Looperville<small></small>
Jazz Blues Black − Impro − Guitar solo

Walter Beltrami

Looperville

2015 - Onwire
26/04/2015 - di
Nuovo lavoro per il bresciano Walter Beltrami, ospite ormai regolare della testata grazie all’indiscutibile qualità delle sue proposte.

Compositore e chitarrista attivo dal 2004 Walter è una consolidata realtà del jazz europeo, posizione costruita in un percorso sempre in crescita con lavori di alto livello come Timoka (2009), Paroxysmal Postural Vertigo  (2011, un capolavoro) e Kernel Panic (2013).
In questi episodi Walter aveva manifestato in modo palmare le sue qualità di musicista e di leader assemblando opere in cui l’ensemble era il protagonista e lui il regista; come in tutti i casi di eccellenza Beltrami restava in secondo piano lasciando che le sue creazioni prendessero vita tramite meccanismi collettivi.

In questo Looperville le regole del gioco cambiano e Walter si presenta in beata autonomia manovrando chitarre, loop machines, elettronica, percussioni e altri ammennicoli più o meno tecnologici; ne nasce un tragitto in cui l’ascoltatore viene accompagnato attraverso visioni e concezioni ben oltre gli standard del genere.

L’originalità dell’artista di Brescia, ad avviso di chi scrive, si basa sui seguenti cardini: senso della melodia, apertura dei riferimenti, vissuto e visionarietà; passiamoli in rassegna insieme.

L’approccio melodico appartiene alla miglior tradizione del jazz moderno, frasi brevi su cui lavorare nel solco degli insegnamenti di Coleman da un lato e di un certo rock psichedelico dall’altro, debitore dell’Inghilterra anni ’70 ma anche di una certa America degli anni ’90 (Hash Jar Temple, Bardo Ponds, …). Questa componente nel caso in questione è esaltata dai loop (da cui il titolo del disco) che Walter usa in modo sapientissimo con un effetto narrativo oltre che estetico. L’ostinato è riff, groove ma anche tema che costituisce la spina dorsale dei brani; tutti  i pezzi, nessuno escluso, basano la loro forza sulla definizione del ciclo che si distingue per la sua efficacia di sintesi semantica. Il sogno di Sara, il pensiero disturbato, la vivacità del barrio, il vagabondare dell’indiano in Sardegna, la cibernetica di Ribot sono presentati dal loop; il resto è commento, esposizione, sviluppo e conclusione, nella migliore reinterpretazione di certe raffinate strutture compositive europee.

La molteplicità dei riferimenti è frutto dell’apertura intellettuale del compositore, figlia dei tempi moderni che rifugge da gerarchie e predilige gli incroci (che da sempre hanno rafforzato la specie …). Da qui echi di psichedelica in What will be, di world in Indian man in Sardinia, di rock in El barrio o in Disturbing thought. L’istinto jazz emerge nella capacità improvvisativa esemplificata dal brano di apertura: inventiva e variazione sul tema più che anarchica digressione, capace quindi di assicurare sempre compattezza e coerenza ai pezzi.

Il vissuto ha sempre ispirato i momenti migliori delle composizioni di Beltrami;  basti pensare a Paroxysmal Postural Vertigo  che fu realizzato con riferimento ad una sindrome benigna di cui l’artista aveva sofferto e che lo stesso fu capace di trasformare in potente catalizzatore compositivo. Qui Walter immagina una città, Looperville appunto, nella quale traspone riferimenti del suo vivere. Il suo cagnolino, i suoi affetti, gli inevitabili momenti disturbati, la pillola di Lund ispirano brani chiaramente narrativi come Super8, The one and the only e il pezzo conclusivo. L’originalità in musica è diretto risultato dell’unicità di questi pensieri.

Infine la visionarietà. Da sempre appassionato di cinema Walter annette un evidente significato alla componente “visuale” che può emergere dal suono, sia esso scolpito a tutto tondo o solo in bassorilievo. I suoi brani disegnano immagini e sensazioni; non si tratta di banale didascalia da racconto liofilizzato ma di pennellate sapientemente dosate che trovano efficacia in se stesse, comunicando per elementi base più che per digressioni. Ne deriva un ascolto ammaliante perché accessibile da subito anche se comprensibile solo alla lunga; qui sta il fascino di certe composizioni, ti attraggono fin dall’inizio ma non finiscono mai di aggiungere qualcosa.  

E poi un cenno finale alla tecnica; Walter non è un virtuoso da esibizione ma è certamente uno strumentista di livello che usa il manico della chitarra al servizio delle sue idee. In Looperville si ha modo di apprezzarne le sfumature e la capacità esecutiva più che in episodi precedenti, dove il combo prevaleva sulla performance individuale; qui non ci sono alternative, Walter è solo e quindi l’atto tecnico è strettamente individuale. Velocità di fraseggio, precisione dell’arpeggio, forza della pennata, dosatura ritmica e dinamica sono alternate in funzione della semantica del brano e sono tutte in evidenza a dimostrazione di cosa si intende per saper suonare: non acrobazia circense ma virtuosismo teatrale.

Looperville è una delle migliori dimostrazioni di come intendere la tecnica al servizio della creatività e della comunicativa, non perdete l’occasione di goderne degli effetti.  Un raro esempio di una “one-man band”  che non fa sentire la mancanza di nessuno: promosso cum laude.

 

Track List

  • Let’s get straight to the point
  • Super8
  • Sara’s dream
  • Disturbing thought
  • What will be
  • Slightly unbalanced
  • Tweet dance
  • The one and only
  • El barrio
  • Farewell
  • Indian man in Sardinia
  • Ribot robot
  • Back to Lund

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