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Intervista Walter Beltrami - Musiche dal Nord
Walter Beltrami

Walter Beltrami

Musiche dal Nord


26/10/2009 - di Vittorio Formenti
L’incontro con Walter, giovane ma affermato chitarrista jazz di origine bresciana, avviene in un bar di un noto centro commerciale nel cuore di Milano davanti a una piadina, un’insalata, una birretta ed un po’ di acqua.
La frugalità del pranzo non coincide con la ricchezza degli argomenti trattati, ampiamente sviluppati in una conversazione che poco ha avuto a che vedere con lo schema di un’intervista standard e strutturata.
Nel miglior stile del jazz i temi sono stati sviluppati con improvvisazioni e variazioni grazie alla sintonia e all’empatia creatasi.
Due ore circa di conversazione sono riassunte e schematizzate di seguito; impossibile trasferire su carta la disponibilità e la sincera cortesia di Walter ma riteniamo che i contenuti toccati ci siano tutti.
Per quel che riguarda i dettagli del suo ultimo lavoro ´Timoka´, pubblicato dall’esordiente etichetta Re:think-art, rimandiamo alla recensione già comparsa su queste colonne.
Mescalina - riferendoci al paradigma classico del jazz come unione di swing – blues – improvvisazione ritieni che la tua musica sia definibile in questo schema oppure c’è qualcosa di diverso?
*Walter – sinceramente ritengo che questi confini mi stiano un po’ stretti. Certamente lo swing inteso come flessibilità ed eleganza ritmica è metabolizzato nella nostra musica, anche se qui non mi riferisco al vocabolario tradizionale del jazz ma piuttosto ad un elemento di libertà e, direi anche, di eleganza che mi ha sempre attratto; è stato proprio questo ingrediente di stile che ha richiamato la mia attenzione sul genere, spostandomi così dal rock e dal blues con cui avevo iniziato. Direi che la vicinanza al jazz si limita a questa componente e naturalmente, all’ampio spazio lasciato all’improvvisazione e a un certo linguaggio melodico/armonico.

*Mescalina - ascoltando il vostro ´Timoka´ ho avuto l’impressione che la dimensione armonica e ritmica prevalesse sulla melodia. È corretto?
*Walter – no, per come la vedo io l’aspetto melodico è certamente predominante.
Per me la melodia è un elemento quasi irrinunciabile nella musica, anche se per melodia non intendo mai eufonia. Anzi; cerco sempre delle melodie che siano sfuggenti e che abbiano delle qualità che le rendono difficili da definire e manipolare. Come ‘Tormento’. Contrapposte a melodie più labirintiche che certamente un musicista come Coleman mi ha ispirato. In questo caso, Timoka o Corridors per esempio, basate su piccole frasi atonali e saltellanti che possono far sorgere l’impressione di cui parlavi.

*Mescalina - come nasce questo tipo di melodia? L’origine è narrativa o ha luogo da elementi più astratti?
*Walter – una parte prende origine improvvisamente da dei suoni che mi piacciono; cerco dei voicing che non riesco subito a definire dai quali poi sviluppo qualcosa barcollando in diverse direzioni, senza una guida precisa ma lasciandomi portare dalla sequenze; in questo modo sono nate le cose migliori, così è successo per ´Tormento´ e per ´Luci di inverno´ che sono nate davvero tutte d’un fiato, in cinque minuti.

*Mescalina – non parti mai da standard o da elementi di repertorio noti?
*Walter – no, questo succedeva quando stavo studiando composizione jazz negli USA; piuttosto mi faccio suggestionare da un’armonia. Spesso questo è un elemento inconscio che poi riconosco a posteriori quando devo trascrivere i brani; uso spesso voicing più pianistici o a tre note rispetto a quelli classici chitarristici , mi piacciono molto soprattutto quando virano ad una sonorità che amo definire pop.

