Marta Del Grandi Dream Life
2026 - Fire Records
#Marta Del Grandi#Rock Internazionale#Alternative #alt-pop #Songwriting #avant-pop #dream pop
Dopo averne già tessuto le lodi qui, e ricamato elogi per un esordio da cineteca, Marta Del Grandi torna a deliziarci con Dream Life, una nuova uscita sempre sotto l'egida di Fire Records. Tante conferme e qualche novità, in termini di espressività artistica. Le sfumature sempre più lontane da quelle eteree del debutto, già a partire da Selva, ribadiscono anche qui le abilità poliedriche della Nostra. Tant'è che non si aspetta molto prima di essere accolti da un'aria agreste, in quella Dream Life, che ribalta subito la proposta dell’opening track You Could Perhaps, habitat naturale dell’autrice popolato dall’alternanza di sublimi falsetti e un cantato snello e cristallino.
A far da eco a Dream Life, la coltre di toni pastorali che avviluppa Alpha Centauri, intimismo cantautorale che, volendo, prosegue nella successiva Shoe Shaped Cloud, con rintocchi di pads sull'altalena di un ritornello da ballata dolce e allegra insieme.
Antarctica costringe piacevolmente a riveder le stelle del firmamento Julia Holter; provare per credere nell'ascolto di un’intro fatta di versi da pura lectio per vocalist, armonizzati sulla spinta di bizzarri e stralunati synth, concimi per terreno fertile di un’artista al suo meglio. Ancor più sbalorditivo, se poi seguíto da una spiazzante sei corde a regalare sprazzi di asciutti riff spigolosi, con declinazione addirittura un po' math, un po’ prog (vedasi anche alla voce Neon Lights), incensati da fiati e batteria che si intrecciano alle latitudini del fiabesco mondo di In Case We Die, lo splendido acquerello degli Architecture In Helsinki modellato su una sorta di art/avant-pop.
Fra i punti di svolta, dunque, la chitarra: una versatilità mai conosciuta prima ed esplorata anche nell'uso di feedback ed echi quasi psichedelici in 20 Days Of Summer, contrappunto perfetto che sancisce una scrittura radiosa fatta di melodie inclini a Snowpoet e El Perro Del Mar agli albori.
La strumentale Gold Mine e la ballata cupa Some Days (non a caso intinta nella tenebrosa voce di Fenne Kuppens, marchio dei bravissimi Whispering Sons) fanno scivolare il disco verso la chiusura con Oh My Father, specialità della casa in acustico, stile Vashti Bunyan, che accarezza falsetti e soffia aliti di versi docili, celebrando l'epilogo di un lavoro da pura predestinata, talento unico in cui riporre fiducia incondizionata.
A far da eco a Dream Life, la coltre di toni pastorali che avviluppa Alpha Centauri, intimismo cantautorale che, volendo, prosegue nella successiva Shoe Shaped Cloud, con rintocchi di pads sull'altalena di un ritornello da ballata dolce e allegra insieme.
Antarctica costringe piacevolmente a riveder le stelle del firmamento Julia Holter; provare per credere nell'ascolto di un’intro fatta di versi da pura lectio per vocalist, armonizzati sulla spinta di bizzarri e stralunati synth, concimi per terreno fertile di un’artista al suo meglio. Ancor più sbalorditivo, se poi seguíto da una spiazzante sei corde a regalare sprazzi di asciutti riff spigolosi, con declinazione addirittura un po' math, un po’ prog (vedasi anche alla voce Neon Lights), incensati da fiati e batteria che si intrecciano alle latitudini del fiabesco mondo di In Case We Die, lo splendido acquerello degli Architecture In Helsinki modellato su una sorta di art/avant-pop.
Fra i punti di svolta, dunque, la chitarra: una versatilità mai conosciuta prima ed esplorata anche nell'uso di feedback ed echi quasi psichedelici in 20 Days Of Summer, contrappunto perfetto che sancisce una scrittura radiosa fatta di melodie inclini a Snowpoet e El Perro Del Mar agli albori.
La strumentale Gold Mine e la ballata cupa Some Days (non a caso intinta nella tenebrosa voce di Fenne Kuppens, marchio dei bravissimi Whispering Sons) fanno scivolare il disco verso la chiusura con Oh My Father, specialità della casa in acustico, stile Vashti Bunyan, che accarezza falsetti e soffia aliti di versi docili, celebrando l'epilogo di un lavoro da pura predestinata, talento unico in cui riporre fiducia incondizionata.
