Mark Lanegan

live report

Mark Lanegan Rainbow - Milano

03/12/2003 di Antonio Avalle

#Mark Lanegan

  
    Live:
                MARK LANEGAN
                                         Rainbow, Milano
                                               3 Dicembre 2003
Per la promozione dell’ep “Here Comes That Weird Chill”, anticipazione del prossimo album “Bugglegum”, Mark Lanegan ha intrapreso un mini tour europeo lambendo anche l’Italia. Si è presentata l’occasione per lasciare nel dimenticatoio la serata milanese di due anni fa al Transilvania, dove il concerto durò soltanto cinquanta miseri minuti per dare spazio ad una banale serata in discoteca. Per l’attesa serata al Rainbow, Lanegan si è mostrato in compagnia di una nuova formazione: Eddie Nappi al basso, Norman Block alla batteria, Troy Van Leeuwen e Brett Netson alle chitarre. Lanegan è apparso quasi sobrio, con lo sguardo meno fisso del solito (due anni fa sembrava un cadavere sospeso nel vuoto).
La serata è partita con una travolgente “Burracho” e l’impatto è stato veramente forte. Il brano tratto dall’album “Whiskey For The Holy Ghost” è stato eseguito in modo più diretto della versione registrata in studio. La precaria acustica del Rainbow è stata messa immediatamente alla prova dalla presenza delle due chiatarre elettriche, che hanno ostruito l’ammaliante canto dell’ex leader dei Screaming Trees. La voce di Lanegan è in piena forma, avvolgente e profonda. Sorprende vederlo bere acqua sul palco e muovere la testa, sembra veramente uscito fuori dalle dipendenze dell’alcool e da sostanze non proprio taumaturgiche. L’apice del suo vocalismo lo si può avvertire in brani come la solenne “One Way Street” e la suadente “Pendulum”. Si sente la mancanza del suono e del tocco della chitarra di Mike Johnson, colui che in qualche modo ha condizionato le produzioni da solista di Lanegan, caratterizzate da affascinanti atmosfere crepuscolari, dimesse e sgretolate da scarni accompagnamenti sonori, che hanno reso celebre i dischi del periodo post Screaming Trees. “Methamphetamine Blues” il nuovo singolo estratto dall’ep

attualmente in circolazione lascia ben intendere il cambio di rotta di Lanegan, un brano sotto acido, dal suono dannatamente blues ed influenzato dalla recente esperienza con i Queens Of The Stone Age (anche le altre canzoni del mini album non sono da meno). Le tenere riletture di “I’ll Take Care You” e “Pill Hill Serenade” hanno addolcito la serata. Morbide ballate che si sono alternate a momenti epici carichi di tensione come l’interpretazione di “No Easy Action”, semplicemente ipnotica. Arriva poi, come un colpo basso, “Death Don’t Have No Mercy”, un vecchio brano scritto dal reverendo Gary Davis, un blues mozzafiato (il brano è presente come b-side del singolo “Stay” pubblicato nel 1998). Nei suoi novanta minuti una performance quasi perfetta, solo la band dovrebbe migliorare l’intesa con l’eterogenea produzione di Lanegan.
Nell’attesa del nuovo album potreste godervi le nove traccie dell’ep in circolazione da pochi giorni e inevitabilmente cedere all’evoluzione delle tenebre di Mr.Lanegan.