Straight Songs of Sorrow<small></small>
Rock Internazionale − Alternative

Mark Lanegan

Straight Songs of Sorrow

2020 - Heavenly Recordings
08/05/2020 - di
Strappare pochi attimi di disperato appagamento all’atroce angoscia dell’esistere, inconsapevole dell’ossessivo ripetersi di dinamiche sempre uguali, riconducibili al piacere o al dolore. Amare più di ogni altra cosa l’eroina, l’unica capace di cancellare i tormenti e di anestetizzare dalle pene inevitabilmente legate alla fine di un amore, alla morte di una persona cara, al rimpianto, al risentimento, al disgusto per sé stessi e per il mondo. Prostituire la musica a mezzo per ottenere sesso, soldi e droga, usare le persone, rubare, mentire e ingannare. Questo è stato Mark Lanegan dalla preadolescenza fino al mezzo del cammin di sua vita. E questo viene narrato con disturbante candore nella splendida autobiografia uscita a fine aprile 2020 e intitolata Sing Backwards and Weep. Scriverla non ha rappresentato una stragegia di catarsi, al contrario ha aperto un vaso di Pandora pieno di dolore e sofferenza. Ha però pure favorito il processo creativo che ha portato alla realizzazione di questo Straight Songs of Sorrow a neanche sei mesi dal precedente Somebody’s Knocking (2019). Laddove quest’ultimo è da considerarsi un omaggio alla musica elettro pop europea degli anni Ottanta tanto amata da Lanegan, Straight Songs of Sorrow rappresenta un deciso ritorno sulla via maestra della poetica di colui che è conosciuto come Dark Mark. 

I temi che hanno innervato le liriche del canzoniere del rocker di Ellensburg a partire dall’esordio solista The Winding Sheet (1990) fino a Gargoyle (2017) sono, ossessivamente, sempre gli stessi: la perdita, la nostalgia, la mortalità e la dipendenza da sostanze chimiche. In Gargoyle, per dire la verità, canzoni come ‘Blue Blue Sea’, ‘Beehive’ ed ‘Emperor’ avevano un tono più leggero, mentre ‘Old Swan’ era addirittura un’ode alla ritrovata libertà di vivere in modo pulito. Non è così per Straight Songs of Sorrow, che, in quanto trasposizione musicale della discesa agli Inferi narrata da Lanegan nell’autobiografia, non può che risultare monocromatica, scura come il liquido nero che nei tormenti dell’astinenza Mark si trovava ad espellere dal proprio corpo devastato dalle dipendenze.

Se i testi del poeta Lanegan ripropongono dunque i tòpoi suoi propri, la musica che li accompagna ‒ ricordiamo che l’ex cantante degli Screaming Trees scrive, contrariamente alla maggior parte dei songwriters, prima le parole e poi le note ‒ risulta in quest’ultimo lavoro una mirabile sintesi dell’estetica sonora sviluppata in trent’anni di carriera solista. Straight Songs of Sorrow tiene infatti insieme gli elementi prettamente acustici che caratterizzavano i dischi degli anni Novanta con quelli essenzialmente elettronici che troviamo nei suoi album a partire da Blues Funeral (2012). Contribuiscono alla riuscita sonora dell’album una serie di collaborazioni con musicisti eccellenti, come, tra gli altri,  Greg Dulli degli Afghan Wighs, già complice nel progetto Gutter Twins, Warren Ellis dei Bad Seeds, Adrian Utley dei Portishead e niente di meno che l’immenso John Paul Jones. Due canzoni ‒ ‘Burying Ground’ e ‘Eden Lost and Found’ ‒ sono state scritte da Mark insieme a sua moglie (“l’unica donna a non avermi lasciato” …) Shelly Brien, con la cui voce Lanegan duetta nella ballata ‘This Game of Love’. I singoli finora estratti dall’album sono due pezzi che affascinano fin dal primo ascolto: ‘Skeleton Key’ si sviluppa in più di sette minuti cadenzati da un passo di lisergica, sublime marcia funebre, cui ci si abbandona con un senso di estatica rassegnazione (“I’ve lost enough to know when I am beaten”); ‘Bleed All Over’, al contrario, pur celebrando l’ennesima fine di un amore, è costruita su una ritmica talmente accattivante e possiede un refrain così cantabile da far presagire un suo posizionamento nelle charts di Billboard. 

Straight Songs of Sorrow, prodotto come tutto quello che Dark Mark pubblica da dieci anni a questa parte in collaborazione con Alain Johannes,  si colloca senz’altro sul podio della produzione di Lanegan. Parliamo di un artista rispettato e sorprendente, che ha percorso con umiltà e tenacia la lunga strada del riconoscimento del proprio valore di songwriter, senza accontentarsi di una carriera di interprete e collaboratore di altri musicisti che la sua voce straordinaria gli ha comunque garantito.

 

Track List

  • I Wouldn’t Want To Say
  • Apples From A Tree
  • This Game Of Love
  • Ketamine
  • Bleed All Over
  • Churchbells, Ghosts
  • Internal Hourgass Discussion
  • Stockholm City Blues
  • Skeleton Key
  • Daylight Nocturnal House
  • Ballad Of The Dying Rover
  • Hanging On (For DRC)
  • Burying Ground
  • At Zero Below
  • Eden Lost And Found