta con Lucio Leoni, si accompagna a una Pare che dorme intrecciata con Margherita di Riccardo Cocciante. Vecchi di merda (alla quale è dedicato in diretta il disegno di Zerocalcare) e Ma tu no chiudono la prima parte del concerto.

Giancane a questo punto scherza sul fatto che ora dovrebbe iniziare la pantomima del bis, con l’uscita ed il rientro della band. Ma lui ci si sottrae e ricomincia subito con Odio i bambini, Disagio per chiudere in piano stile disco anni ‘90 con La stessa estate – 1996.

Così poi Giancane, la sua band e Zerocalcare ci salutano davvero, dopo averci regalato una serata di sano divertimento e averci aiutato a prenderci in giro.

 

Foto Sara Pizzoli