Marilyn Manson One Assassination Under God - Chapter 2
2026 - Nuclear Blast
#Marilyn Manson#Rock Internazionale#Alternative #MarilynManson
Se One Assassination Under God - Chapter 1 (2024) non vi era bastato, non preoccupatevi perché Marilyn Manson è tornato con il secondo capitolo: One Assassination Under God - Chapter 2. Si tratta del tredicesimo album in studio, scritto e prodotto dallo stesso Marilyn Manson in collaborazione con il polistrumentista Tyler Bates. L’album è stato preannunciato dai singoli Exit Wound e Front Toward Your Enemy.
I due capitoli del progetto sono speculari in quanto contengono entrambi nove tracce per una durata complessiva di poco più di 40 minuti. L’intero lavoro, comprensivo delle due parti, è la risposta di Manson ai casi giudiziari che l’hanno visto coinvolto. Il primo disco parla di rinascita, il secondo di vendetta, però sotto diversi punti di vista, principalmente due: quella del tipo "hai cercato di farmi del male, ma non ce l’hai fatta e ti farò di peggio di quello che tu volevi fare a me", che ritroviamo nel brano d’apertura Unlive, e quella invece più matura, come nel testo di All The Vilest Things, che recita “you tried your best to destroy me/ don’t want revenge/ ‘cause you only made me stronger”. Il secondo album, perciò, risulta più cupo del primo, sebbene i testi di entrambi siano stati scritti nello stesso periodo, ma i brani del “Chapter 2” sono stati prodotti e mixati in un secondo momento rispetto al “Chapter 1”.
Il sound, che pesca tra le varie epoche della discografia di Manson, vede l’intrecciarsi di diverse sfumature di genere: alternative metal e rock con venature goth e industrial e a tratti qualche contaminazione post-punk.
Anche la copertina del disco è un suo autoritratto ad acquerello, in cui la rivista statunitense Revolver ha notato delle somiglianze con la personificazione della Morte nel film di Ingmar Bergman del 1957 Il Settimo Sigillo. L’arte è molto importante in questo progetto, tant’è che all’uscita dell’album, Manson ha inaugurato una mostra d’arte virtuale sul suo sito accompagnando le opere con la musica e commenti audio dell’artista. Segno che l’arte ha mille strade e nulla ci vieta di intraprenderne più d’una.
I due capitoli del progetto sono speculari in quanto contengono entrambi nove tracce per una durata complessiva di poco più di 40 minuti. L’intero lavoro, comprensivo delle due parti, è la risposta di Manson ai casi giudiziari che l’hanno visto coinvolto. Il primo disco parla di rinascita, il secondo di vendetta, però sotto diversi punti di vista, principalmente due: quella del tipo "hai cercato di farmi del male, ma non ce l’hai fatta e ti farò di peggio di quello che tu volevi fare a me", che ritroviamo nel brano d’apertura Unlive, e quella invece più matura, come nel testo di All The Vilest Things, che recita “you tried your best to destroy me/ don’t want revenge/ ‘cause you only made me stronger”. Il secondo album, perciò, risulta più cupo del primo, sebbene i testi di entrambi siano stati scritti nello stesso periodo, ma i brani del “Chapter 2” sono stati prodotti e mixati in un secondo momento rispetto al “Chapter 1”.
Il sound, che pesca tra le varie epoche della discografia di Manson, vede l’intrecciarsi di diverse sfumature di genere: alternative metal e rock con venature goth e industrial e a tratti qualche contaminazione post-punk.
Anche la copertina del disco è un suo autoritratto ad acquerello, in cui la rivista statunitense Revolver ha notato delle somiglianze con la personificazione della Morte nel film di Ingmar Bergman del 1957 Il Settimo Sigillo. L’arte è molto importante in questo progetto, tant’è che all’uscita dell’album, Manson ha inaugurato una mostra d’arte virtuale sul suo sito accompagnando le opere con la musica e commenti audio dell’artista. Segno che l’arte ha mille strade e nulla ci vieta di intraprenderne più d’una.
