Modena City Ramblers

Modena City Ramblers

Parco Di S. Agostino - Bergamo


14/07/2005 - di Andrea Salvi
Modena City Ramblers

14 luglio 2005
parco di S. Agostino – Bergamo È nell’ora del tardo tramonto estivo che entriamo nel parco di S. Agostino. Il colpo d’occhio dell’arena naturale che si allunga fino al palco coperto sul fondo è suggestivo e rasserenante: almeno 5000 persone trovano posto sul prato, con un’evidente presenza maggioritaria di ragazzine deliziosamente (s)vestite, secondo i puntuali dettami della moda estiva.
Una buona quantità di alcolici portati diligentmeente da casa e pic nic improvvisati contribuiscono a rimandare a mente, anche solo per un attimo, l’atmosfera di un happening pacifico e colorato, terreno di conquista tanto per gli ormoni adolescenziali quanto per i ricordi dei più attempati signori di mezza età che perfettamente a proprio agio si mescolano tra il giovane pubblico.
Anche per quest’anno tutto ok. Appurato che i Modena City Ramblers non sono ancora fuori moda il più grande raduno estivo della città può entrare nel vivo con la consueta girandola di balli, parole, sudore e quelle polemiche ruspanti che inevitabilmente tutto ciò porta con sé.
Gli “Appunti partigiani” dei Modena vanno in scena svelando da subito le parole d’ordine che la band ha scelto di portare in tour quest’anno. Sono quelle della lettera di Gramsci che scorrono sullo schermo a mo’ di intro e quelle del testo poetico di “Oltre il ponte” di Calvino che apre le danze. Sono le storie che collegano senza troppa immaginazione i 60 anni che ci separano dalla data della liberazione, reinterpretate secondo i dettami di matrice combat-folk che questo collettivo emiliano porta in giro per il mondo con spirito evangelizzatore.
La temperatura sale in un attimo tra le prime file, dove il ballo si trascina pressoché senza sosta per tutta la durata del concerto. Come da copione il pubblico apprezza notevolmente la presenza di cover all’interno della scaletta (“Auschwitz” e “La guerra di Piero” su tutte), anche se ce ne saremmo attese molte di più, magari al posto della bruttina “Spara Jurij”.
Scaletta:
- Oltre il ponte
- Viva la vida
- La grande famiglia
- La fola del magalass
- Ebano
- Ahmed l’ambulante
- Spara Jurij
- Una perfecta excusa
- I cento passi
- Carretera austral
- La guerra di Piero
- Auschwitz
- La banda del sogno interrotto
- Morte di un poeta
- Polka
- Transamerika
- Clan balieue
- Canzone dalla fine del mondo
- El presidente
- La legge giusta
- Al dievel
- In un giorno di pioggia
- Bella ciao
- The great song of indifference Lo slogan facile delle produzioni più recenti vengono assimilati senza soluzione di continuità ai numerosi recuperi dai primi album, in un melting pot che macina il ritornello in lingua spagnola con un indiavolato reel irlandese.
Se le proiezioni alle spalle dei musicisti, con il loghetto bombarolo del gruppo a far capolino da ogni dove e proposto in ogni salsa generano un effetto alla lunga sgradevole, sul fronte sonoro è da ritenersi invece buona la scelta di privilegiare un suono potente ma meno elettrico degli ultimi tour, con l’impasto stilistico a guadagnare in resa per buona parte della serata.
I picchi della serata vengono raggiunti nella sempre struggente “Ebano” e nei classici “Morte di un poeta”, “Canzone dalla fine del mondo”, “Al dievel” e la sempre coinvolgente “The great song of indifference”, non ci stancheremo mai di chiedere che “In un giorno di pioggia” venga eliminata definitivamente dalle scalette, piuttosto che ritrovarsela riproposta ogni volta nell’innocua versione a cui i Modena City Ramblers ci hanno abituati da un po’ di tempo a questa parte.
Un paio di cadute di stile imbarazzanti, in cui Cisco dal palco farnetica di un presunto diritto di paternità nei confronti del tricolore da parte della sua fazione, rimandano direttamente alle contraddizioni e ingenuità di certa politica che trova la propria sola ragione d’essere nella frustrante logica della contrapposizione. Che questo sia il prezzo da pagare per l’aver preso parte ad un concerto “partigiano” è fuor di dubbio, a cui fortunatamente fatichiamo ad abituarci, come non riusciamo ad abituarci delle notizie che, puntuali ad ogni concerto a pagamento dei Modena City Ramblers a Bergamo da qualche anno a questa parte, ci raggiungono all’uscita.
Qualche furbastro ha dimostrato la convenienza degli slogan di cui sopra rivendicando il diritto ad assistere allo spettacolo senza biglietto e molti sono riusciti a farla franca nonostante la “resistenza” del servizio d’ordine. Il gruppo, forse a conoscenza della cosa, ha continuato la sua esibizione senza sussulti. La prima legge della convenienza dello spettacolo non richiede che vengano spesi giudizi fuori dal coro, soprattutto nei riguardi del proprio pubblico. Partigiani, appunto.