live report
Niccolò Fabi Niccolò Fabi ci insegna la libertà negli occhi: Lugano incantata dal suo concerto
di Laura Bianchi
Concerto del 14/11/2025
"Io sto
Nella pausa che c'è
Tra capire
E cambiare."
Un mantra, quello di Alba, che apre il nuovo disco di Niccolò Fabi, Libertà negli occhi, e che apre anche il concerto del tour omonimo. Un mantra che viene ripetuto come un viatico per accompagnarci nel viaggio fluido, costante, delicato ed energico all'interno della sua musica e delle sue parole, vere medicine per l'anima. Nelle luci bassissime, possiamo solo intuire il suo sguardo, coperto dagli occhiali e dalla visiera del berretto che non si toglie mai, ma comprendiamo il senso dell'atmosfera che il cantautore ha voluto creare per questo tour. E iniziamo anche noi, con lui e con la sua band, un percorso introspettivo che lui stesso non esita a definire psicoterapeutico, nel discorso con cui sembra scusarsi, con autoironia e pudore, ringraziandoci per continuare a seguirlo dopo quasi trent'anni, molti dei quali trascorsi "al di fuori del circo mediatico": "C'è questa operazione di svestizione davanti a tutti, che con gli anni è diventata sempre più complicata...Mi perdonerete se utilizzo dei mezzucci per proteggermi, con questa posizione defilata, con questa penombra che avvolgerà un po' tutto il concerto, con questo stupidissimo cappellino, per sentirmi a mio agio, e provare a tirare fuori tutto quello che vorrei." Noi applaudiamo, la band sorride, complice. Il fidato - e superlativo Roberto Angelini, troneggia in mezzo al suo chitarreto, tra slide, pedal steel e strumenti orientali; Alberto Bianco, inarrestabile basso, è tutt'uno col ritmo di Filippo Cornaglia alla batteria; ma, oltre ai tre amici di una vita, ecco arrivare, a testimoniare una continuità di intenti da consegnare al futuro, due allievi di Fabi all'Officina Pasolini: Cesare Augusto Giorgini e Giulio Carnevale, che si muovono in assoluta sintonia con il gruppo storico, tra synth, cori e chitarre, rendendo ancora più dinamico il suono complessivo.
Nella penombra, appena illuminata da luci ora blu elettrico, ora rosse come le lampadine che pendono dall'alto, Fabi presenta i brani dell'ultimo lavoro, e ci porta con sé, anche noi, nella baita davanti al Lago dei Caprioli, ad assistere alla magia splendida del suonare insieme, del creare pezzi di bellezza da pochi accordi - come in Chi mi conosce meglio di te, cantata in parte da Angelini -, e del fissare l'attenzione sulla somma di piccole cose che rendono le nostre giornate degne di essere vissute.
"Il linguaggio che ho scelto è sentimentale, ma fuori da questo teatro avvengono sconvolgimenti sociali talmente grandi, e davanti a questi l'artista non sa bene come comportarsi: a volte mi sento in imbarazzo, a raccontare di cose microscopiche, quando c'è tanto di macroscopico attorno a me. Poi mi autorizzo a farlo, quando penso che la poetica può essere una forma di politica, quando ci mette di fronte alle nostre paure e speranze, che poi sono identiche a quelle di ogni altro essere umano, a ogni latitudine, disinnescando i meccanismi di aggressività e scoprendo la speranza che tutti noi, uscendo da questo teatro, possiamo cercare l'altro come una persona da ascoltare, anche quando non siamo d'accordo con lui.". Parole forti, a introdurre Io sono l'altro, con echi orientaleggianti di un Angelini seduto per terra, a sottolineare il messaggio nemmeno troppo nascosto del brano; e parole precise, anche quando spiega l'idea che l'ha spinto a scegliere Libertà negli occhi come titolo "impegnativo" del disco, per rievocare un'idea di libertà infantile, scevra di sovrastrutture e preconcetti.
La libertà si declina anche nelle scelte musicali: l'uso dell'elettronica coinvolge l'ascoltatore in un flusso, come di acqua musicale, nella quale immergersi e lasciarsi trasportare dalle sensazioni, dalle lunghe code strumentali, dagli assoli delle corde, e anche a questo sono funzionali le luci basse, che in un certo azzerano la facoltà visiva, per potenziare quella acustica, come in Scotta, accompagnata da un rosso pervasivo, o nell'azzurra Nessuna Battaglia, con un coro emozionante:
Ma anche i brani del passato vengono rinnovati, senza comunque perdere nulla dell'intensità originaria, e vengono ascoltati in religioso silenzio, che sia Una mano sugli occhi, con una conclusione coinvolgente, Vince chi molla, o Facciamo finta, forse la più commovente e commossa, con Fabi all'acustica e a un falsetto dolcissimo, al termine della quale il pubblico si scioglie in un lunghissimo applauso:
Con Lasciarsi un giorno a Roma, ossimoro gioioso, anche il compassato pubblico elvetico si fa trascinare dall'incanto sprigionato dall'alchimia di parole e suoni, e corre sotto il palco, per tributare a Fabi e ai suoi compagni di viaggio il giusto ringraziamento, per due ore di immersione nella libertà, nella bellezza e nella verità della musica. Perché stasera occorreva usare gli occhi della mente, per guardare dentro noi, e curare le ferite della vita. Molti di noi l'hanno fatto, e sono guariti.
FOTO DI FRANCO VALSECCHI
SETLIST
Alba
Andare oltre
È non è
Una somma di piccole cose
L’amore capita
Nessuna battaglia
La casa di Gemma
Chi mi conosce meglio di te
I cerchi di gesso
Io sono l’altro
Scotta
Ecco
Vince chi molla
Una mano sugli occhi
Una buona idea
Costruire
Libertà negli occhi
BIS:
Facciamo finta
Lontano da me
Lasciarsi un giorno a Roma
Ultime date del tour:
16 novembre – Teatro Goldoni – LIVORNO
17 novembre – Teatro Verdi – FIRENZE
19 e 20 novembre – Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone – ROMA