Tosca Feminae
2026 - BMG
Tosca vive d'arte. Tosca Donati però non si uccide, ma concepisce un disco vibrante di amore per la vita e per l'arte, e ci regala a piene mani emozioni, brividi, lacrime e sorrisi. Con Feminae - a distanza di sei anni da Morabeza - l'interprete e cantautrice romana ha preso il femminile, in tutte le sue sfaccettature, in ogni sua voce, anche la più segreta, e ne ha fatto materia di un canto raffinato e popolare, eterno e attuale. Lei ha "tutto qui", ossia, nel cuore: ricordi, speranze, attese, gioie, dolori, e sa farne suono, grazie alla sua innata capacità interpretativa, e all'intelligenza creativa nello scegliere anime affini con cui collaborare: Joe Barbieri a chitarre elettriche, Wurlitzer, Hammond, voci; Massimo De Lorenzi, immancabile chitarra classica; la "generalessa" Giovanna Famulari ai violoncelli; Luca Scorziello alle percussioni; Bruno Marcozzi alle batterie; Daniele Sorrentino a bassi e contrabbassi, oltre a molti musicisti che intervengono in una o più canzoni.
Fin da Primavera, la seconda traccia di questo percorso coinvolgente, poliedrico e intenso - ché la prima, brevissima, richiama proprio la celebre aria pucciniana - Tosca incide nell'ascoltatore una commozione impossibile da descrivere, per chiunque abbia perso una persona amata, e Pacifico trova l'equilibrio per narrare i silenzi, le incomprensioni, ma anche "la mia vita spezzettata, amori e dispiaceri", i momenti sereni e le nostalgie, i dettagli minimi, sparsi sul tavolo di casa: ossia, ciò che resta, dopo che gli oggetti sono stati tutti portati via, perché non ci si può mai perdere.
Da qui, il viaggio con lei ci sorprenderà e ci farà cantare, ballare, sospirare, sempre guidati da una voce in stato di grazia, che si intreccia con altre voci, quasi tutte femminili, a costruire una comunità che spazia nei luoghi e nei tempi; dall'amatissimo Brasile, in Che sarà terra e che sarà mare di Fabio Ilacqua, celebrazione dell'amore che non ha paura, e in Eu não existo sem você, di Tom Jobim e Vinicius De Moraes, tradotta con Io non esisto senza te, in duetto con la straordinaria Maria Bethânia, col pianoforte vibrante di Rita Marcotulli e la tromba di Paolo Fresu; al Portogallo di Cristina Branco in Roma, Berlino, Lisbona, traduzione di Joe Barbieri di Porque me olhas assim, del cantautore Fausto Bordalo Gomes Dias; fino alla Spagna, con la voce di Sílvia Pérez Cruz che traduce in spagnolo C'è, scritta da Tosca e Pietro Cantarelli, facendola diventare Hay, dall'atmosfera sospesa e introspettiva; all'Uruguay di Jorge Drexler in Soledad, con l'eleganza jazzy di Stacey Kent, tra italiano e spagnolo; e alla Napoli di Gnut, che, con Tutt’e sere, dà forma e suono di chitarra a una dichiarazione d'amore intima e sincera, densa di desiderio, passione e delicatezza, sussurrata da una Tosca in stato di grazia.
Tredici canzoni, tredici perle di una collana che dona luce a ogni ascolto, e che tocca vette sublimi di arte, come la commozione nel riascoltare la voce dell'indimenticabile Ornella Vanoni, nella sua Per un'amica, una "orfanella" - come usava chiamare le canzoni da lei amate, ma meno conosciute - presente in Duemilatrecentouno parole, uscito nel 1981, ma qui colta in una delle sue ultime interpretazioni, e che, ora, suggerisce l'emblema di una ricapitolazione di una vita spesa nell'amore, sottolineata dal quartetto d'archi Ondanueve String Quartet, a rendere intensa ogni nota; oppure come l'incontro con Carmen Consoli, che unisce la sua voce ne Il giglio, la verbena, il glicine e la rosa, versione italiana del successo del Buena Vista Social Club, Silencio.
Ma la Tosca impegnata socialmente è presente anche in questo progetto ad ampio respiro: nella versione voci e percussioni de La canzone popolare, già proposta nella serata finale del Premio Tenco, quando la musicista ricevette la Targa alla carriera, ma che in questo caso si arricchisce di un altro significato, grazie all'intervento del coro dei Flowing Chords dal sapore afro; e nell'insolita interpretazione della caustica, schietta, acre Esiste la vergogna, di Gegè Telesforo (percussioni), Giovanni Truppi (testo), Michele Santoleri (batteria), e col Coro di Voci Bianche del Teatro dell'Opera di Roma e col dialogo rap con la diva raggamuffin Mama Marjas.
E il viaggio non può che concludersi - anche se non è l'ultimo brano - con l'inno Creatura naturale, scritto e suonato da Tony Canto, cantautore e chitarrista siciliano legato alla musica brasiliana, e arrangiato da Joe Barbieri nella stessa chiave; ascoltando Feminae, ci sentiamo anche noi "una rosa tra le rose, una goccia in mezzo al mare, liberata dalle cose, creatura naturale". Perché la bella musica, quando passa nella nostra vita, sa liberarci. E questo disco ne è la conferma.
Ultimo consiglio: evitate di scegliere il download; il formato fisico è opera di vero artigianato, un oggetto d'arte e d'amore, da conservare con cura.
