Una storia di mare e di sangue<small></small>
Italiana − Canzone d`autore − folk

Michele Gazich

Una storia di mare e di sangue

2014 - FonoBisanzio
15/04/2014 - di
Personaggio singolare ed unico nel panorama musicale italiano, Michele Gazich ha un lungo percorso artistico.  Dopo numerose ed importanti collaborazioni italiane (Priviero, Bubola, Gang, Maieron) ed internazionali  (Gauthier, Andersen, Olson, Shocked) che lo hanno portato sui palchi di tutto il mondo ed a collaborare in oltre cinquanta album, ha iniziato nel 2008 un percorso personale che lo ha visto realizzare con il progetto La nave dei folli tre album ed un Ep, un album solista L’Imperdonabile, e nel 2012 uno splendido box Cd/DVD di un suo concerto nel Duomo di Brescia il 18 Maggio 2012  nell’ambito delle celebrazioni per la Memoria.  

Tutti lavori pienamente riusciti, di ottima  qualità e grandi  atmosfere, con testi poetici e affascinanti  che ci hanno sempre regalato profonde  emozioni.

Michele Gazich non è solo un apprezzato, stimato e bravo musicista, compositore, autore, produttore, una persona di grande e vasta cultura, ma è soprattutto una “bella” persona, ricca di spiritualità, che in maniera garbata, quasi in punta di piedi, guarda con sensibilità ed in profondità alle cose, ai paesi, ai fatti, alle persone, con testi  nobili, che sanno di antico e parole sussurrate lievemente, ma che cadono come pesanti macigni su di noi e che ci forzano a pensare, riflettere, meditare e ricercare.  

Questo nuovo disco, Una storia di mare e di sangue, è un “concept album: è la storia, le migrazioni e le vicissitudini della famiglia Gazich attraverso diverse città e continenti, in un periodo compreso tra il 1870 e il 1950, un progetto a cui l`artista ha lavorato a lungo, partendo dal diario scritto in veneto su un quaderno di scuola, che Nonna Vincenza  Buliumbassich detta Vizze, bisnonna di Michele, aveva lasciato al figlio maggiore,  e Michele, dedicando l’album al proprio figlio, continua simbolicamente questo passaggio di testimone tra diverse generazioni della famiglia .

Michele negli anni ha visitato le principali città (Istanbul, Zara/Istria, New York/St Louis, Venezia ) che fanno parte del viaggio, si è immerso nelle tradizioni musicali di quei paesi, nei suoni e colori, nella loro cultura e le ha riportate in questo lavoro.

Il  disco è scarno, acustico, ricco di strumenti “classici” come violino, viola, violoncello, liuto, tiorba, chitarre classiche e con  atmosfere soffici, morbide, epiche, ricche di pathos ed emozionanti, cantato non solo in italiano ma anche in dialetto veneto e in lingua croata.

Il viaggio parte con la title track Una storia di mare e di sangue, con l’ elenco dei porti di passaggio nel viaggio della sua famiglia  e termina con il verso “… non so che Dio pregare “ che esprime l’angoscia e lo sradicamento della situazione di migrante, prosegue con Il mare oltre il giardino, cantata in duo con Francesca Rossi,  ricca dei  sapori mediterranei  e balcanici di Istanbul, per passare a due brani cantati in dialetto veneto, la lunga Oci bei, Oci di bissa, giocosa e allegra descrizione folk del matrimonio della bisnonna nel 1909 a Zara, cantata ancora una volta in duo, tra splendidi riff di violino e giga finale con flauto croato in legno, e Preghiera de la zente Zaratina sofferto preludio della partenza per l’America.

Lo scenario cambia con la  migrazione della famiglia verso il Nuovo Mondo in cerca di fortuna con Un sogno americano (29 agosto 1911), che con l’aggiunta di mandolino e banjo e un bravo Marco Fecchio alla chitarra acustica, ci regala una splendida  ballata ricca di sonorità folk, country, irish,  “… il sogno che comincia e non finisce …” ma  il sogno americano si interrompe improvvisamente quando  il bisnonno perderà la vista lavorando in miniera, storia raccontata in  Finisterre, con l’amara conclusione  “ … uomo cieco non ha pane …” di un sogno mai decollato.

E quindi il ritorno a Zara dove con Il valzer dei 30 anni  Michele ci racconta le traversie di questa terra di confine  tra Francesco Giuseppe,  fascisti,  tedeschi, Tito, esecuzioni, epurazioni, foibe, temi  decisamente angosciosi, ferite aperte raccontate però con una musica allegra, il valzer, come una via di fuga dalla dolorosa realtà.

Lo sfollamento, un  nuovo ghetto, il sogno italiano sono raccontati in Venezia 1948, solo voce, piano e lancinanti ed epiche trombe a rappresentare il dolore, la miseria umana,  mentre Perché non siamo rimasti a bere latte sotto gli ulivi?one un pesante e doloroso interrogativo che riprende la frase ripetuta dalla nonna Angela, un mantra ossessivo sulle vicende e sulle vicissitudini subite dalla famiglia, uno dei momenti più intensi ed alti del lavoro. 

Il disco si chiude con La casa nella neve, immagine angosciante della neve che cade su una casa disabitata,  senza tetto, una desolazione e morte assoluta,  che termina con il Salmo 69 in lingua croata.

Bravissimo Michele Gazich a condurci per mano in questo viaggio, tra la storia della sua famiglia e la Storia, tra pubblico e privato, tra diverse culture, religioni, continenti , lingue, tra incroci di Occidente ed Oriente.

Grazie Michele per il l’emozionante viaggio che ci fai fare, tra lo spazio e il tempo, rimanendo nella nostra stanza.  

E’ un disco bellissimo per palati fini, da scoprire e da gustare ascolto dopo ascolto, fortemente  consigliato per chi ama la vera arte e la poesia in musica. 

Track List

  • Una storia di mare e di sangue
  • Il mare oltre il giardino
  • Oci bei, oci de bissa
  • Preghiera de la zente zaratina
  • Un sogno americano
  • Finisterre
  • Il valzer dei trent’anni
  • Venezia 1948
  • Perché non siamo rimasti a bere latte sotto gli ulivi?
  • La casa nella neve

Michele Gazich Altri articoli