Federico Sirianni La promessa della felicita`
2025 - Squilibri
È sempre una giornata felice, quando nasce un nuovo bel disco; è ancora più felice, se il bel disco è di Federico Sirianni, con la produzione artistica, la viola e i violini di Michele Gazich. Due artisti coerenti, ispirati, che vivono la poesia e l'esistenza con la lucida gratitudine delle grandi anime, e che, dopo aver collaborato nel segno di Michele Straniero (qui la recensione di Domani si vive e si muore), tornano a sognare insieme, e a realizzare i loro sogni, per la nostra gioia, grazie anche all'illuminata etichetta Squilibri.
La promessa della felicità è il titolo dell'album, ma è anche quello di un brano del 2024, già scelto, dalla Giuria del Premio Tenco 2024, per fare parte della tanto agognata cinquina per la categoria miglior singolo; secondo quanto scritto dallo stesso cantautore nello splendido libretto, che contiene dipinti klimtiani di Romina Di Forti, un racconto dell'indimenticabile Giorgio Olmoti e uno scritto di Gazich, "questo cammino verso una promessa di felicità è presente in ogni traccia del disco che, anche a livello di scelte musicali, ha qualcosa di meditativo e di contemplativo", oltre che "di rivoluzionario", in tempi in cui troppi sono i segnali che ci indicherebbero un cammino inevitabile verso l'infelicità. Promessa da trovare, e ancora prima da cercare, con caparbia passione, la stessa che si percepisce in ciascuna delle tracce, orme, impronte di un'umanità coraggiosa, fedele alla legge dell'amore, per l'arte e per la vita.
L'ascoltatore si inoltra nell'ascolto del disco con lo stupore di una continua scoperta, lasciandosi meravigliare dalle note e dalle parole delle canzoni, ma, oserei dire, anche dalla sincerità, inchiostro rosso in cui l'autore ha intinto la penna della sua ispirazione, accompagnato da felici invenzioni musicali, come l'andamento coheniano della traccia di apertura, Nel fuoco, che non a caso ospita Rafael Gayol, il batterista di fiducia dell'immenso canadese, e in cui la voce di Valeria Quarta evoca quella di Sharon Robinson, oppure l'atmosfera giapponese e zen di Okinawa, delicata ode al carpe diem, o all'ikigai, invito a cogliere il fiore del giorno, che attraversa le culture del mondo, e che l'Occidente rischia di dimenticare. L'atmosfera sospesa, sottolineata dalla voce di Quarta e dalla lap steel di Andrea Tarquini, ci suggerisce la sensazione di sentirci spesso come l'autore, che, "seduto sul ciglio del burrone, contemplo l'altro volto di me stesso; ma adesso mettiamoci in cammino, chiedendo all'anima di farci strada", per preservare il dono del tempo; un equilibrio delicato, ma da perseguire tenacemente, per giungere anche noi alla zona blu di Okinawa, in cui la felicità e la longevità convivono armoniosamente.
La ricerca di questa promessa è scommessa ardua, da praticare in modo quotidiano e metodico, anche quando "dalla finestra si vede il male". Nel brano Dalla finestra, la meditazione diviene preghiera laica, invito a benedire il giorno, a raccogliere gli appunti sulla felicità lasciati da qualcuno in un parco, a tenerci stretti gli affetti che restano, nonostante le bombe, le morti, il dolore; e arrivano brividi autentici, nel contemplare "una luna così grande che ci accoglie tutti, un amore così grande che ci rende matti".
La follia dell'amore, unico strumento che ci permette di continuare a inseguire la felicità, è protagonista ovunque, come nella dolcissima Il vento di domani, ricamata dall'arpa di Cecilia Lasagno e dalla voce di Irene Buselli, che si conclude con i versi di una poesia del poeta giapponese Basho: "vorrei che il vento non posasse le sue mani sul pruno in fiore". Protezione, cura, attenzione per la fragilità del momento, sono attitudini preziose, come le note e le parole che Sirianni mette in fila, in canzoni - gioielli, che donano riflessi cangianti e iridescenti al nostro quotidiano; dovremmo avere tutti il coraggio "che dolcemente si fa parola", come canta in Cargo, scritto e interpretato a quattro mani con Gazich, canzone che "fino al cielo sale", col passo delicato della batteria di Mattia Barbieri.
Non sappiamo quando e se potremo dire anche noi, come nella deandreiana Finita la tempesta: "Il dolore passa, la bellezza resta"; per ora, lasciamoci incantare dai suoni delle corde del contrabbasso di Veronica Perego e della chitarra classica di Marco “Tibu” Lamberti, crediamo che un altro mondo sia possibile, e che la felicità promessa ci possa dischiudere i suoi doni. Intanto, la cogliamo in questo album di immagini cantate e suonate, balsamo per le nostre anime.