Feminae è disponibile nei formati CD Deluxe, Doppio Vinile Deluxe, e in download, e dal 22 maggio anche in streaming. Dopo il lancio del disco in primavera, con tappe a Roma, Milano, Napoli e Palermo (tra gli ospiti, rispettivamente, Valentina Petrini, Peter Gomez, La Niña del Sud e Olivia Sellerio), in estate Tosca farà "dei conversa-concerto, termine portoghese che vuol dire intervista-concerto, con tanti amici giornalisti". Da novembre partirà infine una tournée teatrale in Italia e nel mondo.
Fin da Primavera, la seconda traccia di questo percorso coinvolgente, poliedrico e intenso - ché la prima, brevissima, richiama proprio la celebre aria pucciniana - Tosca incide nell'ascoltatore una commozione impossibile da descrivere, per chiunque abbia perso una persona amata, e Pacifico trova l'equilibrio per narrare i silenzi, le incomprensioni, ma anche "la mia vita spezzettata, amori e dispiaceri", i momenti sereni e le nostalgie, i dettagli minimi, sparsi sul tavolo di casa: ossia, ciò che resta, dopo che gli oggetti sono stati tutti portati via, perché non ci si può mai perdere.
Da qui, il viaggio con lei ci sorprenderà e ci farà cantare, ballare, sospirare, sempre guidati da una voce in stato di grazia, che si intreccia con altre voci, quasi tutte femminili, a costruire una comunità che spazia nei luoghi e nei tempi; dall'amatissimo Brasile, in Che sarà terra e che sarà mare di Fabio Ilacqua, celebrazione dell'amore che non ha paura, e in Eu não existo sem você, di Tom Jobim e Vinicius De Moraes, tradotta con Io non esisto senza te, in duetto con la straordinaria Maria Bethânia, col pianoforte vibrante di Rita Marcotulli e la tromba di Paolo Fresu; al Portogallo di Cristina Branco in Roma, Berlino, Lisbona, traduzione di Joe Barbieri di Porque me olhas assim, del cantautore Fausto Bordalo Gomes Dias; fino alla Spagna, con la voce di Sílvia Pérez Cruz che traduce in spagnolo C'è, scritta da Tosca e Pietro Cantarelli, facendola diventare Hay, dall'atmosfera sospesa e introspettiva; all'Uruguay di Jorge Drexler in Soledad, con l'eleganza jazzy di Stacey Kent, tra italiano e spagnolo; e alla Napoli di Gnut, che, con Tutt’e sere, dà forma e suono di chitarra a una dichiarazione d'amore intima e sincera, densa di desiderio, passione e delicatezza, sussurrata da una Tosca in stato di grazia.
Tredici canzoni, tredici perle di una collana che dona luce a ogni ascolto, e che tocca vette sublimi di arte, come la commozione nel riascoltare la voce dell'indimenticabile Ornella Vanoni, nella sua Per un'amica, una "orfanella" - come usava chiamare le canzoni da lei amate, ma meno conosciute - presente in Duemilatrecentouno parole, uscito nel 1981, ma qui colta in una delle sue ultime interpretazioni, e che, ora, suggerisce l'emblema di una ricapitolazione di una vita spesa nell'amore, sottolineata dal quartetto d'archi Ondanueve String Quartet, a rendere intensa ogni nota; oppure come l'incontro con Carmen Consoli, che unisce la sua voce ne Il giglio, la verbena, il glicine e la rosa, versione italiana del successo del Buena Vista Social Club, Silencio.
Ma la Tosca impegnata socialmente è presente anche in questo progetto ad ampio respiro: nella versione voci e percussioni de La canzone popolare, già proposta nella serata finale del Premio Tenco, quando la musicista ricevette la Targa alla carriera, ma che in questo caso si arricchisce di un altro significato, grazie all'intervento del coro dei Flowing Chords dal sapore afro; e nell'insolita interpretazione della caustica, schietta, acre Esiste la vergogna, di Gegè Telesforo (percussioni), Giovanni Truppi (testo), Michele Santoleri (batteria), e col Coro di Voci Bianche del Teatro dell'Opera di Roma e col dialogo rap con la diva raggamuffin Mama Marjas.
E il viaggio non può che concludersi - anche se non è l'ultimo brano - con l'inno Creatura naturale, scritto e suonato da Tony Canto, cantautore e chitarrista siciliano legato alla musica brasiliana, e arrangiato da Joe Barbieri nella stessa chiave; ascoltando Feminae, ci sentiamo anche noi "una rosa tra le rose, una goccia in mezzo al mare, liberata dalle cose, creatura naturale". Perché la bella musica, quando passa nella nostra vita, sa liberarci. E questo disco ne è la conferma.
Ultimo consiglio: evitate di scegliere il download; il formato fisico è opera di vero artigianato, un oggetto d'arte e d'amore, da conservare con cura.
Feminae è disponibile nei formati CD Deluxe, Doppio Vinile Deluxe, e in download, e dal 22 maggio anche in streaming. Dopo il lancio del disco in primavera, con tappe a Roma, Milano, Napoli e Palermo (tra gli ospiti, rispettivamente, Valentina Petrini, Peter Gomez, La Niña del Sud e Olivia Sellerio), in estate Tosca farà "dei conversa-concerto, termine portoghese che vuol dire intervista-concerto, con tanti amici giornalisti". Da novembre partirà infine una tournée teatrale in Italia e nel mondo.
