An American Treasure<small></small>
Rock Internazionale − Rock

Tom Petty

An American Treasure

2018 - Reprise Records/Warner
30/10/2018 - di
Tom Petty era un cultore della tazza di caffé, che preparava con la giusta miscela e il tipo di apparecchiatura che considerava il migliore. Era difficile incontrarlo senza una tazza in mano. A ricordarlo in questi di giorni di aneddoti e memorie è il suo biografo Warren Zevon, che svela numerose conversazioni sul tema, a margine delle lunghe ore di interviste con Tom per scrivere il libro. Caffè americanissimo, perché dell`espresso, che pure faceva sempre più figo in certi ambienti della California, lui non si fidava: “Ti pare che io debba dedicare a un caffè lo stesso tempo che dedico a una tequila? No Warren, non va bene...”. In un certo senso ascoltare oggi An American Treasure è un po` come assaporare a lungo l`aroma di quelle infinite tazze, guardarci dentro, annusarle, dedicandogli il tempo giusto.

Lungo questi sessanta pezzi c`è uno sguardo intimo sul personaggio e sui suoi compagni. Davanti a noi non si staglia un poderoso e scintillante edificio di inediti, che prima o poi sarà costruito, né la celebrazione degli highlights di una più che quarantennale carriera. La mappa per orientarsi in questi quattro cd, ordinati per decennio, va cercata in direzioni diverse. Pur ritratto con sguardo ieratico da eroe nazionale nella cover di Shepard Fairey, il Tom Petty che ci restituiscono i solchi di An American Treasure è quello più familiare dei ricordi, in parole e musica, della figlia Adria, della moglie Dana e di tre dei suoi più fidi collaboratori: gli “spezzacuori” Mike Campbell e Benmont Tench e il produttore Ryan Uliate. C`è quindi il ricordo del padre nei frammenti di filmati inediti che formano la trama del video di Keep A Little Soul. C`è la memoria struggente dell`ultimo brano ascoltato insieme al marito, You And Me, il giorno prima di morire, per un inspiegabile bisogno. C`è il racconto di quella volta in cui al Forum di Los Angeles, in piena era “showtime” (1981), Kareem Abdul Jabbar introdusse il concerto degli Heartbreakers e non si riusciva ad attaccare il primo pezzo perché l`ovazione della folla durò 10 minuti.

L`altro filo rosso che cuce tutto assieme è la ricostruzione di un metodo di lavoro da onesto e geniale operaio del rock, che si riassume nel leitmotiv “That was great... Let`s do another one!” (“Questa era grande... Facciamone un`altra!”). E così anno dopo anno, a furia di riprovare e riprovare, la cornucopia di alternative takes si è riempita di frutti gustosi, e qui ne assaporiamo diversi, apprezzando l`atmosfera spesso più rilassata rispetto ai pezzi poi usciti sui dischi. La voce si prende più libertà e gli strumenti si rincorrono in interplay meno studiati, nello spirito del “fatta quella buona, possiamo lasciarci un po` andare”. La Lousiana Rain qui pubblicata è un buon esempio di questo stile, o Here Comes My Girl, dove viene svelata la piccola jam tra Tench e Campbell nascosta dal fade finale del pezzo. Entriamo così in quella che il chitarrista chiama la “free zone”, quello spazio di libertà che si spalanca davanti al musicista quando sa che non sarà più ascoltato. Ma An American Tresasure può essere letto anche come una “versione in prosa” dell`intera storia artistica di Petty, una carrellata in chiave minore su tutta la sua discografia dove mancano i successi più clamorosi (American Girl, Refugee, Free Fallin`...) e si rispolverano le gemme nascoste. Una scelta che paradossalmente evidenza ancora di più, anche a chi si avvicinasse per la prima volta al personaggio, la comprensione dei diversi passaggi della sua carriera: l`energica irruenza e lo spirito punk degli esordi, la ricerca spasmodica di produzioni e arrangiamenti “importanti” (durante la realizzazione di Southern Accents si spaccò quasi una mano contro il muro per lo stress) e l`approdo finale alle mille sfumature emotive, da raffinato songwriter, dei suoi capolavori (e Wildflowers resta inarrivabile). “The moniker my dad was proudest of most wasn`t rockstar. It was songwriter. He studied songwriting as a sacred art form”, chiarisce Adria Petty.

