Van Morrison Remembering Now
2025 - Exile / Virgin Music Group
Il nuovo disco segna il ritorno di Van Morrison alla scrittura di canzoni originali dopo album di cover e rielaborazioni di suoi brani; assai navigato, smaliziato e comunque prolifico e ispirato, usa in questo caso le parti orchestrali guidate da Fiachra Trench, suo collaboratore fin dai tempi di Avalon Sunset (1989). La sezione archi è a cura del Fews Ensemble capeggiato da Joanne Quigley McParland, quest’ultima proveniente dalla musica classica e fondatrice della RTE’ Concert Orchestra (l’orchestra nazionale irlandese). Inoltre, come dal 2019 a questa parte, Van Morrison è essenzialmente affiancato da: Richard Dunn (organo Hammond), Stuart McIlroy (pianoforte), Pete Hurley (basso) e Colin Griffin (batteria e percussioni) a cui si aggiungono Dave Keary (chitarra acustica ed elettrica a seconda dei brani), alcune coriste, Seth Lakeman (star del folk irlandese) ai violini e come già detto fiati a volontà.
La sua narrazione intreccia temi personali e universali: l’amore, nelle sue mille sfumature, occupa una posizione centrale; 14 brani con soltanto 4 pezzi, The Only Love I Ever Needs Is Yours, Cutting Corners e Once In A Lifegime Feelings, in cui Van è coadiuvato nella scrittura dei testi da Don Back mentre in Love Lover And Beloved le liriche sono a cura di Rev. Michael Becesmith.
Se togliamo Down To Joy (un vero inno alla gioia insolito per lui e dove si respira aria di vivere), che faceva parte della colonna sonora del bellissimo film di Kenneth Branagh (vincitore di un Oscar) intitolato Belfast del 2024 e Cutting Corners già ascoltata soltanto dal vivo nei suoi più recenti concerti dal vivo in Olanda, il resto sono canzoni totalmente inedite. If It Wasn’t For Ray è il giusto omaggio a Ray Charles da sempre ritenuto una delle sue primarie influenze. When The Rains Came richiama persino un verso del suo immortale classico Brown Eyed Girl, chiudendo un cerchio ideale con il passato.
Love, Lover And Beloved è una delle più belle canzoni d’amore di Morrison in assoluto, Stomping Ground la nostalgia della sua infanzia a Belfast, mentre Haven’t Lost My Sense Of Wonder è la risposta alla sua Sense Of Wonder dall’album omonimo del dicembre 1984. Memories And Visions è di oltre 6 minuti mentre la conclusiva Stretching Out di quasi 9 minuti è pura delizia con un Van visionario, spirituale ed introspettivo.
Che fosse un artista inarrestabile lo sapevamo da tempo, ma prolifico come lui nel panorama odierno non c’è proprio nessuno. Una manciata di canzoni ancora una volta con sonorità sono calde, avvolgenti. Van come per ogni suo disco va ascoltato più volte, lasciato decantare, come un buon vino. La sua grande bellezza, una visione sonora poetica che non lo abbandonano mai da oltre 60 anni di carriera lo confermano ancora al top, niente dubbi o scuse, vero e autentico come in assoluto nessun altro.