*Mescalina – a questo proposito in diversi passi del disco, per esempio ´Timoka´, ho notato passaggi ed accordi che mi hanno richiamato certe sonorità ed approcci armonici di Branca o di James Blood Ulmer
*Walter – non conosco questi artisti ma sicuramente andrò a ricercarli. Anche altre volte mi hanno proposto paragoni con musicisti che non conoscevo ma nei quali poi ho riscontrato effettivamente una certa affinità; è molto bello notare come ci siano coincidenze legate a somiglianze di sensibilità non dovute ad influenze consce.

*Mescalina – ci sono invece influenze consapevoli nella tua musica?
*Walter – certamente sì, anche se non sempre le riconosco immediatamente. Le principali vengono dagli eroi della mia gioventù, come Hendrix, i Led Zeppelin, David Gilmour e anche Mark Knopfler; nel jazz invece mi sono interessato poco ai chitarristi , adoravo piuttosto Wayne Shorter, di cui ho studiato parecchio il modo di comporre con quella sua freschezza armonica tipica del periodo in quintetto con Davis. Mi riferisco soprattutto al suo approccio meno tonale con quelle melodie sfuggenti, misteriose e non prevedibili. Anche Joe Henderson mi piace molto, ne ho amato le improvvisazioni sugli standard, e poi Ornette Coleman per le sue melodie apparentemente spigolose ma in realtà formalmente magnifiche e monumentali.

*Mescalina – nessun chitarrista jazz allora?
*Walter – mi piace molto lo stile sanguigno di John Scofield e la sua potenza, anche se le sue scelte musicali non mi convincono sempre. Una altro che posso citare è Billl Frisell, almeno in parte. In generale comunque non ho influenze dirette di questo tipo; preferisco ispirarmi ad altre cose, all’arte cinematografica per esempio, che trovo più sicura dato che evita paragoni espliciti.

*Mescalina – il tuo ultimo disco, forse proprio per quello che dici, non pare un lavoro di un chitarrista o di un solista ma sembra più un’opera di un ensemble a due valenze; la prima è il trio, molto compatto, e la seconda è costituita dalle ance di Bearzatti. Due dimensioni non separate ma distinte, quasi ad evocare i diversi piani della cinematografia di Bergman. E’ un elemento voluto, visto che il lavoro è dedicato al regista?
*Walter – questo tipo di effetto non é realmente voluto. Col trio siamo arrivati ad un’intesa totale, talvolta imbarazzante, grazie al lungo periodo trascorso insieme; Francesco era davvero l’unico musicista che avrebbe potuto entrare e rispondere in modo compatibile ma al tempo stesso così personale.

*Mescalina – in brani come ´Ppp´ c’è anche del rock e la libertà quasi coltraniana del sax appare sovrapposta ad una trama diversa sottolineata dal trio; mi permetto quindi di ribadire la percezione dei due piani di cui sopra
*Walter – il tema è certamente interessante; confermo la non progettualità della cosa ma è probabile che le ripetute visioni del cinema di Bergman abbiano comportato questi effetti inconsapevoli.

*Mescalina – in ´Luci di inverno´ si ha una bellissima evocazione dell’intimità e della concentrazione a cui la stagione invita, con ritmi dilatati e rapporti equilibrati tra suoni e silenzio. Anche qui il sax pare sovrapporsi in modo distinto, anche se meno blowing rispetto a ´Ppp´.
*Walter – hai letto in modo originale ed intelligente i brani, fa piacere questa attenzione ad elementi che comunque non sono didascalici o antologici ma rappresentato ingredienti assimilati e rielaborati spontaneamente.

*Mescalina – il primo ed ultimo brano del disco hanno lo stesso titolo, ´Emotions´, ed hanno quasi la stessa trama. Hai voluto aprire e chiudere il lavoro in questo modo per evocare un senso di ciclo vitale?
*Walter – questa è stata una cosa decisa consapevolmente in post produzione. Il brano ´Emotions´ è l’unico non composto da noi ed è un omaggio al regista, è infatti un estratto dalla colonna sonora del film ´Il posto delle fragole´; è stato registrato come un pezzo unico ma, riascoltandolo, mi sono reso conto che aveva due momenti significativamente diversi. Ho quindi deciso di ricavarne due sezioni con le quali aprire e chiudere il lavoro in modo da dare un senso compiuto allo stesso.

