Kneecap Fenian
2026 - Heavenly Recordings
Fenian, prodotto da Dan Carey, segna il ritorno dei Kneecap due anni dopo Fine Art (2024), e, nonostante esibizioni che sono riuscite ad attirare tante contestazioni quanta ammirazione, per il loro fiero sostegno alla causa palestinese, il disco non si culla sugli allori della visibilità mediatica. È un affondo continuo tra inglese e gaelico, la lingua di un popolo, come quello irlandese, che ha dovuto subire il giogo coloniale. Il trio di Belfast non ha dimenticato, e non ha nessuna intenzione di iniziare a farlo.
Lo dimostra la copertina, con DJ Próvaí con il passamontagna con la bandiera irlandese e gli occhi bendati, come tanti detenuti politici torturati.
Lo dimostra la title track, che richiama sia i rivoluzionari repubblicani indipendentisti sia un termine utilizzato nel Regno Unito per definire in modo dispregiativo i nazionalisti irlandesi.
Lo dimostra Liar’s Tale, un violentissimo attacco a Keir Starmer, e indirettamente ai governi occidentali, per l’ipocrita inerzia nei confronti del Genocidio in atto a Gaza o “quando la gente perde la casa”, dato l’esodo dall’incerto ritorno (per usare un eufemismo) a cui migliaia di Palestinesi (e ora, ahimè, anche di Libanesi) vengono costretti quotidianamente. Per non parlare di Palestine, realizzata con Fawzi, tra il gangsta e l’arabeggiante, che spiega perfettamente come i problemi per la Palestina non siano iniziati il 7 ottobre 2023, ma già dai tempi del mandato britannico: “Gli inglesi ci hanno messo sotto un incantesimo/Sono riusciti con l'inganno/Hanno abbattuto il nostro albero”.
Il sound del gruppo è ora cupo, ora danzereccio, nonostante i temi affrontati, sempre incalzante. Sferza gli animi e i corpi. L’unico momento di dolcezza è Irish Goodbye con Kae Tempest, dedicata alla madre di Móglaí Bap, scomparsa in modo tragico.
Móglaí Bap, Mo Chara e DJ Próvaí rielaborano dolore, rabbia e impegno civile in modo inequivocabile. Non hanno esitazioni nel mostrare da che parte stanno. Non resta che goderceli nei loro primi concerti in Italia!
Lo dimostra la copertina, con DJ Próvaí con il passamontagna con la bandiera irlandese e gli occhi bendati, come tanti detenuti politici torturati.
Lo dimostra la title track, che richiama sia i rivoluzionari repubblicani indipendentisti sia un termine utilizzato nel Regno Unito per definire in modo dispregiativo i nazionalisti irlandesi.
Lo dimostra Liar’s Tale, un violentissimo attacco a Keir Starmer, e indirettamente ai governi occidentali, per l’ipocrita inerzia nei confronti del Genocidio in atto a Gaza o “quando la gente perde la casa”, dato l’esodo dall’incerto ritorno (per usare un eufemismo) a cui migliaia di Palestinesi (e ora, ahimè, anche di Libanesi) vengono costretti quotidianamente. Per non parlare di Palestine, realizzata con Fawzi, tra il gangsta e l’arabeggiante, che spiega perfettamente come i problemi per la Palestina non siano iniziati il 7 ottobre 2023, ma già dai tempi del mandato britannico: “Gli inglesi ci hanno messo sotto un incantesimo/Sono riusciti con l'inganno/Hanno abbattuto il nostro albero”.
Il sound del gruppo è ora cupo, ora danzereccio, nonostante i temi affrontati, sempre incalzante. Sferza gli animi e i corpi. L’unico momento di dolcezza è Irish Goodbye con Kae Tempest, dedicata alla madre di Móglaí Bap, scomparsa in modo tragico.
Móglaí Bap, Mo Chara e DJ Próvaí rielaborano dolore, rabbia e impegno civile in modo inequivocabile. Non hanno esitazioni nel mostrare da che parte stanno. Non resta che goderceli nei loro primi concerti in Italia!
