Dopo il lungo inverno<small></small>
Italiana

Modena City Ramblers

Dopo il lungo inverno

2006 - Mescal/Universal
18/12/2006 - di
“Che un giorno questa rabbia sia coraggio/ sia radice, nuova linfa e Resistenza” (“Mama Africa”): è questa la speranza che percorre il nuovo album dei Modena City Ramblers. La copertina, realizzata da Paolo De Francesco, si presenta in quattro versioni diverse che si tingono dei colori delle quattro stagioni, eppure è chiara l’intenzione di rivolgere lo sguardo alla primavera del cuore, con tocchi di intimismo effuso in paesaggi idillici (“I prati di Bismantova”) e un lirismo di immagini antiche e imponenti (“Come nuvole lontane”), e soprattutto ad un’autentica primavera del mondo, diversa da quella illusoria dei voltabandiera, delle prediche ipocrite dei moralisti e delle quotidiane miserie del precariato cantate in “Quel giorno a primavera”. È il gruppo stesso d’altronde a cominciare una nuova vita dopo l’abbandono della voce storica “Cisco” Bellotti e l’arrivo delle new entries Davide “Dudu” Moranti e Elisabetta “Betty” Vezzani.
In questo album sono lontane le atmosfere cupe di una “Altri mondi” o il vivido disinganno iconoclasta del “Testamento di Tito”: il dolore è scoperta che affratella (v. l’antimilitarista “Le strade di Crawford”, canto disperato di una madre sulla morte insensata del figlio, soldato americano in Iraq, ispirato alla storia di Cindy Sheehan) e fondamento di una lotta di cui si aggiornano ancora le parole dinnanzi ai trasformismi di un sistema fin troppo longevo, mentre il disincanto si stempera in ironia. Musicalmente nel disco, che si avvale della produzione artistica di Peter Walsh (Peter Gabriel, Simple Minds, Yo La Tengo, Pulp), si mescola il timbro cristallino del cittern dell’irlandese Terry Woods, ex Pogues, al suono sinuoso dell’oud arabo, il mandolino al charango andino della afro-americana “Tota la sira”, il sassofono al whistle, l’armonica americaneggiante ai fiati della brass band macedone Original Kocani Orkestar, capeggiata dalla tromba di “King” Naat Veliov (v. la multilingue “Western Union”), il violino indiano associato a sonorità mediorientali e le trame di archi struggenti e maestosi del Quartetto reggiano Koinè, in evidenza in “Mala sirena”. Questa efficace ballata canta la vita che risorge dalle ceneri del degrado materiale e dello sconforto spirituale postbellico con arpeggi dolcissimi di chitarra acustica, il suono delicato e metallico del glockenspiel, le note argentine del mandolino, acuto come un sottile dolore tra le membra, l’irrompere della chitarra elettrica a scandire il ritorno solenne ai ritmi consueti dell’esistenza.
Tra i brani più veloci è da segnalare “Il Paese delle Meraviglie”, sarcastico reggae sull’eterna cuccagna del più forte, del padrone di ogni cosa con al soldo schiere di avvocati, pronti a garantire l’impunità per lui e i “suoi alleati, già pregiudicati”, con il contrappunto finale degli slogan vibranti del rapper bolognese-catalano Luca “Rudeman” Lombardo. “Cambia il vento, cambierà”, annuncia con sicurezza “Stranger in Birkenau”: intanto non muta l’afflato “rivoluzionario” dei MCR, proiettati nel futuro perché lontani da facili esaltazioni delle chimere del presente, pronti a custodire in un ricamo di coloratissimi suoni “altri” la fatica dei lavoratori, le lacrime di rabbia ma soprattutto la fiducia di quella carovana di folli che “insegue un nuovo giorno e sogna la prossima stazione” (“Il treno dei folli”).

Track List

  • PROLOGO |
  • QUEL GIORNO A PRIMAVERA |
  • LA MUSICA DEL TEMPO |
  • TOTA LA SIRA |
  • OLTRE LA GUERRA E LA PAURA |
  • LE STRADE DI CRAWFORD |
  • WESTERN UNION|
  • MIA DOLCE RIVOLUZIONARIA |
  • IL PAESE DELLE MERAVIGLIE |
  • INTERMEZZO |
  • I PRATI DI BISMANTOVA |
  • MALA SIRENA |
  • MAMA AFRICA |
  • RISAMARGO |
  • LA STAGIOUN DI DELINQUEINT|
  • IL TRENO DEI FOLLI |
  • COME NUVOLE LONTANE|
  • STRANGER IN BIRKENAU |
  • EPILOGO

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