Niccolo Fabi Liberta` negli occhi
2025 - BMG
Recuperando un modo antico e artigianale di fare un disco, anche in senso strettamente etimologico, il cantautore romano ha coinvolto gli amici in un'esperienza collettiva: una sorta di laboratorio residenziale, in cui le canzoni potessero prendere forma lontane da logiche produttive di tipo consumistico, ma piuttosto potessero essere queste a guidare l'ispirazione di tutti, facendo loro riscoprire il puro piacere di sperimentare insieme, come Fabi stesso ha detto nel corso della presentazione del lavoro.
Ascoltiamo ad esempio Al cuore gentile, la traccia che chiude il disco, la parafrasi della celebre canzone di Guido Guinizzelli, Al cor gentil rempaira sempre amore, testo fondativo del cosiddetto Dolce Stil Novo, quando ancora i suoi poeti non sapevano che si sarebbero chiamati stilnovisti: Fabi adatta in modo calzante i versi della fine del Duecento, così da farli propri, da farli diventare una sorta di dichiarazione di intenti, e la versione chitarra e voce ci restituisce intatta la magia di un'ispirazione che si sta rivelando. E, nella canzone che lo apre, Alba, gli echi elettronici proiettano il lettore in un'atmosfera sospesa, potenziata dal verso minimalista che sostiene tutto il senso: "Io sto nella pausa che c'è tra capire e cambiare". Un mantra, un viatico per iniziare un percorso imperniato sulla riflessione esistenziale e sentimentale, sulla ricerca di senso, sulla libertà di un uomo - e di un'umanità - che deve provare a ricominciare, ancora e sempre, a rinnovarsi, a cambiare, appunto.
"Esiste un futuro", canta Fabi in L'amore capita ("e decapita", aggiunge...); e questo è un disco denso di futuro, di energia, di dubbi, disseminati in una serie di "forse", che però non ostacolano le speranze, come in Acqua che scorre, profonda meditazione sull'inevitabilità delle leggi naturali, da Eraclito alla Genesi ai quanti, ma anche sulla responsabilità individuale. Eppure il disco è riuscito non solo per l'intensità dei versi, ma anche per la perfetta simbiosi tra questi e i suoni, che si arricchiscono di echi elettronici, di tocchi raffinatissimi, eleganti, dell'eleganza che sembra passare inosservata, eppure fa la differenza. La voce in Nessuna battaglia si fa emozionante anche grazie all'arrangiamento, che registra un approccio classico e contemporaneo insieme, tra Tradizione e Tradimento, come recita un suo disco del 2019. Suoni acustici ed elettronici, creati da Fabi insieme ai suoi amici, quali Custodi del fuoco, che "salutiamo il presente ormai fuori dal gioco...tra il sentirci essenziali e il non essere attuali, un po' modernisti, un po' nostalgici tristi". Inutile oscillare "tra inutili estremi"; la sintesi operata dai suoni sembra essere la risposta ai tormenti delle parole, come se queste dovessero venir superate da quelli.
Eppure, le parole sono necessarie, per dare - o ridare - vita a ricordi importanti, che rischiano di essere cancellati; e non è un caso né che a dare titolo al lavoro sia Libertà negli occhi, che celebra proprio l'adolescenza inconsapevole, che sta "solo nel presente", e che viene rivissuta con grande lucidità, nella sua preziosità, né che in primo piano, in copertina, nella neve troneggi un pallone Supersantos, di quelli da calcio di strada, che chi è nato prima degli anni Ottanta conosce benissimo, e che regalava sogni e orizzonti immaginari.
"La vita va dove il tuo sguardo"; calciamo ancora quel pallone, e seguiamolo con lo sguardo. Troveremo dolcezza, e amore. Perché "le cose cambiano, le case cambiano, l’unica scelta che ho è viverle"...