*Mescalina – un’altra mia impressione è che il disco abbia due anime; la prima, con ´Luci di Inverno´, ´Thulin´, ´Ritorno da Lund´, con un timbro impressionista e nordico, la seconda invece con un piglio più dinamico
*Walter – è vero, ci sono questi aspetti anche perché un po’ sono le mie due anime. Il mio trascorso all’estero, in Svizzera soprattutto, ha sviluppato in me una sensibilità mittleuropea, mentre il mio ritorno in Italia ha portato in risalto un aspetto più vivace.

*Mescalina – ti senti più richiamato verso una o l’altra di queste due facce della medaglia?
*Walter – probabilmente nessuna delle due predomina. Non escludo di sviluppare il lato più caldo e dinamico con un gruppo nuovo a cui sto pensando e per il quale sto cercando i musicisti, con l’idea di avvicinarmi al rock; col mio nuovo quintetto invece la sonorità percorre più il binario dell’estetica nordica o comunque intimista e riflessiva.
Questo disco è molto importante in questo percorso perché l’astrattismo e l’intimismo ci sono ma iniziano ed emergere anche altri elementi.

*Mescalina – che tipo di formazione musicale hai?
*Walter – ho iniziato con Hendrix e il rock, poi mi sono innamorato del progr e della fusion, esperienza comunque fugace. Ai tempi nella mia città non c’era una scena ed ho dovuto guardare fuori. Avevo una base di armonia appresa da autodidatta, poi quando sono andato in America ho completato studi più specifici che mi hanno avvicinato al jazz.
Questa musica mi affascinava per la qualità dei suoi cromatismi e della sua spiritualità, lontana da certi fisicismi di altra musica.

*Mescalina – in America come è andata?
*Walter – è stato un anno di full immersion totale, quasi alienante. Sarò uscito due o tre volte in tutto, ero al limite dell’esaurimento nervoso. Venivo da una città in cui a suo tempo c’era poco; non ero giovane a sufficienza per i conservatori normali e non c’erano scuole jazz. Feci un seminario ad Umbria Jazz e da lì decisi di usare i miei risparmi per fare qualcosa con la musica, decisi di trasferirmi negli States per questo corso intensivo. Il loro approccio si è rilevato perfetto per la mia situazione; loro sono pragmatici nel concentrare molto in poco tempo. Ho fatto un corso di armonia classica che in un giorno ha toccato argomenti qui sviluppati in sei mesi. Indubbiamente è più superficiale ma aiuta se devi recuperare ad una certa età.

*Mescalina – quindi hai iniziato in Italia a suonare seriamente?
*Walter – sì, ed il curioso è che ho incontrato i miei compagni proprio a Brescia, città da cui ero partito perché non trovavo nulla! Mi piace suonare come sideman ma preferisco concentrare tutte le mie energie nei miei progetti o in quelli altrui quando valgono e hanno davvero una progettualità consistente, cosa però sfortunatamente piuttosto rara.

*Mescalina – in una jam session come riesci a raccordarti agli altri senza aver provato od esserti incontrato prima?
*Walter – guarda, c’è molta mitologia. Prima di tutto spesso la jam si basa su trame molto note, che quasi tutti conoscono bene e spesso si limita ad esposizioni muscolari di abilità tecnica e virtuosismi; molto spesso non accade nulla. Talvolta invece è solo un’opportunità in cui il musicista sfoggia la propria conoscenza di temi e standard che magari gli altri conoscono poco e quindi si creano tensioni e competitività non funzionali alla musica. Non è una grande occasione di creatività, salvo eccezioni che sempre esistono. Con i musicisti giusti, concerto o jam non fa molta differenza.