Seguiamo la promessa della felicità di concerti suonati col cuore:
Venerdì 2 - Isili (Ca), Anima Mundi
Sabato 3 - Cagliari - Su Tzirculu
Lunedì 5 - Sassari - Il Vecchio Mulino
Mercoledì 7 - Alghero - Teatrì
Domenica 10 - Bertinoro (Fc) - La Rimbomba
Giovedì 14 - Torino, Lambic
Domenica 18 - Sanremo, Sede Club Tenco
Giovedì 22 - Gorizia, Arci Gong
Venerdì 23 - Udine, Al Duello
La promessa della felicità è il titolo dell'album, ma è anche quello di un brano del 2024, già scelto, dalla Giuria del Premio Tenco 2024, per fare parte della tanto agognata cinquina per la categoria miglior singolo; secondo quanto scritto dallo stesso cantautore nello splendido libretto, che contiene dipinti klimtiani di Romina Di Forti, un racconto dell'indimenticabile Giorgio Olmoti e uno scritto di Gazich, "questo cammino verso una promessa di felicità è presente in ogni traccia del disco che, anche a livello di scelte musicali, ha qualcosa di meditativo e di contemplativo", oltre che "di rivoluzionario", in tempi in cui troppi sono i segnali che ci indicherebbero un cammino inevitabile verso l'infelicità. Promessa da trovare, e ancora prima da cercare, con caparbia passione, la stessa che si percepisce in ciascuna delle tracce, orme, impronte di un'umanità coraggiosa, fedele alla legge dell'amore, per l'arte e per la vita.
L'ascoltatore si inoltra nell'ascolto del disco con lo stupore di una continua scoperta, lasciandosi meravigliare dalle note e dalle parole delle canzoni, ma, oserei dire, anche dalla sincerità, inchiostro rosso in cui l'autore ha intinto la penna della sua ispirazione, accompagnato da felici invenzioni musicali, come l'andamento coheniano della traccia di apertura, Nel fuoco, che non a caso ospita Rafael Gayol, il batterista di fiducia dell'immenso canadese, e in cui la voce di Valeria Quarta evoca quella di Sharon Robinson, oppure l'atmosfera giapponese e zen di Okinawa, delicata ode al carpe diem, o all'ikigai, invito a cogliere il fiore del giorno, che attraversa le culture del mondo, e che l'Occidente rischia di dimenticare. L'atmosfera sospesa, sottolineata dalla voce di Quarta e dalla lap steel di Andrea Tarquini, ci suggerisce la sensazione di sentirci spesso come l'autore, che, "seduto sul ciglio del burrone, contemplo l'altro volto di me stesso; ma adesso mettiamoci in cammino, chiedendo all'anima di farci strada", per preservare il dono del tempo; un equilibrio delicato, ma da perseguire tenacemente, per giungere anche noi alla zona blu di Okinawa, in cui la felicità e la longevità convivono armoniosamente.
La ricerca di questa promessa è scommessa ardua, da praticare in modo quotidiano e metodico, anche quando "dalla finestra si vede il male". Nel brano Dalla finestra, la meditazione diviene preghiera laica, invito a benedire il giorno, a raccogliere gli appunti sulla felicità lasciati da qualcuno in un parco, a tenerci stretti gli affetti che restano, nonostante le bombe, le morti, il dolore; e arrivano brividi autentici, nel contemplare "una luna così grande che ci accoglie tutti, un amore così grande che ci rende matti".
La follia dell'amore, unico strumento che ci permette di continuare a inseguire la felicità, è protagonista ovunque, come nella dolcissima Il vento di domani, ricamata dall'arpa di Cecilia Lasagno e dalla voce di Irene Buselli, che si conclude con i versi di una poesia del poeta giapponese Basho: "vorrei che il vento non posasse le sue mani sul pruno in fiore". Protezione, cura, attenzione per la fragilità del momento, sono attitudini preziose, come le note e le parole che Sirianni mette in fila, in canzoni - gioielli, che donano riflessi cangianti e iridescenti al nostro quotidiano; dovremmo avere tutti il coraggio "che dolcemente si fa parola", come canta in Cargo, scritto e interpretato a quattro mani con Gazich, canzone che "fino al cielo sale", col passo delicato della batteria di Mattia Barbieri.
Non sappiamo quando e se potremo dire anche noi, come nella deandreiana Finita la tempesta: "Il dolore passa, la bellezza resta"; per ora, lasciamoci incantare dai suoni delle corde del contrabbasso di Veronica Perego e della chitarra classica di Marco “Tibu” Lamberti, crediamo che un altro mondo sia possibile, e che la felicità promessa ci possa dischiudere i suoi doni. Intanto, la cogliamo in questo album di immagini cantate e suonate, balsamo per le nostre anime.
Seguiamo la promessa della felicità di concerti suonati col cuore:
APRILE
Sabato 12 - Apiro, Il Circoletto
Domenica 13 - Jesi, Vox
Sabato 19 - Genova Sestri P. - Ostaia U-Neo
MAGGIOVenerdì 2 - Isili (Ca), Anima Mundi
Sabato 3 - Cagliari - Su Tzirculu
Lunedì 5 - Sassari - Il Vecchio Mulino
Mercoledì 7 - Alghero - Teatrì
Domenica 10 - Bertinoro (Fc) - La Rimbomba
Giovedì 14 - Torino, Lambic
Domenica 18 - Sanremo, Sede Club Tenco
Giovedì 22 - Gorizia, Arci Gong
Venerdì 23 - Udine, Al Duello
