I Can See the Light from Here<small></small>
Rock Internazionale • Alternative • Folk/americana

Pitchtorch I Can See the Light from Here

2023 - Autoproduzione/IRD

01/09/2023 di Sara Velardo

#Pitchtorch#Rock Internazionale#Alternative

I Can See the Light from Here è ultimo disco di Mario Evangelista, Danilo Gallo e Marco Biagiotti, ovvero The Pitchtorch, power trio che raccoglie elementi dei The Gutbuckets, Guano Padano e The Vickers.
 
Il disco è un viaggio attraverso luci e ombre, brani caldi e graffianti, ballate raffinate e sognanti. La band attinge dalla musica folk americana e dal rock, che tanto abbiamo amato negli anni '90/00, portandolo negli anni '20 in una veste autentica, corposa e veramente ben suonata.
E' un album che da subito dichiara la propria libertà da paletti mentali o discografici aprendo con un brano di 5 minuti e 19: Sometimes, che si colloca idealmente come apertura di una scaletta live, ricco di momenti strumentali, attese, cambi di dinamica e armonie.
 
Jack of All Trades, singolo di lancio del disco, trainato da una godibilissima chitarra ritmica, richiama la figura di "Jack of all trades, master of none" per descrivere la condizione del musicista ai giorni nostri, perso tra mille competenze collaterali da apprendere per promuovere la propria musica, con la conseguenza di trascurare la creazione e l'intimità con la musica stessa.
Una figura che risulta totalmente coerente con il tipo di sound di questo disco, vero, non ruffiano, autentico.
 
Si cambia totalmente registro con Flying Ants, ballata folk delicata e sognante che vede Francesco Bigoni al clarinetto, una riflessione sulla vita, un' immagine di immobilità e introspezione. Il titolo del disco assume qui più forza, si riesce a sentire la luce, che diventa più fioca, mentre vengono cantate le parole "Waiting as the sun goes down lock myself into the ground flying ants make love on me, can't you see?".
 
That's our blues, brano godibilissimo che spazia tra il dub e lo psichedelico, con il sax di Beppe Scardino
(C’Mon Tigre, Calibro 35, Diodato), reclama il diritto di sentirsi bluesman e uomini vissuti nonostante " we didn’t pick the cotton we didn’t meet Charley Patton and didn’t wait at crossroads at night".
 
Segue Downtown Livorno, un'improvvisazione strumentale che ci catapulta in uno di quei locali alternativi dei primi 2000 in cui si potevano ascoltare 5 band psychedelic stoner senza stancarci mai. Un brano che ci spinge a cercare i prossimi live della band e assicurartci un posto sotto il palco.
 
Torniamo ad atmosfere sognanti con Ask the Dust, secondo singolo impreziosito dalla Mbira (un metallofono africano modificato in versione moderna) di Joachim Cooder (figlio di Ry), e l'emozionante Mother: "Mother, I'm sorry for all those years
we've hardly been together now my beard is white and I still haven't found a better version of me mother, I'm sorry can you feel it?".
 
Il folk americano di Blame It on the Moon ci accompagna verso la fine di questo disco che si chiude con la title track I Can See the Light from Here, una ballata strumentale, delicata e avvolgente.

Track List

  • Sometimes
  • Jack of All Trades
  • Flying Ants
  • Time (Devil`s Best Delight)
  • That`s Our Blues
  • Downtown Livorno
  • Ask the Dust
  • Mother
  • Blame It on the Moon
  • I Can See the Light from Here

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