Last War<small></small>
Rock Internazionale − Alternative − slowcore, indie-rock, folk, alt-country

Haley Bonar

Last War

2014 - Memphis Industries / Goodfellas
10/12/2014 - di
Credo sia fondamentale alle volte fermarsi, prendere fiato magari ascoltando buona musica, come sto facendo io in quest’istante ascoltando Last war, ultima fatica della talentuosa Haley Bonar. Ammetto di non averne mai sentito parlare; troppo spesso ascoltiamo gruppi poco mainstream, ma sono convinta che oltre il mainstream c’è un ulteriore sottobosco musicale assai succoso, e distratti dai soliti “grandi” nomi dimentichiamo che c’è dell’altro, Haley Bonar ne è la dimostrazione. Last war è uno di quegli album che ti impediscono di non muovere i piedini a ritmo di musica, è un disco suonato con testa e col cuore. Undicesimo lavoro (considerando Ep e Lp) dell’americana songwriter dai capelli d’oro, che ha collezionato successi in giro per il mondo, partita dal folk ha attinto da svariati stili ed il risultato non suona assolutamente male.

Nove tracce movimentate che variano dal pop, come nel primo radioso brano Kill the fun, al post punk di No sensitive man, con tanto di coretti irresistibili. Un basso ci introduce nella vorticosa titletrack, la ruvidità dello strumento a quattro corde placata dall’infinita dolcezza della voce della Bonar; altro brano altre atmosfere, ritmi decisi e sprazzi di folk in Heaven’s made for two fino al delirio verso lo shoegaze della seconda parte nella quale i suoni si fanno meno nitidi, ma non è finita qui, c’è una terza parte fatta di ritmi febbrili e incontrollatamente accelerati. From a cage (il pezzo più entusiasmante del disco) nasconde un meraviglioso duetto con Justin Vernon, il frontman dei Bon Iver e Volcano choir; la serenità infusa dalla precedente traccia è subito soppiantata dall’irrequietezza di Woke up in my future; un riff palesemente simile alla prima traccia colora Bad reputation.

Last War è un album cangiante, come lo sono anche i pezzi che lo costituiscono, tutte (o quasi) le tracce infatti,  hanno la capacità di variare lungo il loro percorso regalandoci dei sorprendenti epiloghi. C’è tutta la freddezza del Canada in Can’t belive  our luck, l’unico brano che lascia a bocca asciutta, è un crescendo verso la variazione ma sul più bello tramonta, come se sulle montagne russe dopo la salita non ci fosse la discesa. Si chiude in bellezza:  l’arduo compito di dichiarare la pace a quest’ultima guerra spetta a Eat for free, una splendida ballata acustica e secondo duetto con Vernon, le due voci in un unico abbraccio e in simbiosi si insinuano tra le note della chitarra. L’ammetto con questo brano mi ha conquistata, Haley e Justin hanno vinto. 

Track List

  • KILL THE FUN
  • NO SENSITIVE MAN
  • LAST WAR
  • HEAVEN`S MADE FOR TWO
  • FROM A CAGE
  • WOKE UP IN MY FUTURE
  • BAD REPUTATION
  • CAN`T BELIVE OUR LUCK
  • EAT FOR FREE