Per una rapida e ovviamente parzialissima guida all`ascolto si possono forse prendere in prestito i “circoletti rossi” con cui il buon Rino Tommasi evidenziava nel tennis gli scambi più spettacolari. Sul primo cd circolettiamo, oltre alle già citate Lousiana Rain e Here Comes My Girl, gli archi ritrovati di You`re Gonna Get It, scomparsi nel mix scelto all`epoca, e un`esaltante Breakdown, tratta da un curioso live ai Capitol Studios di Hollywood (novembre 1977), che Petty canta come se fosse l`ultima cosa che gli resta da fare nella vita. E poi il pezzo più antico dell`intera raccolta, nonché uno dei picchi assoluti, una Lost Your Eyes mai pubblicata del periodo Mudcrutch (1975) con un romantico cuore soul e gli eleganti ricami di una tromba. La spensierata Keep A Little Soul (inedito da Long After Dark, 1982) ci traghetta al secondo cd e agli anni Ottanta. Un`intensa e corposa A Woman In Love, dal concerto al Forum aperto da Kareem, testimonia la stato di maturità già raggiunto dagli Heartbreakers dal vivo in soli quattro anni di lavoro. A contrasto brillano i nudi accordi acustici di Even The Losers, sempre dal vivo, e una precoce (1984) e spigliata versione country-rock di Apartment Song, con la complicità di Stevie Nicks: il pezzo troverà poi la sua definitiva collocazione su Full Moon Fever. Ma ci sono altre voci illustri, come quelle di Richard Manuel su The Best Of Everything e di Roger McGuinn (uno degli ispiratori assoluti della musica di Petty) su King Of The Hill. E Rebels merita rispetto, anche solo per l`anno di lavoro che è costata e i continui aggiustamenti: fiati sì fiati no, diversi arrangiamenti di chitarra, sei o sette linee di basso cambiate e il conseguente cazzottone sul muro.

Altre perle acustiche ci attendono sul terzo cd: I Won`t Back Down, che unplugged e con le armonie vocali di Howie Epstein conferma le sue caratteristiche di inno da stadio; Two Gunslingers, impreziosita dalla classe infinita di Benmont Tench, raffinato solista e accompagnatore; Don`t Fade Me, in un`inedita e cupa versione fingerpicking, riservata al duo Petty-Campbell. Lonesome Sundown è ripresa pari pari dal sottovalutato e un po` dimenticato Echo (1999), ma risplende come una riscoperta, e Campbell punta la sua attenzione sull`assolo, molto “Jerry Garcia inspired” (“Jerry`s one of my favorites”, dice Mike, se ci fosse ancora qualche dubbio...). Una Grateful Dead connection che ritroviamo, ottima e abbondante, nell`inedita Two Men Talking, sul quarto cd: l`intermezzo strumentale costruito attorno a basso (Ron Blair), chitarra e piano è pienamente in linea con lo spirito di Hypnotic Eye (2014), costruito più sul suono della band che sulle canzoni. Dello stesso lavoro faceva parte Sins Of My Youth, qui proposta con un trattamento radicalmente diverso e un tono dolente che si rasserena solo nel ritornello. Siamo ormai nel cuore dell`ultima parte della carriera di Petty, un terzo millennio ancora fecondo di ispirazione: ecco una bellissima Insider, di nuovo in coppia con Stevie Nicks e con Campbell a rifinire al mandolino (è un live del 2006), la reunion con i Mudcrutch (testimoniata da due pezzi) e l`inedita Bus to Tampa Bay (2011). La sigla ideale a questo viaggio infinito è però il pezzo d`apertura dell`ultimo cd, una You And Me incisa alla Clubhouse, il quartier generale tappezzato di chitarre dove gli Heartbreakers si riunivano, provavano e registravano. In scena solo Tom e Benmont, per quella che sembra una dedica dolcissima a ciascuno di noi.

 

Track List

  • CD 1
  • Surrender
  • Listen To Her Heart
  • Anything That`s Rock`n`roll
  • When The Time Comes
  • You`re Gonna Get It
  • Radio Promotion Spot
  • Rockin` Around (With You)
  • Fooled Again (I Don`t Like It)
  • Breakdown
  • The Wild One, Forever
  • No Second Thoughts
  • Here Comes My Girl
  • What Are You Doing In My Life
  • Louisiana Rain
  • Lost In Your Eyes
  • CD2
  • Keep A Little Soul
  • Even The Losers
  • Keeping Me Alive
  • Don`t Treat Me Like A Stranger
  • The Apartment Song
  • Concert Intro
  • Kings Road
  • Clear The Aisles
  • A Woman In Love (It`s Not Me)
  • Straight Into Darkness
  • You Can Still Change Your Mind
  • Rebels
  • Deliver Me
  • Alright For Now
  • The Damage You`ve Done
  • The Best Of Everything
  • Walkin` From The Fire
  • King Of The Hill
  • CD 3
  • I Won`t Back Down
  • Gainesville
  • You And I Will Meet Again
  • Into The Great Wide Open
  • Two Gunslingers
  • Lonesome Dave
  • To Find a Friend
  • Crawling Back To You
  • Wake Up Time
  • Grew Up Fast
  • I Don`t Belong
  • Accused Of Love
  • Lonesome Sundown
  • Don`t Fade On Me
  • CD 4
  • You And Me
  • Have Love Will Travel
  • Money Becomes King
  • Bus To Tampa Bay
  • Saving Grace
  • Down South
  • Southern Accents
  • Insider
  • Two Men Talking
  • Fault Lines
  • Sins Of My Youth
  • Good Enough
  • Something Good Coming
  • Save Your Water
  • Like A Diamond
  • Hungry No More