Che/cosa/te/ne/fai/di/un/titolo<small></small>
− Italiana, Cantautore

Mercanti Di Liquore

Che/cosa/te/ne/fai/di/un/titolo

2005 - Bagana Records
24/05/2005 - di
Uno dei gruppi più interessanti emersi in Lombardia negli ultimi anni, giunto al terzo disco - quarto se consideriamo l’interessante operazione teatral-musicale dello scorso anno con Marco Paolini - si ripresenta al pubblico con una svolta stilistica che sorprenderà i fan della prima ora, o meglio dei primi concerti, abbandonando in buona parte le tipiche atmosfere folkeggianti dei lavori precedenti.
Di per se non sarebbe un male, anzi. Se la svolta verso la canzone d’autore, che certamente sta nelle corde di una band nata con Fabrizio De Andrè nel cuore, fosse stata più decisa, più completa, probabilmente ci troveremmo di fronte ad uno dei dischi italiani più interessanti dell’anno.
Basta inserire il cd nel lettore, posizionarlo sulla terza traccia, e lasciarsi trasportare dalla magia di “Senza titolo”: un pezzo splendido e indolente, che ricorda gli ultimi episodi di De Andrè, che ti fa pensare, almeno in questo episodio, di aver trovato il tanto sospirato erede che nemmeno il buon Bubola sarà mai.
L’album però inizia male con un brano troppo ricco di arrangiamenti, che cerca di avvicinarsi al pop con un ritornello fiacco e ossessivo: non rimane in testa e il fatto che sia stato scelto come singolo lascia davvero perplessi. Sulla stessa lunghezza d’onda, leggermente meglio grazie ad una melodia più convincente, è “L’uomo che non dorme mai”. Ma anche qui si naviga senza vento, le vele sono sgonfie, nonostante la brezza del piano cerchi di dare un senso ad un viaggio senza meta.
Se anche il “Suddito peggiore” musicalmente non lascia segni e anche il testo finisce col cadere nel banale e nel luogo comune, allora meglio tornare alle origini.
“L’Italia”, canzone nella quale “maestro” Paolini recita da par suo, si fa infatti apprezzare per il fraseggio e per l’atmosfera popolare che pervade un brano genuino e spontaneo, condotto con bella energia Le voci di Marco Paolini, Lorenzo Monguzzi e anche quella del giovane Stefano Vergani, oltre ai preziosi interventi di Michela Ollari, si integrano alla perfezione per raccontare e cantare con felice ironia una storia triste.
Nei brani seguenti qualche sprazzo interessante arriva dal buon sapore di una sempre contagiosa fisarmonica e da un testo importante che riporta ad un episodio della seconda guerra mondiale.
Molto bella la conclusiva “Huntsville”, un brano recitato alla Cohen dalla bella voce di Monguzzi, nel quale non si può non spendere ancora una parola per la fisa di Piero Mucilli, sempre morbida, mai invadente e ancora indispensabile nell’economia del gruppo.
Alla fine ci troviamo tra le mani un disco transitorio, con le belle storie dei Mercanti che si fermano di fronte ad un bivio. Ad ovest la vecchia strada del folk che sa dove portarli, ad est quella nuova del pop (pur nella migliore accezione possibile del termine) che li ha fatti sbandare.
E se proseguissero a nord, senza più guardarsi indietro, dando un titolo alle loro prossime canzoni d’autore? Aspettando, lasciamo “senza voto” questo album.

Track List

  • Non siamo mai stati sulla luna|
  • L’uomo che non dorme mai|
  • Senza titolo|
  • Il suddito peggiore|
  • L’Italia|
  • La semi-automatica|
  • La moglie brontolona|
  • Nella chiesa di Bellusco|
  • Huntsville