*Mescalina – come vedi le contaminazioni nel jazz? Il genere può sopravvivere in quanto tale?
*Walter – la parola contaminazione mi piace poco, evoca l’attacco di qualche cosa con un effetto negativo. Non c’è dubbio che oggi ci siano contributi molto differenziati anche se troppo spesso non hanno un aspetto organico ma solo di richiamo commerciale. Il genere dovrebbe cercare di attingere ad altri stimoli conservando la propria tipicità base, la propria essenza. Prima tu parlavi del blues. Per me il blues non è tanto un genere con i suoi codici e le sue regole ma quello che qualcuno chiama il cuore o lo spirito creativo. In quel senso mi considero assolutamente un bluesman

*Mescalina – ascolti musica ?
*Walter – a casa mia c’è una parete piena di DVD cinematografici ed un piccolo scaffale di CD. Molti per questo mi chiedono che musicista sono; in realtà ho anche smarrito materiale a seguito di ripetuti traslochi. Da qualche mese comunque ho recuperato il piacere all’ascolto anche se quando scrivo tendo a diminuire; se sei impegnato già tutto il giorno con la musica poi non ti viene voglia di continuare nel tuo tempo libero anche perché questo, almeno in me, genera confusione e distrae dall’idea di suono che ho in testa.

*Mescalina – se tu dovessi consigliare ai lettori della rivista un percorso per accostarsi alla tua musica cosa indicheresti?
*Walter – non credo ci sia un metodo fisso in senso storico e didattico; tutto dipende da dove si parte. Direi tutta la musica che ha una forte radice introspettiva e dei tempi dilatati: ora mi vengono in mente il trio di Bobo Stenson; Keith Jarrett, e qualcuno ci ha accostato anche a John Abercrombie; Bill Frisell ha prodotto lavori di pregio, anche se la sua discografia è molto ampia e differenziata.

*Mescalina – che programmi hai in essere? Hai pronto materiale per un prossimo disco o stai principalmente lavorando dal vivo?
*Walter – Ho recentemente debuttato con il mio nuovo quintetto col quale vorremmo realizzare un cd forse a giugno o settembre. Con la formazione di Timoka inizieremo a gennaio una serie di iniziative dal vivo, festivals ma anche show cases in librerie e altri siti che possano aiutare a presentare il lavoro al maggior numero di persone possibili. Il nostro suono ha una certa prevalenza acustica e posti come teatri di 200-300 persone potrebbero essere gli ambiti ideali per poter esprimere la nostra musica.

*Mescalina – la solita domanda : i 5 dischi della tua isola deserta?
*Walter – guarda, ti ho portato un elenco forse più lungo che ti lascio ma attenzione: è piuttosto casuale. Ci sarebbero molti altri titoli che però oggi non ricordavo


*Mescalina - Riportiamo di seguito l’elenco che riteniamo molto significativo come documentazione dell’attitudine splendidamente aperta e multidisciplinare di Walter, che si riflette molto bene anche nel suo ultimo lavoro ´Timoka´ il cui ascolto consigliamo spassionatamente. Ecco la lista, ecco lo spirito dell’artista che l’ha redatta; partite alla ricerca, non c’è un’indicazione sbagliata:

Ornette Comenan > Beauty is a rare thing
Joe Henderson > Inner Urge
Joe Henderson > The standard Joe
Sam Rivers > Fuchsia Swing Song
Paul Motian > Bill Evans
John Coltrane > Interstellar Space
Thelonious Monk
Wayne Shorter
Tomasz Stanko > Litania
Sinikka Langeland > Starflowres
Erik Nordgren
Claude Debussy > Gradus ad Parnassum
Ennio Morricone
Louis Sclavis > L’imparfait des languages
Tom Waits > Mule variations
Arnold Schoenberg > Works for piano
Jim Black > Alasnoaxis
Jimi Hendrix > As bold as love

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